5^ Alpemarathon dello Zerbion. Montagne valdostane voi siete i miei amori. Zer-Zer.

2Rien n’est si beau que ma patrie

Rien n’est si doux que mon amie

Ô montagnards Ô montagnards!

Chantez en chœur Chantez en chœur!

De mon pays De mon pays

la paix et le bonheur !

Halte là ! Halte là ! Halte là !

Les montagnards Les montagnards

Halte là ! Halte là ! Halte là

Les montagnards sont là !

Questo è il semplice inno della Val d’Aosta che tradotto fa pressappoco così:

Montagne Valdostane

Voi siete i miei amori

3Borghi, torri, fontane

Voi mi piacerete sempre

Niente è così bello come la mia patria

Niente è così dolce come i miei amici

O figli della montagna!O figli della montagna!

Cantate in coro! Cantate in coro!

La pace e la felicità

Del mio paese!

Altolà! Altolà! Altolà!

I montanari, I montanari

Altolà! Altolà! Altolà!

I montanari son qua!

Questa semplice canzone è l’inno ufficiale della Valle d’Aosta. Diverso dagli altri Inni dimenticati e consunti. Lo si sente cantare nelle osterie o salendo i sentieri. Per me è legato al dolce ricordo della mia infanzia. Ci si sedeva a tavola a mezzogiorno. Alle 12:10 in punto tutte le radio della Valle partivano insieme sommessamente: “Montagnes valdôtaines, Vous êtes mes amours…”. Questa magia si è ripetuta per 50 anni. La melodia deve il suo successo al fatto che da decenni è la sigla del notiziario radiofonico “La voix de la Vallée” trasmesso dalla sede regionale della RAI. Ai tempi non c’erano i ripetitori per le TV e nemmeno le radio private. “La Voix” era sacra e imperdibile come una messa comandata. A queste dolci note associo automaticamente il profumo di una polenta appena servita o di qualche risotto che la mamma portava in tavola. Mentre mangiavo, ascoltavo le notizie spesso in francese e guardavo di là dal vetro della finestra. Verde d’estate o bianco d’inverno, lui era lì e dominava da sempre il nostro mondo: Monsieur Zerbion.

4Lo Zerbion da casa nostra lo avevamo proprio davanti. Dominava tutto il versante nord nvest che guarda sulla Valtournenche. Lo studiavamo col binocolo durante l’anno, aprendo nuove vie per la rituale gita agostana.

Lo Zerbion è senza ombra di dubbio una delle mete più amate della Valle d’Ayas, raggiungibile anche dalla Valtournenche. Da lassù, con buone condizioni meteorologiche, è possibile riconoscere gran parte delle cime della Valle d’Aosta, e si è a cavallo della valle centrale fino ad Aosta. Sono inoltre osservabili buona parte dei massicci del Bianco e del Rosa, il Cervino, il Grand Combin, il Rutor, il Gran Paradiso e altre note vette tra cui l’Emilius, la Tersiva. Da piccolo la salita l’ho fatta tante volte coi miei genitori salendo da Promiod fino al Colle Portola e poi su per lo spartiacque coi suoi strapiombi fino in cima. Da grande l’ho fatto anche con gli sci in condizioni invernali o primaverili di buon innevamento. Sempre con il terrore delle valanghe che si staccavano dalle cornici sulle creste intorno al Colle Portola. Mi scrivevo uno spartito di scie e tracce da lasciare sugli ampi nevai. Poi lo rileggevo con calma dalla finestra di casa tramite un potente binocolo.

L’Alpemarathon dello Zerbion è stata l’occasione per ritornarci. Non l’avevo mai fatta e in cuor mio pensavo proprio di arrivare fino in cima e da lassù dominare la Valle d’Aosta. Invece il percorso, partito da Chatillon, arriva ripidissimo fino a Promiod e poi si perde tra i boschi sotto la montagna in stradine pianeggianti sopra Saint Vincent verso il Col de Joux. Il mio istinto invece mi diceva, arrivato a Promiod, di seguire per mitico itinerario n. 105 che, dopo aver attraversato il paesino, si immette su una mulattiera che sale tra muretti e cespugli fino agli alpeggi di Boettes, Arsine, quindi l‘alpe Francou che considero una filiale del Paradiso.

