Abilmente, ciliegina sulla torta, ci mette sopra il patrono della città, San Valentino, e nasce la Maratona dell’Amore, degli Innamorati, del Cuore, un sentimento che spopola sempre, come Sanremo insegna.
Sono numeri da grande manifestazione i risultati ottenuti: 6 i disabili classificati, 635 i maratoneti e 1190 quelli della mezza maratona. Un successo cui ha contribuito anche il nostro Club, investendo su di essa fin dalla prima edizione. A Terni, anche quest’anno siamo giunti in massa per partecipare alla maratona e all’Assemblea Generale dei soci, riunitasi al Best Western Garden Hotel.
Passa puntuale la navetta dall’hotel, domenica 16 febbraio, e prende direzione Ferentillo, dove la partenza è fissata ai piedi dell’alto campanile.
La giornata è primaverile, il sole è già alto e illumina la verde valle solcata dai meandri del fiume Nera, che oggi non scorre solitario. Un altro fiume, anzi una fiumana multicolore di podisti, ne segue le curve sinuose, rassomigliando al giovane pastore Velino desideroso di congiungersi all’amata ninfa Nera.
Procedono appaiati i due fiumi. Spinti dalla pendenza, aggirano colline, attraversano paesaggi fiabeschi animati da rocche, torri, castelli, monasteri, campanili, vecchi mulini e case aggrappate alla roccia. La Vita è veramente Bella da queste parti.
Poi, si ode un frastuono. Il paesaggio cessa di essere pittoresco e assume i caratteri della grandiosità.
Le acque del fiume Velino precipitano dalla piana di Rieti nella valle del fiume Nera con un salto di 165 m:
Onde questo frastuono? E’ del Velino
Che precipita a piombo nell’abisso
Dall’alpestre ciglion della montagna,
Enorme cateratta e del baleno,
Rapido al pari.
Sono versi di Byron che, per un romantico come lui, la spettacolare caduta delle acque con tre salti, rappresentava l’esempio classico “del sublime” naturale.
Il nome di Cascata delle Marmore, pur sapendo di poetico, è dovuto ad un fenomeno chimico-fisico. Le acque sono ricche di sali di calcio, che si depositano in incrostazioni: le marmore, cosiddette per la somiglianza al marmo.
Poco dopo, il Nera scompare alla vista, mentre il fiume di maratoneti continua a serpeggiare fino a Terni.
Giunto nella città di San Valentino, una gran parte della massa d’acqua si distacca, prende la via di Piazza della Repubblica e termina la corsa.
Quel che rimane del grande fiume procede lento, esangue, disperso nel largo alveo della pianura. Non c’è più la spinta della pendenza e bisogna dar fondo a tutte le energie, proprio ora che il caldo è afoso e i chilometri cominciano a farsi sentire.
Il percorso ridiventa angusto e ondulato nel rientrare in città. Gli ultimi 4-5 km sembrano non finire mai. La pavimentazione è in armonia con i palazzi vetusti, le chiese romaniche e i ruderi antichi, ma non rappresentano il meglio per i piedi dei maratoneti, che pensano soltanto a giungere al traguardo quanto prima, piuttosto che ammirare le bellezze del centro storico.
Come per tutti i 42 km, anche all’arrivo cuori rossi, gruppi folcloristici, baci e abbracci.
Vado direttamente al banco dove il pane viene abbrustolito, spalmato con olio e profumato con l’aglio, ne faccio man bassa e mi dirigo verso il bus che mi riporterà in albergo.
Clicca qui per le foto (di Michele Rizzitelli)
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