La gara è cresciuta, nel senso che i 74 + 57 sportivi che due anni fa avevano corso rispettivamente maratona e ultra sono diventati quest’anno 112 + 156, con l’aggiunta di altre 67 coppie che hanno corso la maratona a staffetta; senza contare poi gli impegnati nei percorsi più brevi. In progresso anche la proverbiale ospitalità toscana, cominciata con la cena del sabato, largamente innaffiata di Chianti, gratis per gli iscritti (mentre nel 2011 si pagavano 10 euro), e conclusa da un pasta party dopogara pure gratuito, non solo di pasta ma anche di salumi e contorni.
Inalterato, ovviamente, il panorama del giro, aperto dopo una decina di km dal castello di Brolio, culminato intorno al km 30-40 da una lunga visuale della città di Siena (data a 6 km dai segnali stradali), e chiuso dal passaggio rasente i due castelli di Vertine e Spaltenna, a monte di Gaiole ormai in vista del traguardo.
Semmai, dopo tanti trail corsi negli ultimi anni, ho trovato il percorso dei 65 (in realtà 63 e mezzo circa) un po’ troppo “asfaltato”, certamente più della ecomaratona di Castelnuovo della Berardenga: nei primi 21 km, comuni alla maratona e alla ultra, solo 4 sono su strade sterrate; che prevalgono nel resto del giro, arrivando però a un totale di circa 33 km, cioè poco più di metà del percorso lungo. Il dislivello totale, secondo il Gps, ha raggiunto i 1160 metri, con tre picchi, più o meno di altezza equivalente, ai km 11, 44 e 55 (l’ultimo era anche su strade meno lisce del solito, quasi sentieri).
Lasciava un po’ a desiderare la segnaletica: per km e km (specie dal 40 in poi) non si incontrava nemmeno un segnale, e bastava aver fiducia e tirar dritto per la strada, non essendo previste deviazioni su sentieri. Però… Gli organizzatori hanno incolpato del fatto gli immancabili cacciatori e contadini locali, ma mi scuseranno se o comincio a diffidare di queste giustificazioni che ormai sono diventate abituali ad ogni trail: sembrerebbe che nella notte prima del via, schiere di sabotatori si sguinzaglino lungo tutti i chilometri del tracciato a togliere ogni segnale. E se provassimo, tanto per cominciare e come si fa regolarmente all’estero, a segnare il percorso con spray, vernice, segatura, gesso sulla strada? Non ci vorrebbe molto a rassicurare, con una fettuccia o un segno qualsiasi ogni tanto, chi vorrebbe spingere ma teme che poi dovrà tornare indietro. E magari mettere qualche spugnaggio, o almeno punto-acqua, invece del tutto assenti; mentre i ristori erano regolari ogni 5 km e ben forniti, con tè, integratori, acqua, cola, frutta e farinacei vari (al km 55 un paio di fette di prosciutto mi hanno salvato dalle nausee ormai incombenti). Proseguendo nella tradizione, anche quest’anno la vittoria nella gara lunga è andata a un reggiano, Andrea Zambelli dello Scandiano, in un mostruoso 4h 32, undici minuti prima del nazionale Andrea Bernabei; quarto è il ‘ragazzino’ acqua e sapone (astemio, come ho constatato cenandogli a fianco) Marco Bonfiglio, che ha già finito tre volte la Nove Colli di 204 km in 20 ore, la terribile Spartathlon in 30 ore, nella 100 di Seregno ha impiegato 7h e 20, e questa notte ha dormito in palestra nel sacco a pelo. Degli altri, citerò solo il presidente degli Ultramaratoneti Gregorio Zucchinali, che pur inattivo da tanto tempo ha chiuso in 8.47, e l’incommensurabile Antonio Mazzeo, primatista di parecchie categorie nei percorsi lunghissimi, che malgrado condizioni di salute proibitive ha finito in 9 h e 15.
Quanto a me, sono arrivato sesto su 15 over 60: premiavano i primi cinque… Ma per quello che ho pagato (25 euro) e le sensazioni vissute, senza trascurare la bottiglia di Chianti nel pacco-gara, mi va bene così.
(*) Da www.natipercorrere.it






