4^ 100 km di Asolo. Lassù sul Monte Grappa

foto 2Ecco spiegato lo strabismo dei risultati di quest’anno, sebbene le condizioni meteorologiche sul Monte Grappa, a differenza di quelle disastrose del 2013, fossero ideali: iscritti alla 100 km 172, classificati 110; iscritti alla 50 km 46, classificati 64.

Era l’unica cento chilometri in linea che mancava nel mio curriculum, ed è stato un dovere parteciparvi. Hanno quasi tutte nomi storici e altisonanti le altre 100 km italiane: delle Alpi, del Passatore, degli Etruschi, Trapani-Palermo. Se poi vengono esaminate una per una, si scopre che di storico hanno solo il nome. Questa che è veramente storica, contemplando l’ascensione al Monte Sacro, si chiama semplicemente 100 km di Asolo.

Vista da lontano, da Casella di Asolo, dove è stata fissata la logistica, appare bella Asolo, adagiata sulle sue morbide colline, immersa tra i cipressi, sovrastata dalla rocca, ai piedi del maestoso Monte Grappa. Le operazioni del pre-gara avvengono nei pressi dei campi di rugby, uno sport per duri che dà il benvenuto a coloro che si accingono ad una gara durissima. Una navetta conduce i partecipanti nella piazzetta principale di Asolo per la partenza. Se da lontano è bella, dal di dentro la città è bellissima. Ci sarà pure un motivo se vi hanno soggiornato Caterina Cornaro, Robert Browning, Giosuè Carducci, Eleonora Duse, Ezra Pound, Igor Strawinsky, ecc.

foto 3Si parte alle 14:00 con il termometro che segna 30° e nessuna nube in cielo. E’ il peggior orario per la partenza. La gran parte dei partecipanti arriverà in cima verso sera e non potrà ammirare i vasti panorami che giungono fino all’Adriatico, la Strada Cadorna, il Piazzale Milano, la Via Eroica, il Cimitero Monumentale, la Galleria Vittorio Emanuele e tutte le altre belle cose riportate dalle guide turistiche. Queste gare non vengono organizzate per far conoscere il territorio? Certo, contemplare la luna e le stelle è romantico, ma queste sono uguali in tutti posti del mondo, sono diversi, invece, i luoghi sui quali splendono e brillano. Oltretutto, con una partenza di primo mattino, la maggior parte dei concorrenti concluderebbe la gara in serata, e l’organizzazione avrebbe meno problemi da affrontare. Pare debole la tesi che la partenza pomeridiana favorisca chi lavora fino al venerdì sera, permettendogli di raggiungere la città di svolgimento della gara il sabato. Gli amanti di queste corse impegnative, se le organizzano con largo anticipo sacrificando ferie o permessi lavorativi.

Previa registrazione e dotazione di un pass, è permesso ad una macchina assistere un concorrente. Errore! E non solo per gli usi impropri che ne potrebbero derivare. Tutti devono lottare ad armi pari, usufruendo dei servizi offerti soltanto dall’organizzazione.

E’ impossibile sbagliare percorso; si va sempre dritto, tra le amene colline che da Asolo protendono verso nord fino ai primi rilievi pedemontani, dove a Monfumo, 10° km e 230 mlm, si ha il primo assaggio di salita.

foto 4Non si scherza neppure a Passagno (24° km), città di Antonio Canova, ma almeno qui il suo Tempio (383 mlm), con le sue forme simili a quelle del Pantheon, rinfranca lo spirito.

Poi, si comincia a fare sul serio. Si sale fra prati, macchia, abeti e faggi con meravigliosi panorami di crescente vastità, di case sparse, borgate e campanili circondati da villaggi.

Quando si arriva al 34° km, bisogna farsi il segno della croce, abbassare umilmente la testa e raccomandare l’anima a Dio fino al 38° km (1450 mlm). E’ un tratto con una pendenza del 20/%.

Non sono molto impegnativi gli ultimi 12 km, che si percorrono su una strada tagliata nella roccia, fra dossi battuti dal vento e dal sole, brulli, e che offrono soltanto pascoli naturali.

La massa dei concorrenti arriva in cima al buio, non vede nulla del luogo di massima attrazione della gara, per il quale si era sobbarcato la fatica dei 100 km, e deve avere la pazienza di tornare da semplice turista. Ci si ristora e ci si lancia nell’oscurità della discesa lunga 25 km, corribilissima e piacevolissima. Se poi, come è capitato a me, senti i quadricipiti scoppiare, i polpacci indurirsi e i piedi andare in ebollizione, allora diventa un vero calvario. Ho impiegato 10 ore per scendere, mentre me ne erano bastate 7,30 per salire.

Chi scende spedito deve patire soltanto a Cassanego (80° km) e ad Asolo (93° km).

Inutile dire che sono stati sacrifici modesti rispetto a quelli dei nostri soldati. Lì, nelle trincee, furono inviati a morire le classi più povere d’Italia, quelle più abituate alle privazioni, percependo un soldo nettamente inferiore alla paga giornaliera elargita agli operai che costruivano armi negli stabilimenti industriali. Erano in gran parte contadini, cui lo stato aveva già tartassato con l’iniqua tassa sul macinato, con la quale aveva finanziato la crescita dell’industria, che aveva a sua volta goduto delle leggi doganali, che aveva arricchito pochi e impoverito molti.

Clicca qui per le foto (di Michele Rizzitelli)

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