Classifiche e statistiche
Questa, la classifica dei primi otto.
- Uomini
- 1. Eliud Kipchoge KEN 2:03:32
- 2. Guye Adola ETH 2:03:46
- 3. Mosinet Geremew ETH 2:06:12
- 4. Felix Kandie KEN 2:06:13
- 5. Vincent Kipruto KEN 2:06:14
- 6. Yuta Shitara JPN 2:09:03
- 7. Hiroaki Sano JPN 2:11:24
- 8. Ryan Vail USA 2:12:40
- Donne
- 1. Gladys Cherono KEN 2:20:23
- 2. Ruti Aga ETH 2:20:41
- 3. Valary Aiyabei KEN 2:20:53
- 4. Helen Tola ETH 2:22:51
- 5. Anna Hahner GER 2:28:32
- 6. Catherine Bertone ITA 2:28:34
- 7. Sonia Samuels GBR 2:29:34
- 8. Azucena Diaz ESP 2:30:31
Membro della Abbott World Marathon Majors (Tokyo, Boston, Londra, Berlino, Chicago, New York), la maratona di Berlino è una delle più partecipate. Può essere quindi interessante riportare il seguente elenco delle Nazioni con più di 500 iscritti:
- Germania: 21.400
- Gran Bretagna: 3.300
- Stati Uniti: 2.500
- Danimarca: 2.200
- Francia: 1.800
- Cina: 1.600
- Olanda: 1.500
- Italia: 1.200
- Brasile: 1.100
- Spagna: 1.100
- Messico: 1.000
- Svezia: 900
- Norvegia: 800
- Polonia: 800
- Svizzera: 800
- Canada: 600
- Irlanda: 600
- Australia: 500
- Austria: 500
- Belgio: 500
- Russia: 500
Classifiche italiane e tedesche a confronto
Una breve divagazione. Nelle classifiche delle maratone italiane di un certo livello compaiono due tempi: il Race Time o Time (tempo trascorso dallo sparo) e il Real Time (tempo netto che l’atleta impiega a completare la gara, misurato dal passaggio sotto l’arco di partenza). La classifica è redatta in ordine crescente secondo il Time (sempre superiore al Real Time). Ciò crea disagi nelle maratone affollate: ad esempio, i Pacer lontani dalla linea di partenza sono costretti a correre all’inizio ad un’andatura più veloce del dovuto per recuperare, sfiancando gli atleti del proprio gruppo.
In Germania si ragiona diversamente. Anche qui compaiono due tempi: Brutto (il nostro Time) e Finish (Real Time). Ma la classifica è stilata giustamente secondo i tempi netti della colonna Finish. Non c’è l’ansia del recupero. Oggi i Pacer delle 5 ore hanno tagliato il traguardo 6 ore e passa dopo lo sparo.
Il percorso
La partenza ha una scenografia d’autore: una marea umana variopinta e multicolore di 40.000 maratoneti a piccolo trotto nel rettilineo della Strasse des 17. Juni che taglia a metà il verde Tiergarten, il parco più vasto di Berlino; in alto centinaia palloncini azzurri tremolanti che si stagliano nel cielo; di fronte la Siegessäule (Colonna della Vittoria) sormontata dalla statua dorata della Vittoria alata.
Video palloncini (00:17)
Video Colonna della Vittoria (00:12)
La maratona di Berlino vanta un’organizzazione impeccabile, un percorso completamente pedonalizzato e una ventina di orchestrine dislocate lungo il tracciato. Ci si pesta un po’ i piedi ai ristori: nonostante gli addetti riempiano a velocità vertiginosa bicchieri con acqua, tè e bevande varie attingendo da copiose bacinelle, abbeverare frotte di maratoneti che giungono contemporaneamente non è facile: nella lotta per accaparrarsi l’agognato bicchierino emergono i marcantoni, mentre i mingherlini timidi e rispettosi restano indietro.
