4^ Marathon des Sauternes (F), 01/06/2014. C’est si Bon!

2Si trova sul mercato la versione 36 mesi a 75 €. Un Sauternes molto classico che si fregia di queste aggettivazioni professionali: “un colore super giallo luccicante, con una consistenza untuosa. Classicissimo profumo: tanta finissima spezia, vaniglia e zafferano, banana e albicocca. Aroma di miele e sciroppo di prugne. Gusto dolce , con incursione sapida al gusto di ananas, di confettura di limone, di pompelmo, così da lasciare un ricordo un po’ salino per tentare un disperato recupero su un’addolcente morbidezza. Ciò lo impone come vino da formaggi, da fegato grasso d’oca, da sorbetti al mango o alla papaya”.

Quello del pacco gara, invece, è la versione di un vino nuovo fatto tutto col vitigno Sémillon, invecchiato in barrique in 18 mesi, la metà rispetto ai canonici 36. Costo attuale 17.50 Euro. (Il pettorale 47 Euro). Il vino si chiama “Les Jeunes Pousses de Raymond-Lafon” ed è un Sauternes Doc. Si tratta del secondo vino dello Château, così definito dagli esperti: con “profumi meno aulici, sfuggenti nel miele e nella speziatura, con spunto floreale (ginestra) e molta frutta esotica spremuta. Lo zucchero dà un sapore dolce mediamente costruttivo a livello strutturale, la sapidità riesce ad accarezzare il palato quel tanto che consente alle papille filiformi di non essere soggiogate dalla pastosità. È un vino da abbinamenti trasgressivi se la temperatura di servizio sfiora l’assiderato, e cioè 7°C. Allora si può tentare con una sogliola alla mugnaia, con gamberetti in salsa rosa, con i crostoni heroticus (gorgonzola, pancetta e vapore di rhum), oppure il classico erborinato saporito e cremoso”. Io certamente lo tengo in serbo per una serata “herotica”.

3La quarta maratona del Sauternes non si corre ma si assaggia chilometro per chilometro. Si comincia la sera prima con la seconda festa del vino, evento che porta tutti i castelli a presentare un piccolo banco per l’assaggio e la vendita, nella piazzettina del paese. Assieme cozze al Sauternes e tanto canard (anatra) con fegato e buona musica. I vigneti del Sauternes alloggiano a 50 km a sud di Bordeaux, a sinistra della Garonna. Sono 2.200 ettari e la produzione media annua si attesta su 25.000 ettolitri. La regione del Sauternes comprende cinque comuni che vengono toccati tutti dalla maratona: Fargues, Preignac, Bommes, Barsac e Sauterns; Barsac è anche una denominazione, per cui i vignaioli possono optare per mantenerla in etichetta, oppure impiegare Sauternes. La fortuna dei vigneti sembra derivare dal piccolo fiume Ciron, un affluente della Garonna che si passa al km 10. Dicono che la particolare combinazione della differente temperatura delle acque crea quell’umidità mattutina, poi spazzata via dal calore pomeridiano, che favorisce uno sviluppo “nobile” di una muffa altrimenti devastante.

4È l’uva Sémillon quella che gradisce essere aggredita dalla muffa, si lascia completamente sedurre, concedendole di concentrare gli zuccheri all’interno dell’acino. Normalmente il Sauternes è un mix di Sémillon (80%), Sauvignon e Muscadelle; la resa massima per ettaro deve essere di 25 ettolitri e la vendemmia è obbligatoriamente manuale. Sono incredibilmente ben curati i vigneti entro cui corriamo, con bordure di rose rosse allietate dai papaveri stagionali. Qui, questi muretti a secco e i castelli han fatto la storia. Il Sauternes è sempre stato considerato una specie di vino simbolo per il gusto dolce, tanto che nel 1855 un’azienda riuscì a essere classificata al vertice nella prima gerarchizzazione del territorio: quel vino era, ed è, lo Chateau d’Yquem. Da questo castello si passa alla fine della maratona, verso il 38esimo chilometro. E’ il più bello e imponente perché in cima ad una collina. Mura merlate ed eleganti ricordano Monteriggioni. Da questo castello esce il vino più caro. Pensate che una bottiglietta da mezzo litro parte da 350 Euro. Nella carta vini di un buon ristorante milanese l’ho trovata proprio ieri a 500 Euro: mi son fatto una foto di consolazione!