Per la cronaca eravamo in 44 del Club. Gli organizzatori son stati davvero magnanimi, per solo 16 euro ci han dato pettorale, una bottiglia di Genepy e un buon pezzo di lardo. Mi ha lasciato un po’ in apprensione Mariolino che pensavo si fosse perso, invece ha tracciato una nuova 50 km allungandosi sul percorso della trenta e poi tornare indietro. E’ stato bello arrivare con Pierone e Rocco. Complimenti all’organizzazione,che ha fatto davvero fin troppo. Per quanto riguarda me tapascio, mi ritengo soddisfatto di aver completato una doppietta assonante: la Zermatt-Zerbion, ZER-ZER!

ChatillonPer chi volesse tornare un altro anno tra castelli e sentieri, vi lascio un po’ di tracce da seguire. Ci siam passati accanto al castello di Chatillon. “Il castello di Châtillon è sito sul promontorio che domina la cittadina. Si presenta come un castello residenza di pianta rettangolare, con due torri sporgenti sul lato ovest, con un corpo aggiunto verso est per la foresteria e la cappella. L’ingresso principale è posto sul lato sud. Di proprietà privata, è ancora abitato da Claudia Passerin d’Entrèves. L’interno ha un bel salone d’onore settecentesco, con una collezione di oggetti d’arte. Notevole la biblioteca in cui sono ancora visibili pitture parietali quattrocentesche: una palizzata a intreccio è simile a quella che si vede nel cortile del castello di Fénis, sul ballatoio del secondo piano. L’arredamento è in gran parte in stile impero: la tappezzeria della sala da pranzo rappresenta le battaglie napoleoniche. Il castello è circondato da un parco con un bel giardino all’italiana. Grazie a un’intesa tra la regione Valle d’Aosta e la proprietaria, il parco, inaugurato nel 1996, è visitabile lungo un percorso segnalato in cui spiccano 29 piante monumentali. Copre una superficie di circa 3 ha, di cui due visitabili. Davanti a tutte le piante monumentali vi è posta una targa in cui vengono evidenziate le caratteristiche degli esemplari”.

usselIl castello di Ussel, invece è dall’altra parte della Dora. E’ posto su una rocca scoscesa e incombe da sud sull‘abitato di Châtillon. “Costruito da Ebalo di Challant verso la metà del XIV secolo (dato confermato dall‘analisi dendrocronologica), il castello di Ussel rappresenta una svolta nell‘architettura militare valdostana. Siamo infatti in presenza del primo esempio in Valle d‘Aosta di castello monoblocco, ultima fase evolutiva del castello medievale, che segna il passaggio tra il contemporaneo castello di Fénis e le rigide forme di Verrès. Dopo essere passato più volte dagli Challant ai Savoia e viceversa, il castello venne utilizzato come prigione, fino al completo abbandono. Nel 1983 il barone Marcel Bich, dopo aver acquistato il castello dalla famiglia Passerin d‘Entrèves, erede degli Challant, lo donò alla Regione, che ha provveduto al restauro e lo ha adibito a sede espositiva. A pianta rettangolare di notevoli dimensioni, il castello presenta all‘esterno una buona muratura con una fascia sommitale di archetti ciechi, assenti sul lato nord, e bellissime bifore, tutte diverse tra loro, con decorazioni floreali e geometriche. Agli angoli del lato sud (verso la montagna) si trovano due torrette cilindriche aggettanti, in origine collegate tra loro da un camminamento di ronda protetto da una merlatura. Sempre a sud, si trovava anche l‘ingresso, sormontato da una caditoia. Il lato nord, che guarda verso Châtillon, presenta due torri quadrangolari leggermente sporgenti, tra le quali, al centro, si eleva il mastio, elemento simbolico della potenza del feudatario. All‘interno rimangono i monumentali camini con grandi mensole, posizionati su una medesima linea ascendente in modo da sfruttare un‘unica canna fumaria, nonché tracce delle scale e delle divisioni in piani. Prima del restauro il maniero era pressoché ridotto allo stato di rudere, ma una puntuale indagine archeologica ha permesso di individuare e riproporre la reintegrazione delle lacune. Affiancato alle merlature, è stato attrezzato un percorso pedonale molto suggestivo, dal quale il visitatore può ammirare la piana di Châtillon ed i suoi edifici storici. Il castello è adibito a sede espositiva”.

