Sulla soffice sabbia delle rive ioniche e sul terreno cosparso di sassi ricoperti da foglie aghiformi, il vincitore della maratona di Bari ha rafforzato i muscoli, potenziato l’apparato cardiocircolatorio, ed aumentato la capacità respiratoria con l’aria iodica del mare e le proprietà balsamiche di pini ed eucalipti, che daranno benefici nelle prove autunnali.
La manifestazione di Metaponto può definirsi l’altra maratona sulla sabbia del panorama podistico italiano. Precisamente, è la versione estiva, mentre quella di San Benedetto del Tronto è la versione invernale. Caldo, sole, colori lussureggianti e bellezze in bikini affollano il litorale lucano; freddo, colori tenui e spiaggia deserta caratterizzano il litorale marchigiano. In comune, Rocco Petrocelli e Francesco Capecci hanno pochi mezzi economici, l’amore per il proprio mare e le robuste spalle che reggono, solitari, tutto il peso organizzativo.
Il Patron non poteva scegliere una giornata con la spiaggia più affollata per disputare la maratona. La bella giornata di fine agosto ha rovesciato sulla riviera una moltitudine di gente, attratta dal mare splendido e dalla fitta pineta. Questo litorale, posto fra i sacri fiumi del Basento e del Bradano, è veramente incantevole. In questo tratto di mare, chiamato degli dei, approdarono i Greci 2500 anni fa, lasciando vestigia indelebili. Tutto richiama la loro grande cultura. La stessa gara ha il sottotitolo di “Filippide”.
Maratoneti, mezzimaratoneti e diecichilometristi, una sessantina in tutto, alle ore 8.20 di domenica 26 agosto, prendono il via sotto lo sguardo compiaciuto di Rocco Petrocelli e del fido luogotenente Massimo Faleo. Mi muovo per ultimo, chiudendo la lunga fila indiana. Ho idee chiare in testa: evitare le sabbie mobili, sfruttare la consistenza della battigia, non bagnare le scarpe, che diventerebbero pesanti; inoltre, non dannarsi l’anima sulla riva ed allungare il passo sullo sterrato rettilineo della foresta.
Il primo giro si svolge secondo i piani stabiliti, anche se mi rendo conto che la battigia allunga il percorso: le onde, infrangendosi sulla sabbia con diversa forza, descrivono un percorso sinuoso. Chi la evita può correre seguendo una linea retta. Data l’ora, ci sono i pochi bagnanti mattinieri, che non intralciano la corsa. Quando passo dalla zona partenza-arrivo, distinguo chiaramente Massimo Faleo che, seduto sotto un ombrellone nella posa di un dio greco, rileva i tempi.
Il tempo passa, il caldo aumenta e la spiaggia è invasa dai bagnanti dormiglioni. Correre sul bagnasciuga diventa prima problematico, poi impossibile. Bisogna zigzagare fra bikini che passeggiano e bambini che corrono. Uno viene a cozzare contro la mia gamba e cade. Mi preoccupo per la reazione dei genitori che, di questi tempi, ricoprono la scarsa prole di mille premure. Mi trovo, invece, al cospetto di un padre all’antica: “Non ti preoccupare, la colpa non è tua, continua pure la tua corsa”. Nel frattempo, il pargoletto s’è rialzato e s’è messo a correre più di prima.
Non vedo l’ora di ritornare sul tratto sterrato, nel silenzio, tra gli alberi ed il fitto sottobosco di macchia mediterranea, per distendermi e spingere. Giunto, trovo che qualcosa è cambiato rispetto al primo giro. La temperatura s’è alzata, l’aria è stagnante, il caldo opprimente e le membra spossate. Dimentico le difficoltà dell’arenile e rimpiango la brezza marina che soffiava sul mio corpo. Non vedo l’ora di tornare sulla riva. Nella confusione della spiaggia, ho nostalgia della pace della foresta, e viceversa.
Nonostante avessi messo tanta cura nel non bagnarmi scarpe e calze, sul finire sono fradice. Bagnate per bagnate, sono entrato in pieno mare. Negli ultimi tre chilometri, me la son preso comoda, al passo. Ho così potuto ammirare il mare azzurro, la pineta, le dune, il Golfo di Taranto e gli alti monti della Calabria.
Clicca qui per scaricare la classifica










