La 39^ Maratona del Mugello secondo Ferri

Vorrei raccontarvi, perciò, qualcosa di diverso, più personale, appunto “La mia maratona con Carlo “. Ho deciso di fare la gara con lui per avere l’alibi di correrla più piano, in quanto la mattina dopo mi dovevo presentare alla partenza della Maratona dell’ Alzhaimer, a Mercato Saraceno, ma pure per il piacere di stare insieme e in qualche modo testarlo ed aiutarlo, considerandolo una mia “creatura”.

Due anni orsono, dopo molto tempo che non ci vedevamo, casualmente lo incontrai e la prima cosa che mi chiese fu come fare a scendere da quei 115 kg, che si portava addosso. Risposta scontata se lo chiedi a me: “Comincia a fare attivita’ fisica, camminando molto e correndo poco! “Piano piano, cominciò a seguire i miei consigli in tutti i sensi, anche dal punto di vista logistico. Indumenti adeguati, scarpe tecniche, (non avendo io molta cultura in tal senso, lo portai al negozio del “Campione “, dove Fausto lo indirizzò verso il modello più adatto a lui con la consueta professionalità ed un piano di allenamento semplice che prevedeva principalmente la raccomandazione di non programmare mai il tragitto, ma solo il tempo della seduta. “Vai dove ti porta il cuore!”. Parti per un’ ora e poi sei costretto a tornare, così non ti viene la voglia di fermarti!”.

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Gli acciacchi erano all’ordine del giorno, il dottor Enoch, grande appassionato di corsa ha dovuto fare gli straordinari per rimettere muscoli e schiena a posto ad un individuo che in 18 mesi è arrivato a ridurre il suo peso di 25 kg. Alle gambe ci pensavo io con la solita cura non “zeemiana”, ma simile nel concetto all’opposto: “Corri poco e cammina tanto!”.

Trovata una società podistica adatta alle sue esigenze, sia da punto di vista logistico per la vicinanza, che organizzativo (la Podistica Prato Nord è una delle migliori in tal senso), iniziò l’avventura con le prime corse domenicali più o meno impegnative.

SU RICHIESTA DI MICHELE RIZZITELLI, ADDETTO STAMPA (E NON SOLO) DEL CLUB DEI SUPERMARATONETI, RACCONTERO’ DA ORA IN POI, COME SE PARLASSI, CIOE’ IN TOSCANACCIO PURO, INFISCHIANDOMI DELLA GRAMMATICA, DELLA PUNTEGGIATURA E FORMA.

Si parte insieme in quattro: io, Fabio, Carlo e Mirko. Quest’ultimo figlio di un mio amico di Las Palmas, affetto da Parkinson, con il quale ho corso la maratona di Gran Canaria; dopo 7 km, ha preso il volo per arrivare felicemente all’arrivo dei 26 km. Dopo un ‘oretta, Carlo mi fa: “Mario, queste scarpe che ho comprato al “Campione” nuove nuove, mi fanno male in punta”. “ Orda, mo con le scuse!”, penso subito“. Ma come ti fanno male, eppure sono come le altre, la stessa marca e misura”. “Eppure qualcosa non va”. “Toglile e vediamo; non si corre con le scarpe nuove”, gli dico. Ebbene, sorpresa! Gli facevano male perchè il supporto centrale, dove nel foro c’è un cuscinetto mobile, nel metterle, gli era andato in punta, lasciando il foro aperto. Giro la scarpa dall’alto in basso e cade per terra questo marchingegno, frutto di tecnologie a quanto pare avanzate. “Ma non l’avevi visto il buco? “Sì, ma pensavo che fosse per prender aria il piede”. “ E il dolore in cima?”. “Si, ma credevo che fosse l’unghia lunga, mi vergognavo a dirti che, nonostante le tue raccomandazioni, non me le ero tagliate a sufficienza”.

Passata la prima incazzatura e risistemato la scarpa, si riparte con il sollievo sul volto di Carlo, come se lo avesse baciato la Ferilli. Fino a San Piero siamo andati alla grande; il passaggio dall’autodromo è stato per Carlo e Fabio abbastanza critico, però la leggera discesa successiva ed il rifornimento ha mitigato la fatica. Per distrarlo, dicevo che dai box del circuito si affacciava per lui, e solo per lui, il meccanico, indicandogli il ritardo dai primi con il famoso cartellone. “Carlo siamo ad 1’25’’ dal primo, un minuto e 25 solo!”. “No, un’ora e 25!”. Primo crollo! “Io non lo vedo il meccanico, fammi vedere il cartellone!”. “ C’è, c’è non ti preoccupare, pensa a correre!”

