42^ Maratona del Mugello – Borgo San Lorenzo (FI), 19/09/2015

Questa volta, però, dal cielo sarà solo parzialmente soddisfatto, in quanto, alla 42^ edizione, il Club Super Marathon Italia, con 37 iscritti, si è classificato al secondo posto per numero di partecipanti, superato da una società ungherese.

Naturalmente, a parte i valori affettivi, la partecipazione alla gara toscana è dettata dalle sue numerose eccellenze. Il percorso è gradevole, vario e allenante. Il passaggio all’interno dell’autodromo la rende unica, nonostante che sulle montagne russe di quel catino ci sia da buttare l’anima al suono assordante dei motori. Poi, correndosi di sabato, è una ghiotta occasione per realizzare una doppietta la domenica seguente.

foto 2Fino a non molto tempo fa, gli organizzatori hanno attratto gli atleti puntando sul marchio: “La più antica d’Italia”. Poi si sono resi conto che il blasone non bastava ed hanno incluso nello staff dirigenziale personalità con spiccate qualità tecniche e manageriali. I progressi sono evidenti, ma il vero salto qualitativo lo potrà realizzare solo quando avrà risolto il problema del traffico: una maratona che si rispetti esige una totale chiusura alle automobili. Un problema antico questo, il vero tallone di Achille della Maratona del Mugello, il cruccio di Roberto Gherardi. E’ stato parzialmente risolto con la variante del percorso nell’autodromo e nel parco, ma lungo le strade asfaltate turba la corsa dei maratoneti, soprattutto nel territorio di Borgo San Lorenzo che, essendo la città capofila, dovrebbe dare l’esempio alle altre, mentre proprio in queste è più sopportabile. Per risolvere il problema, più che di un manager o di un tecnico, avrebbe bisogno di un politico che, sfidando l’impopolarità, decretasse drasticamente la tolleranza zero. Il blocco totale del traffico esalta le qualità di un territorio e darebbe alla Maratona del Mugello quel posto che, per storia, cultura e paesaggio, le compete nel panorama delle 42,195 km.

foto 3Ed appunto, mentre da poco mi ero lasciato alle spalle il traffico della città ed ero entrato nel parco, godendomi il verde e l’atmosfera elegiaca del sole che stava tramontando, intorno al 31° km, mi trovo davanti Paolo Gino, dato in stato di non buona salute. “Come mai vai così forte?” gli chiedo, “ho preso due compresse e sono partito come un razzo” la risposta. Io che non andavo come un razzo, supero facilmente quel razzo, transito al 36° km in 4:04:23 e concludo in 4:49:18. Colui che andava come un razzo passa al 36° km in 4:14:27 e conclude in 5:56:13.

Non ho resistito alla tentazione di comparare il mio passaggio del 21° km con quello di colui che andava come un supersonico, e chiedo scusa per la curiosità. I marchingegni della MySdam hanno registrato per me 2:23:14, mentre sono silenti per Paolo Gino. Evidentemente è passato proprio come un razzo, ad una velocità non rilevabile dai mezzi della nota ditta specializzata.

Paolo Gino, che è molto tecnologico, ci sveli il tempo che i suoi sofisticatissimi strumenti personali hanno registrato. Sono curiosi di conoscerlo i Soci del Club e Sergio Tampieri, commemorato appena una settimana fa.

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