Fu possesso dei Medici di Firenze, questo lembo di terra fuori di Toscana che ha conservato le case in pietra calcarea e le strade medievali a spirale. Anche a quei tempi gli abitanti erano pochi, ma le pecore che in inverno “quasi per un erbal fiume silente” raggiungevano la pianura di Puglia erano ben 94.070. Qui i Medici producevano la lana “carfagna”, lavorata in Toscana e venduta in tutta Europa.
Sono molti 50 km, e per di più con un dislivello positivo di circa 1000 m. Ho pensato bene, pertanto, la sera precedente la gara, di fare il pieno di proteine in un’osteria medievale con formaggi, salumi e zuppa di lenticchie di Santo Stefano, piccole, scure, buccia sottile e saporite.
Nelle strade strette dell’abitato, i concorrenti formano una lunghissima fila, quasi un’erbal fiume silente, che si dirige verso i monti essendo estate, non nel Tavoliere come in inverno. Da quota 1251 m di Santo Stefano, bisogna prima riscaldarsi i muscoli nella leggera discesa verso Calascio, sormontata dalla sua altissima Rocca, per salire ai 1310 m di Castel del Monte, luogo di partenza-arrivo delle passate edizioni, e poi ancor più su fino ai 1600 m di Valico Capo Serra situato al 20° km.
Si vola nei 5 km di discesa che seguono e che portano a quota 1500 m, ma più che al panorama bisogna stare attenti dove mettere i piedi per sfruttare adeguatamente la pendenza e guadagnare i minuti persi nella lunga salita.
Si è ora nel bel mezzo dell’altipiano di Campo Imperatore. Sono una quindicina di chilometri su un percorso leggermente ondulato su cui le gambe possono distendersi e lo sguardo catturare visioni da trail pur correndo su strada asfaltata. Imponenti montagne delimitano l’ampio pianoro, ma, per quanto chieda, nessuno è in grado di indicarmi con certezza il Monte Prena (2561 m) e il Monte Camicia (2564 m). Il Signore Assoluto, però, il Corno Grande del Gran Sasso (2912 m), lo riconosco bene. La sua roccia cristallina, colpita dai raggi del sole, emana bagliori che lo avvolgono in una luce regale.
E giungo al bivio dove la segnaletica indica la strada per L’Aquila e quella per Santo Stefano, intorno al 38° km. Mi stropiccio gli occhi, non posso crederci! Anche se ha cambiato maglietta, la riconosco, è davanti a me la stessa persona che si è ritirata al 15° km, fresca come una rosa. Le giro intorno, non mi sbaglio, il numero di pettorale è lo stesso. Non le dico niente, ma vistasi riconosciuta, mi anticipa: “Poi mi sono ripresa e sono scattata come una scheggia!”. Senza entrare nell’etica, sono comportamenti stupidi. Per quante astuzie possano mettersi in atto, è difficile farla franca. Ci sarà sempre un occhio che, non visto, vedrà. Ed anche un solo comportamento scorretto metterà in cattiva luce quanto di buono si è fatto o si farà nelle gare future.
Il pensiero ritorna sulla gara, che presenta l’ultima e più alta asperità (1628 m). Ormai è fatta! Bando alla prudenza! Non ci sono energie da risparmiare, quelle residue vanno tutte investite. Con facilità supero l’ultimo ostacolo e, giunto in cima, rivolgo uno sguardo panoramico di 360° all’immensità del paesaggio, saluto Sua Maestà il Gran Sasso, cui è dedicata la gara, e mi lancio a capofitto nella discesa lunga 8 km che porta a Santo Stefano.
Eccolo laggiù, quel miracolo di pietra, intatto da secoli, il cui profilo si specchia nel suo laghetto, immerso in uno scenario straordinario. Fa pena la torre trecentesca, caratteristico simbolo del borgo, ridotta a rudere dal terremoto del 2009. Il suo restauro è stimato in un milione di Euro. Sono soldi ben spesi.
Quando taglio il traguardo nella Piazza Medicea, dominata dalla torre sotto cui si apre la porta ad arco ogivale con stemma dei Medici, il cronometro ufficiale segna 6:01:34. Peccato! Ho la pessima abitudine di non guardare mai l’orologio personale. Avrei potuto benissimo fare 5:59:59. E’ la stessa cosa, ma fa tutt’altro effetto.
Mi dicono che questa 5^ edizione della 50 km del Gran Sasso, resa più spettacolare e tecnicamente più abbordabile con lo spostamento della partenza-arrivo, è stata vinta da Alberico Di Cecco in 3:33:18 (con il 2° posto di Marco D’Innocenti con lo stesso tempo) e da Paola Giuliani in 4:43:15.
Clicca qui per le foto (di Michele Rizzitelli)