Al 24° km, questi due cominciarono a camminare più che correre ed io sempre a chiamare: “Carlo! Carlo!”. Si erano appena rinfrescati, per via degli alberi che facevano ombra nella discesa verso Borgo, quando mi chama QUALCUNO da lontano. Era il dottor Bagnoli . Ci raggiunge, edi io per tirar su di morale i miei atleti gli dico: “Sapete chi è questo?”. “Chi è?”.”E’ quello che ha corso per ben due volte l’Atene-Sparta!”.”E allora cosa vuol dire?”. “Dottore, digli quanti km è lunga questa corsa”. La risposta: “240 km!”. Carlo si fermò subito con la scusa che c’erano le more, Fabio fece uguale, mentre il dottore se ne andava.

Brutti presentimenti di un ritiro anticipato presero consistenza, anche perchè la piazza di Borgo, dove c’è il divisorio fra l’arrivo dei 26 km dei 42, era a pochi minuti. “Carlo, al bivio ci saranno persone a strapparsi i capelli al nostro passaggio, fai conto che il concerto benefico a Reggio non è nulla, resisti, resisti!”. Nuovo vigore per tale stimolo, peccato però che al bivio, neanche un cane a dirci: “Forza!!!”. Ma ormai eravamo dalla parte dei 42 km, e non si poteva passare la staccionata.

Il ristoro, subito dopo pochi metri, servì per raccogliere le idee e far scattare in Carlo, la molla dell’ autostima, in barba a tutti e tutto.

Dopo un caffè offerto da me alla migliore pasticceria del centro, lungo il tragitto maratona proseguimmo la corsa. Fra l’altro, la fermata fu veloce in quanto i moscerini accumulati, vivi e vegeti, appiccicati sulle maglie orde di sudore, resero un servizio super veloce, ci volevano girare anche lo zucchero per mandarci via il prima possibile

L’entrare nel parco, in mezzo alla campagna, senza più salite e in mezzo alla natura, rese Carlo più zelante. Provò pure, senza tanto successo, a fare due allunghi, ma insomma, se la cavava. La doccia fredda arrivò quando mi sentii chiamare da lontano: “Mario, Mario!”. Mi giro. Era Angela Gargano. “Sapete chi è lei? E’ la donna che detiene il record del Guinnes dei primati, prima a correre 100 maratone in un anno”. “Questo grazie a te, Mario, che mi hai messo in testa questa idea”, risponde lei (lì ho goduto alla grande!). Il problema è stato che gli altri due non hanno goduto per niente e gurdandosi in viso hanno pensato: “Ma che ca… ci stiamo a fare qui!”. Il colpo finale è stato quando ho detto: “Angela, dì la verità, il problema non è stato fare le 100 maratone, il problema è stato quello di trovarle in giro per il mondo (oltretutto 10 anni fa era ancora più difficile di adesso)!

A questo punto, dopo l’ultima affermazione, Carlo è sprofondato nello sgomento più nero. Però era nero anche il cielo e l’imbrunire non permetteva vie di fuga.Ormai si doveva andare avanti. E mentre Angela, come una gazzella, si involava verso il traguardo (eravamo al 34° km), Carlo, come un fagiano impallinato, riprendeva anzi riprendevamo il cammino.

I 6 km seguenti furono caratterizzati da continui incitamenti ed urla. Questi due facevano i furbi, fra l’ altro da poco si era unito a noi Raffaele Moccia, presidente della Società podistica Pratese, la più numerosa di Prato, ed insieme facevamo l’elastico andando avanti ed indietro, a parlare dei vecchi tempi,etc, etc ed era qui che quei due facevano i furbi, perchè oramai era buio e non potevamo vedere se correvano o camminavano.

Il tempo scorreva veloce, la paura di non rientrare nel tempo limite, considerando il pericolo crampi, anche se eravamo in netto vantaggio, mi occupò la mente. Il passaggio di un’ auto dalla parte opposta della carreggiata li illuminò per un attimo e scoprii che camminavano anzi passeggiavano, sicuri di non essere notati. Eravamo al 40° km. L’eco delle urla, dicono, sia arrivato fino al traguardo. “Carlo, Carlo, accidenta’tee, muoviti, muoviti! Tanto non c’è nulla da fare, è svogliato, non ha voglia, non ha voglia”, e così via.

Il cartello del 41 km ci colse di sorpresa, ormai eravamo in proiezione di 5 ore e 30 . Gli ultimi metri, mano nella mano tutti insieme per la foto di rito. Non c’era un grande pubblico, ma gli atleti arrivati, acciaccati, non mancavano, quindi sopperimmo con questi, al folto pubblico entusiasta e trepidante che ci saremmo aspettati.

Medaglie, diplomi, e saluti veloci, io dovevo ripartire subito con il grande amico Funghi Enzo per la nuova avventura che ci aspettava a Mercato Saraceno, la mattina dopo. Due giorni dopo, Carlo mi ha telefonato, chiedendomi cosa era quella “pasticca miracolosa “che gli avevo infilato in bocca, dicendogli di “ciucciarla”, nel momento di maggiore crisi. “Mario, voglio andare in farmacia comprarla. Costi quel che costi!”. “Carlo, basta andare al supermercato, è ALKA-SELTZER!”.

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