In tutti i modi, chi non c’era s’è perso una gradevole giornata primaverile, la visione di un paesaggio in cui, in poco spazio, erano racchiusi tutti gli elementi della natura (pianura, montagne ricoperte di boschi, cime innevate, laghi, mare, isole, borghi adagiati sulle colline), nonché l’addome adolescente mostrato dalle volontarie ai punti di ristoro. Rodolfo Ruggeri mi raccontava, con l’entusiasmo e gli occhi lucidi di un bambino, l’esperienza mozzafiato fatta sul trenino che dal Tavoliere, attraverso valli, pendii ed alture, l’aveva condotto a Carpino, dove era situato l’albergo raccomandato dall’organizzazione, del quale tutti hanno lodato la qualità ed il prezzo contenuto.
Pasquale Giuliani ha fatto le cose per bene, dando prova di aver acquisito esperienza e professionalità. Ampio parcheggio alla partenza-arrivo, percorso ben segnalato e libero dal traffico automobilistico, spugnaggi puntuali e ristori abbondanti con dolcissime arance locali. Non è mancata la familiarità che caratterizza le gare delle piccole città: la banda di Cagnano Varano ha intonato l’Inno di Mameli, ed il parroco, invece di fare sermoni, ha indossato la maglietta con il pettorale n° 1, s’è confuso nella massa ed ha concluso la sua prima maratona in 4:15:01.
Essere in non buone condizioni fisiche non è detto che sia sempre uno svantaggio. Poi, non c’erano Vito Piero Ancora, Lorenzo Gemma ed i politicizzati Mario Liccardi e Fabio Marri da andare a raggiungere. Per cui, messo da parte l’agonismo, ho gustato il piacere derivante dallo sforzo fisico non portato allo stremo, e mi sono goduto il paesaggio. A qualcuno l’ambiente lacustre infonde malinconia, ritenendo il lago essere un aborto di mare. Da queste parti non c’è spazio per simili decadenti sentimenti, separati come sono, Lesina e Varano, dall’immensità del mare da una sottile striscia di sabbia. Nell’Adriatico luccicavano le isole di S. Domino, S. Nicola e Capraia, mentre sulla terraferma la Maielletta mostrava le sue cime ricoperte di neve.
Questo paesaggio non era fine a sé stesso; era semplicemente la cornice in cui ben s’inquadrava il soggetto principale, rappresentato dall’addome ampiamente scoperto delle ragazze addette ai ristori. La corta maglietta gialla ed il pantalone a vita bassa mettevano in evidenza quella parte del corpo compresa fra il torace e la pelvi. Sotto i tegumenti erano facilmente riconoscibili, in alto, il processo xifoideo con le arcate costali, in basso, le estremità anteriori delle creste iliache con le spine anteriori superiori e, con un po’ di fortuna, si poteva vedere il margine superiore della sinfisi pubica, ogni tanto, fare capolino sotto i pantaloni. In zona mesogastrica, o mediana, su un modesto rilievo, faceva bella mostra di sé un ben profondo residuo di cordone ombelicale; superiormente al mesogastrio, spiccava la zona epigastrica con ai lati le due regioni ipocondriache; inferiormente al mesogastrio, la zona ipogastrica, decomponibile nella regione pubica e nella regioni inguinali.
Le maratone insegnano tante cose, non consistono soltanto in ripetitive contrazioni dei muscoli degli arti inferiori. Per quanto mi riguarda, quella del Gargano mi ha permesso il ripasso di elementari nozioni di anatomia. Per quanto riguarda gli altri concorrenti, proprio non so…


