41^ Maratona del Mugello – Borgo San Lorenzo, 20/09/2014. Tra Giotto e Don Lorenzo Milani

foto 2Peccato che di questa corsa mi rimanga sempre questo brutto ricordo nonostante mi ci stia abituando. Preferirei ricordare i dolci paesaggi e la luce soffusa, l’emozione dei filari di alberi al tramonto. Dolci visioni di un incipiente autunno tra un sacco di maratoneti che la attraversano. Questa parte d’Italia e di Toscana nascosta, mi è sempre stata del tutto sconosciuta fin quando son venuto a correrci.

Il Mugello ha un paesaggio quasi montano diverso dalla Toscana tradizionale, quella collinare, con dolci pendii e i filari di cipressi. Le sue strade cominciano a serpeggiare diventando tortuose nel salire lungo i pendii della montagna. Questa zona è molto legate alla famiglia dei Medici. Qui, la nobiltà fiorentina rinascimentale aveva fatto costruire le sue residenze di caccia, le ville dove ritirarsi nei periodi estivi lontano dalla calura della città. C’è la casa di Giotto che tutti gli anni dico di andare a vedere e poi…mi accontento del ricordo che ho di lui sulle copertine degli “Album da disegno” della FILA che usavo da bambino, dove Giotto era ritratto sullo sfondo di queste colline a disegnare pecore e paesaggi in aurea bucolica.

foto 3Ci sono anche le opere del Beato Angelico, che mi perdo sempre, e i tramonti sul lago di Bilancino. Un altro rimpianto è di non essere mai andato a Barbiana, teatro di tantissime letture “obbligate” della Lettera a una professoressa di Don Milani. Pubblicata dopo la sua morte, è diventata uno dei tormentoni del movimento studentesco del ’68. Tutti i prof. che arrivavano alle medie e al liceo la facevano rileggere da capo. Ma non era male. Proprio qui a Vicchio, Milani iniziò il primo tentativo di scuola a tempo pieno per le classi popolari e sperimentò il metodo della scrittura collettiva. La sua scuola era alloggiata in un paio di stanze della canonica nella piccola chiesa di Barbiana e qui è sepolto coi suoi scarponi da montagna.

Mi piace immaginare d’incontrarlo per queste strade di campagna dove corriamo al tramonto coi suoi scarponi e con un moccioso attorno che ci racconta: “ Questo è Lucio che aveva 36 mucche nella stalla. Un giorno mi disse: “La scuola sarà sempre meglio della merda.” Questa frase va scolpita sulla porta delle vostre scuole. Milioni di ragazzi contadini son pronti a sottoscriverla. Che i ragazzi odiano la scuola e amano il gioco lo dite voi. Noi contadini non ci avete interrogati. Ma siamo un miliardo e novecento milioni. Sei ragazzi su dieci la pensano esattamente come Lucio. Degli altri quattro non si sa. Tutta la vostra cultura è costruita così. Come se il mondo foste voi… Dopo l’istituzione della scuola media, a Vicchio arrivarono a Barbiana anche i ragazzi di paese. Tutti bocciati naturalmente. Apparentemente il problema della timidezza per loro non esisteva. Ma erano contorti in altre cose. Per esempio, consideravano il gioco e le vacanze un diritto, la scuola un sacrificio. Non avevano mai sentito dire che a scuola si va per imparare e che andarci è un privilegio. Il maestro per loro era dall’altra parte della barricata e conveniva ingannarlo. Cercavano perfino di copiare. Gli ci volle del tempo per capire che non c’era registro”.

don Lorenzo Milani

“Lettera ad una professoressa”

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