Alla partenza non c’è nessuno dei Supermaratoneti che conosco, tranne Claudio che non rivedevo da Brescia e che dopo un problemino invernale si è rimesso in forma tanto che mi dice che correrà la doppia maratona del Sempione a Gondo. Ci sono anche due francesi di Courir le Monde che incontro spesso con cui farò quasi tutta la corsa, Pierre e Dany. Pierre è inconfondibile coi suoi basettoni. Correrà per la prima volta con le scarpette a cinque dita ed è un po’ preoccupato, ma fa tutto un elogio sulla corsa minimalista e sulla scelta di liberare il piede da nessun vincolo e coercizione e poi una leggerezza assoluta. Io cerco di dargli ragione e lo ammiro per il coraggio di debuttare coi piedi così sguarniti in manifestazione del genere, ma alla fine non nego le mie perplessità. E lui continua dicendo che gli danno un passo più naturale e iperdinamico senza perdere nulla nella ammortizzazione, addirittura conclude che la falcata acquista una sensualità enorme data dal risentire la pianta che abbiamo confiscato dalla nostra infanzia, una magia che può riscoprire la sensazione del contatto con il suolo, assaggiando il terreno con delle terminazioni perdute, vedendo da sotto le suole la forma di un tumulo erba, valutando la morbidezza d’erba tra le dita dei piedi. Inoltre, vuoi mettere la sicurezza di avere un artiglio piedi nel terreno fangoso o in una ripida salita! Insomma, Pierre con queste scarpette ha fatto rinascere i suoi piedi dopo 50 anni, è davvero felice!
Alle 7:30 partenza tutta in tedesco e via. A Bressanone (500m di altezza) la giornata è nuvolosa, si parte con 17 gradi e un leggera pioggerella. Su al rifugio Plose a 2448 m ci dicono che ci sono 10 gradi. Ma poi scoprirò che causa il forte vento con raffiche a 70km/h quella percepita sarà in effetti di un grado. Il terreno è vario: strada asfaltata, sentieri nei boschi, su un letto di aghi di larice o prati humus di spessore e tanta roccia in salita.
Fino alla mezza, il Brixen è del tutto affrontabile, a parte qualche strappettino riesco sempre a corricchiare, ma dopo il 25esimo sale di brutto fino al 35esimo a Valcroce dove c’è il cancello delle sei ore, secondo i miei calcoli ci sto nei tempi. Infatti me la prendo comoda facendo qualche foto e ripresa. Passo con 2 minuti di ritardo. Ho lasciato indietro ancora parecchi. Mi avvio tranquillo a fare lo strappo finale: due ore per fare 9 chilometri è fattibile.
Ma ecco che dopo dieci minuti vengo raggiunto da una atletica scopa e poi dal medico della gara, che in austroungarico mi impongono di consegnare il chip perché son passato con due minuti di ritardo al cancello. Dopo una lunga conversazione con il direttore di gara via radio in inglese, riesco a spuntare di consegnare il chip alla scopa ed andare all’inseguimento del penultimo. Se lo becco mi classifica. E allora via a perdifiato nella nebbia.
Per fortuna dal 34° al 39° è pianeggiante e recupero il tempo perso per la discussione e i cinque minuti di gap col penultimo. Al 39esimo vedo finalmente arrancare l’ultimo sul salitone tutta roccia. Qui si sale di brutto, è la dannazione della gara del Brixen. 400 m di dislivello in neanche due chilometri. In questo tratto sorpasso ben 4 concorrenti di slancio tra cui la mia amica francese Dany che mi dice: “Sono morta…”. La scopa e il mio chip sono rimasti indietro. Arrivo in cima dove tira un vento a 70km/h. Le raffiche spazzano lo spartiacque su cui tento di stare in piedi. Avanzo come un aereo di linea nelle nubi che mi vengono incontro. Una sensazione unica. Inserisco il pilota automatico e atterro allo Ziel con 8 minuti di anticipo sulla chiusura del traguardo. I tecnici di Datasport si complimentano per il recupero finale e mi classificano dopo essersi consultati con le varie “Skopen” und “Direktoren”.
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)