castello baron gambaCe n’è un altro di castello a Chatillon: Il castello Baron Gamba con il suo parco. Si trova nella zona ovest di Châtillon, in località Cret de Breil, ed è ben visibile sia dalla strada statale proveniente da Aosta che dall’autostrada A5 Aosta-Torino. “Edificato nei primi anni del ‘900 su progetto dell‘Ingegner Carlo Saroldi, fu voluto da Charles Maurice Gamba, marito di Angélique d‘Entrèves, figlia del conte Christin d‘Entrèves. Di proprietà della Regione autonoma Valle d‘Aosta dal 1982, ospita oggi, dopo un complesso intervento di restauro, una collezione di arte moderna e contemporanea regionale di oltre 1.500 opere. Il percorso espositivo si snoda attraverso 13 sale distribuite sui due piani dell’edificio e presenta una selezione di opere tra dipinti, sculture, installazioni, raccolte grafiche e fotografiche, che vanno dalla fine dell’ottocento ad oggi. A fianco delle opere dei maestri del ‘900 tra le quali sculture di Martini, Mastroianni, Manzù, Arnaldo e Giò Pomodoro e dipinti di Casorati, De Pisis, Carrà, Guttuso, la collezione documenta la produzione figurativa italiana della seconda metà del secolo sino ad esponenti della ricerca contemporanea come Schifano, Baruchello, Rama, Mainolfi. Un’ampia scelta di opere testimonia inoltre con varietà i movimenti che hanno animato la scena artistica italiana negli ultimi 25 anni: sono rappresentati ad esempio l’Informale, l’Astrattismo geometrico, la Transavanguardia e la Pop Art. Particolare rilievo è dato al territorio valdostano attraverso l’attività degli artisti locali, o attivi nella Valle su committenza regionale. Ad Italo Mus (1892-1967), artista simbolo della Valle d’Aosta, è dedicato uno speciale omaggio, allestito nello spazio destinato alle esposizioni temporanee e nell’altana panoramica al terzo piano del Castello. Il parco si estende su una superficie di circa 7.000 metri quadrati; al suo interno si trovano due alberi monumentali: la sequoia, situata ai piedi del castello, ed il cipresso calvo, che sorge all’estremità ovest, lungo la recinzione del parco”.

BardTornando a casa, prima di Pont Saint Martin sarete stati attratti dal Forte di Bard. «La storia del forte di Bard è antica di secoli. La particolare posizione della rocca – situata all’imbocco della stretta gola attraverso cui si accede alla Valle, lungo il corso della Dora Baltea – permise in passato un agevole controllo del passaggio in entrambe le direttrici da e per la Francia. Il forte come lo si vede attualmente fu edificato sotto il regno di Carlo Alberto di Savoia, tra il 1830 ed il 1838, su una preesistente struttura medievale risalente al X secolo ed a sua volta basata fu fondamenta di epoca romana (poco distante, nei pressi di Pont-Saint-Martin, si trovano resti dell’antica strada romana delle Gallie). La fortezza deve la sua fama all’essere stata l’avamposto difensivo dell’esercito austro-piemontese che nell’anno 1800 bloccò la discesa in Italia di Napoleone Bonaparte. Quello che era stato definito vilain castel de Bard fu raso al suolo per ordine dello stesso Bonaparte, indispettito dalla strenua resistenza dei soldati sabaudi. Dovevano passare trent’anni perché Carlo Felice di Savoia, timoroso di nuove aggressioni da parte francese, affidasse nel 1830 il compito di redigere un progetto di ricostruzione all’ingegnere militare. I lavori di riedificazione si protrassero per otto anni consentendo la realizzazione di diversi corpi di fabbrica disposti su piani differenti. Nel 1831 ospitò un giovane Camillo Benso conte di Cavour, allora tenente del Genio militare. Caduto in disuso dalla fine del XIX secolo, il forte fu poi adibito fino al 1975 a polveriera dell’Esercito Italiano, dopodiché la proprietà passò alla Regione Autonoma Valle d’Aosta. Dopo una parziale riapertura nei primi anni ottanta, hanno avuto inizio i lavori dell’atteso restauro. Nel forte nel 2006 è stato aperto il Museo delle Alpi».

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