Diversamente dalle tre precedenti edizioni che ho corso con il sole, oggi piove e non c’è molta gente a bordo strada. La parte intermedia del percorso non è degna di nota, ma i tratti iniziali e finali sono uno spettacolo. Della partenza bella da morire si è già detto, ma anche l’ultima parte è al fulmicotone: ecco la Kurfürstendamm (Ku’damm) una delle strade più eleganti; la scultura “Berlin”, due grandi anelli contorti e spezzati che si intrecciano a simboleggiare l’unione e al tempo stesso la divisione di Berlino; la Kaiser Wilhelm Gedächtniskirche (Chiesa in memoria dell’Imperatore Guglielmo) con il campanile mozzo a ricordo dei bombardamenti dell’ultima guerra; le splendide architetture moderne della Postdamer Platzt disegnate da celebri architetti fra i quali Renzo Piano; le cattedrali e i palazzi neoclassici della Unter den Linden. E per finire la Porta di Brandenburgo, il simbolo di Berlino, sormontata dalla Quadriga condotta dalla Vittoria alata.
La mia gara
Dopo essermi preso l’ennesima soddisfazione di questo inizio di stagione alla Maratona Alzheimer, bruciando ancora una volta sul traguardo di Cesenatico il mio attuale competitore Mister 1000 maratone Vito Piero Ancora, sabato 23 settembre inizia l’avventura berlinese.
Con un best time di 03:25:30 (ottenuto in una Firenze di qualche centinaio di anni fa) ho acquisito “il diritto” di partire con la prima “ondata” delle 9:15. 20 minuti dopo scattano gli atleti con tempi inferiori a 04:15. Alle 10:00 tutti gli altri, la stragrande maggioranza dei partecipanti.
Dopo lo sparo, sospinto dai toprunners raggiungo la linea dello start in circa 3 minuti. Riesco a non cadere e mi faccio rispettosamente da parte. Per tutta la durata della maratona sarò ripreso e superato da atleti partiti anche molto dopo di me.
Arrivo
Correre insieme ad atleti veloci mi fa allungare il passo. Transito alla mezza in 02:18:19 e termino con alle spalle la Porta di Brandenburgo nel tempo di 04:56:05 mentre il display del traguardo segna 04:59:16. All’arrivo sento un violino suonare una allegra melodia. È il famoso Inno alla Gioia di Beethoven “sviolinato” da Teresa Jankiewicz, una maratoneta lituana che esprime così la propria esultanza. La performance ha un tal successo che la povera Teresa, nonostante la stanchezza di fine gara, deve concedere svariati bis. Non mi lascio sfuggire la succosa occasione per scattare qualche foto e fare un breve filmato.
Video Inno alla Gioia (00:21)
Una maratona costata cara
Prima della gioia, anche i dolori. Sabato sera al ritorno in Hotel, dopo aver cenato nel ristorante italiano Vapiano di Postdamer Platz, mi accorgo che nel borsello non c’è più il portafoglio. Spariti tutti i documenti, carta d’identità, patente, bancomat, tessera sanitaria, la Berlin Welcome Card da 40 € e ….. 300 € in contanti. Non riesco a ricostruire come possano avermelo rubato oppure dove e quando l’abbia smarrito. Mi sento un perfetto imbecille, sarà l’Alzheimer incombente? Torno da Vapiano ma il portafoglio non si trova. Dopo una interminabile telefonata con l’Italia riesco a bloccare il bancomat. Ambasciata e Consolato sabato e domenica sono chiusi e fino a lunedì non è possibile fare proprio nulla. Mercoledì sera dovrei tornare a Venezia in aereo con EasyJet, ci riuscirò? Menomale che Rita c’è con un altro bancomat e 200 €. Vado a dormire tardissimo, turbato da pensieri foschi e senza alcuna voglia di correre la maratona.
La notte porta consiglio: nonostante poche ore di sonno, al mattino l’incertezza è passata. Non è la fine del mondo, esistono disgrazie peggiori e la vita continua.
Berlin Marathon arrivooo!!!
Clicca qui per le foto (di Mario Liccardi)




