4^ Maratona di Crevalcore (BO).“Je suis Charlie”

foto 2Tante volte negli scorsi anni con un pò di superficialità sono passato sopra ai rischi che correvano questi giornalisti, dicendomi da “provincialotto” che, in fondo, se la vanno cercando giocando con il fuoco. Ma essere uccisi per le proprie idee è qualcosa che pensavo fosse retaggio di un lontano passato. Lo so che la stampa libera non è mai piaciuta come la libertà di pensiero. Mi tornano in mente i roghi di libri durante gli anni più bui del Medioevo. Il nastro sulla bocca di tutti i regimi di destra e di sinistra, fino ad arrivare ad internet controllato dal regime in Cina e ai grandi organi di informazione nelle mani di poche persone e ai motori di ricerca.

Dietro una risata e una metafora, la satira in certi casi è un genere letterario che permette di criticare il potere aggirando i filtri della censura. A volte la censura siamo noi stessi che, per sopravvivere, siamo diventati un pò troppo perbenisti e pensiamo di avere la verità in tasca. Altre volte la censura si maschera, si erge a tutela del lettore e della moralità pubblica. Certo anch’io ho trovato spesso le vignette di Charlie Hebdo feroci e al limite dell’offensivo, ma era grande l’ammirazione per la voglia di cercare strade e idee nuove. Pensare, leggere, scrivere o disegnare in libertà è un diritto di ogni uomo libero. I 12 cadaveri eccellenti di Parigi incoraggiano tutti noi ad affrontare ogni giorno le difficoltà che ci troviamo innanzi pensando in modo libero e, speriamo, irriverente e con pò di fantasia. E’ troppo poco gridare “je suis Charlie”. Mi consolo dicendo che ora milioni di persone in più, in tutto il mondo, sanno cos’è Charlie Hebdo. I vigliacchi “integralisti” hanno già perso.

foto 3Tutta la nostra solidarietà ai tanti amici francesi, ma da Parigi torniamo a Crevalcore. Se togliamo le classifiche, il meteo e la lacrima per il terremoto c’è ben poco da raccontare, tutto era perfetto e veloce. Nel filmato, volontariamente ho messo la medaglia dell’anno scorso facendo finta che sia il 2014, tanto non se ne accorge nessuno (scusa Michele). Rifarla per la quarta volta non mi ha dato nessun brivido. Diciamo che ho espletato una funzione fisiorunnica.

Ha ragione Fabio Marri che bisogna lavorare di “molta” fantasia per dire qualcosa di interessante. Forse è la depressione che coglie dopo le 250 maratone fatte. Ma rileggendo la mia filastrocca/calendario Rodariana della settimana scorsa, il tono sale solo dove c’è qualche novità. Ma la domanda che mi pongo è meglio essere “Gattopardi” e continuare per la quinta volta a “riscrivere i Classici” o cercare delle strade e idee nuove ed essere “Charlie”? “Je suis Charlie”.

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