43^ Pistoia Abetone. Quattro graffi per fortuna

Sono sempre attento a questa norma e cerco di farla rispettare anche nelle corse che organizzo, però sui tornanti la tentazione di tagliare è troppo grande. Proprio in uno di questi al 40esimo circa mi sono spostato sulla destra, e lì tra un pullmann che scendeva e le moto che lo sorpassavano un signore anziano con una panda rossa mi ha preso dentro facendomi andare sul muretto di pietra. E’ andata bene: quattro graffi. Meno bene è andata al 20esimo chilometro a un collega che è stato investito in pieno e portato all’Ospedale e chissà come stà? Mi metto nei panni degli organizzatori, so che è difficile cercare di ridurre se non annullare il traffico di veicoli e moto, però almeno cercare di farlo rallentare e vigilare in questo senso. Son motociclista anch’io e mi piace piegare, ma i pedoni non sono birilli !!

Per il resto Pistoia è una città che non ho mai capito tutte le volte che ci vado mi perdo come se una strana maledizione mi danneggiasse il senso di orientamento. Forse questo disorientamento è generato dal pensare alla dura corsa che mi aspetta, ma quando arrivo all’alba in piazza del Duomo mi accorgo che questa corsa è una corsa “Sacra” con cui uno scarso come me non c’entra niente. Nella storica piazza si avverte un legame sottile ed inconscio tra sport, ambiente e sentimenti che dura da anni. So che la storia del podismo è passata di qui per 43 volte e ha suscitato anno dopo anno meraviglia e commozione al passaggio di campioni o anonimi fra due ali di folla, ma ancora adesso le signore alle finestre si che si domandano: “Ma sanno quello che fanno?”. Appena fuori Pistoia son già solo con Vito Bussa che anche se va un po’ di più mi aspetta generosamente, e ad ogni curva si ferma e si mette in posa con la sua folta chioma sostituendosi simpaticamente anche a Stellina l’asina alata del paese che non c’è.
Son sempre arrivato ultimo e spero di cavarmela anche quest’anno, non penso a niente perchè come dice qualcuno la corsa non vuole pensieri, però già dai primi tornanti con le bici dei ciclisti della domenica che faticano quanto noi al fianco immagino la Pistoia Abetone diversa da tutte le altre manifestazioni podistiche come se fosse una delle grandi classiche del Ciclismo con tutta la sua ala mistica e sacrale.

Tutti gli anni mi ripeto “pedala,pedala,pedala..” come fossi in fuga sul mont Ventoux. Dall’austera e policroma Piazza del Duomo agli alberi millenari dell’Abetone, attraverso la stupenda Vallata del Reno avvolta da boschi di castagni, poi S. Marcello, la Valle della Lima, Cutigliano, le immagini corrono davanti a me come un tappone del tour de France. Il fiume sale con noi invece di scendere. L’acqua e il sudore si arrampicano lungo i tornanti delle Piastre e quelli della Statale del Brennero. Da 43 anni gli uomini e la natura si sfidando in un’impresa che ci riporta indietro nel tempo. E c’è tutta una letteratura sulla corsa non è “una delle tante corse podistiche”, ma “la corsa” per eccellenza: la gente qui ci arriva con mesi di preparazione. 50 chilometri praticamente tutti in salita, con pendenze che arrivano fino al 12%, gli amanti del podismo in salita son serviti.

Erano oltre 1700 stavolta gli iscritti a quella che ormai è diventata una irrinunciabile festa di sport, socialità e solidarietà: oltre alle due competitive, il boom di iscritti si è registrato anche per la camminata libera Free Walking San Marcello Abetone e per il Quarto Traguardo, la passeggiata dedicata ai disabili psichici e motori. Una festa che ha già annunciato si ripeterà, per la 44esima volta, il 30 giugno 2019.
Quanto a me sono arrivato ultimo con quattro graffi, ma il pulmann che mi ha riportato giù si è fermato proprio davanti alla chiesa di San Francesco. Una deliziosa costruzione a croce latina con ciclo di affreschi sul Santo che ricorda quello di Assisi, entrarci e chiedere di ringraziare per lo scampato pericolo è stato un tutt’uno. Le vetrate policrome al tramonto lasciavano volare il pensiero oltre l’Abetone. L’organo antico accompagnava la fine di una messa e un angelo cantava l’Osanna lo stesso che mi ha guardato di lassù.

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