5Il suolo è quasi magico per le radici della pianta, è argilloso-calcareo combinato con dei ciottoli (grave) alluvionali; il clima è oceanico, però i vigneti sono ben protetti dai venti e il sole non manca pur non facendo effetti canicolari. Noi siam partiti alle 8 con la nebbia e poi ci ha seguito subito un bel sole caldo e umido. Nei primi 13 chilometri c’è stata un ridda di castelli: ben 5. Qui ci attendeva un buona coupe de Sauternes fresco: come resistere. Risultato 5 calici e parecchia euforia, nonostante che i castellani, in certi posti, fossero un poco tristi. Colpa della crisi, ripetono in francese. I consumi sono scesi e negli ultimi anni la denominazione è andata in sofferenza, non tanto per perdita di qualità o per vendemmie non particolarmente favorevoli per lo sviluppo della muffa, com’è accaduto nel 2012. C’è anche la concorrenza di altri vini come l’ Icewine, il TBA, il Porto, il Tokaj e i dolci muffati della Loira. Oltre che per la concorrenza, la crisi è stata anche per i cambiamenti del gusto, c’è stato un certo allontanamento dal sapore dolce opulento e imperioso, vellutato e quasi oleoso, che tende a impiastricciare le papille, e a non tutti piace più il retro gusto zuccheroso a sviluppo molto mieloso.

Per fortuna hanno tenuto allegra la compagine i “garcon” di Courir le Monde i super maratoneti francesi sempre pronti a far bisboccia e che si facevano le “pere” di Sauternes. E poi via a ballare e a cantare roba da non credere. Forse in Italia c’è solo l’Alfio Polidori che gli può tener testa quanto a simpatia e il Mariano Beggio quanto a tenuta (vedi questo simpatico video del km 12 in coda all’articolo, 1° filmato).

6C’erano parecchi dei Supermaratoneti francesi che conosco: quello vestito da infermiera con il cappellino col cuore rosso è il Wally (Frederick), che mi tirò quel brutto scherzo a La Rochelle; il più guitto rimane Pierre, che si distingue per i suoi basettoni e l’anno scorso ha fatto su questo percorso questo bellissimo video vestito da neonato (2° filmato in coda all’articolo).

Grande simpatia han dimostrato gli chansonnier che, come vedevano la mia maglietta con scritto “Paolo Italia”, attaccavano una canzone Italiana. Eccezionale questo coro e la loro “Gobbo so pare” in perfetto italiano (3° filmato in coda all’articolo).

Una volta arrivato trionfante ed essermi cinto dell’alloro dell’ultimo posto e dell’unico straniero dichiarato, lascio il pubblico festante e Jean Philippe che ha provato per 42 km a far planare l’aeroplanino. Vago nell’immenso Castello di Puyot tripudiante gioia ed endorfine, cerco qualcosa per rinfrescarmi dalla canicola. Mi dicono che per far la doccia devo andare in altro castello a circa 10 km. C’è la navetta, ma ci posso andare anche da solo. Così, piano piano seguendo le indicazioni arrivo col mio camperino nel Castello di Tour Blanche. Non c’è nessuno, ho qualche trepidazione ad entrare. Oltre al castello e alla annessa casa vinicola, la grande struttura ospita la scuola enologica della zona con campi di calcetto e tennis per gli studenti. Dopo aver fatto una rivitalizzante “duche” in palestra, mi sento talmente bene che non me ne voglio andare. Così seguo un richiamo subliminale. Quando si sta così bene è facile uscire da se stessi e fingere che la nostra anima sia una telecamerina che ci guarda dall’alto. Passeggiavo solitario nel parco del “mio” castello. All’ombra di un roseto in fiore, qualcuno aveva lasciato per gli ospiti una tavola imbandita con delle bottiglie aperte e dei calici di Sauternes Tour Blanche. Chissà chi mi aspettava. Mi siedo e ne verso un po’. Giù dalla collina vedevo scendere un vento caldo. A breve, il tramonto avrebbe cancellato tutto. Non c’era niente da desiderare, chiudevo gli occhi, sentivo solo un sapore dolce opulento e imperioso, vellutato: l’ultimo calice di Sauternes.

C’est si Bon!

Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)

 

 

 

 

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