Come Fabio, approfitto della gentilezza di Adriano Boldrin, puntuale come ogni anno davanti alla Chiesa di Stra a distribuire pettorali agli amici, evitando loro lo strapazzo del ritiro all’Expo il giorno prima. Ci preannuncia che, causa lʼinnalzamento della marea, gli organizzatori hanno compensato il mancato giro all’interno di Piazza San Marco con un tratto più lungo nel Parco San Giuliano. Venezia, precisa Adriano, è l’unica maratona italiana ad avere un percorso di riserva certificato, da utilizzare in presenza di acqua alta.
Allo start delle 9:15 splende un pallido sole. Coloro che partono imbaccuccati, per aver creduto alla pioggia “abbondante” annunciata dalle previsioni meteo, suderanno le fatidiche sette camicie durante le prime ore di corsa. Al Parco San Giuliano il cielo é coperto ma nulla fa presagire le condizioni estreme dell’ultima parte del percorso. Prendo al volo il telo plastificato che gli addetti distribuiscono annunciando vento sul ponte della Libertà. Penso che sia una precauzione inutile, invece il telo si rivelerà prezioso, un vero e proprio salvavita.
Nei chilometri del ponte proseguire é arduo. Lo scirocco che spira in senso contrario senza soluzione di continuità fa volare ogni cosa. In uno scenario irreale sotto un cielo plumbeo e la laguna grigia tutt’intorno, si corre sotto una fredda pioggerella incessante, fra segnali stradali rovesciati e bicchieri e bottigliette vuote rotolanti. Con una sola maglietta leggera e lo scamiciato impermeabile addosso, inizio ad avere idee confuse e sragionare. Tutto intirizzito, riesco faticosamente ad indossare il telo plastificato. Cinque minuti dopo la crisi passa e va. Non so come facciano tre maratoneti davanti a me a correre con braccia e spalle nude, probabilmente sono scandinavi abituati al clima rigido di quelle parti.
Le condizioni estreme terminano con il ponte. Poco prima di arrivare alle Zattere, incontro uno sconsolato Mauro Tomasi impossibilitato a proseguire. Acqua alta! A differenza dello sfortunato Mauro in carrozzina olimpica, per noi fortunelli inizia il divertimento puro. Cik, ciak, cik, ciak, in certi punti l’acqua arriva alle cosce! Mi dilungo a scattare foto e “girare” brevi filmati.
Coraggiosa l’organizzazione a non avere annullato la gara. In certi tratti, correndo in uno spazio ristretto fra gli edifici a sinistra e il mare spumeggiante a destra, con le onde che s’infrangono e tracimano sulla banchina, c’é il rischio di scivolare e cadere in mare. Per fortuna non é successo.
Una insolita edizione che non dimenticherò. Visti i danni causati a Venezia e alla Basilica di San Marco, l’auspicio é che quanto prima il Mose sia ultimato e soprattutto funzioni, impedendo il fenomeno dell’acqua alta che ogni anno provoca gravi disagi in tutto il comprensorio della Laguna.
Per finire un plauso agli organizzatori non solo per la perfetta logistica della partenza e arrivo: sul ponte della Libertà, in corrispondenza ad ogni segnale chilometrico, stazionava un’autoambulanza oppure un’auto per prestare soccorso ad eventuali maratoneti in difficoltà.
Venice Marathon con l’acqua alta. Video n. 1
Venice Marathon con l’acqua alta. Video n. 2
Clicca qui per le foto (di Mario Liccardi)















