Poi il momento magico. L’arrivo alle cascate delle Marmore. Per la prima volta risalendo la valle a piedi. Lo scenario è unico. Le immense cascate aperte a piena portata appaiono lentamente come in una sequenza cinematografica. Prima un rumore sordo dei trecento metri cubi al secondo che precipitano e il vapore in fondo alla salita. Poi la schiuma in cima alla montagna. E il sipario si apre immenso su un teatro alto 165 metri. Salgo su un roccione da dove lo scena é unica, un palco reale da dove fotografare i vari amici che entrano in scena. Pochi istanti che valgono l’eternitá di un immagine.
Poi, come il vapore, saliamo la val Nerina. I cuori rossi dei pettorali si perdono sotto le mura del castello di Arrone. Un ponte fatato ci porta a Ferentillo, luogo da cui si è partiti le volte precedenti e che adesso è il giro di boa. Salendo si incontrano le lepri che han già virato e viaggiano veloci in discesa. E’ un piacere impallinarle con la macchina fotografica. Ferentillo è ormai deserta quando ci passo, tranquilla e assolata. Poi la discesa di nuovo a Terni che diventa la parte peggiore mentre nel ricordo era la migliore degli anni scorsi. Ecco tutto qui. Se c’è l’amore c’è tutto.
Unico neo una strana targa che mi è stata misteriosamente recapitata e che reca questa scritta: “Orgoglioso di aver raggiunto un numero inaspettato con tanta fatica, sudore, sacrifici, gioie e dolori, magari lasciando alle spalle dei valori umani e di cuore. Grande elogio da noi maratoneti…Ma ricordati ci sarà sempre qualcuno che ti supererà! Rifletti…”.
Nel giorno del grande cuore di San Valentino suona come un doppio rimprovero e ricorda certe epigrafi cimiteriali che il mio spirito preromantico ama tanto. So di non essere molto amato per la voglia di strafare, ma di certo chi fa falla. E chi fa troppo affonda. E fin qui ci sta. Ma dopo breve ho saputo che la stessa misteriosa targa sibillina ha raggiunto parecchi altri colleghi del popolo delle lunghe. Quindi il monito è allargato: pentitevi fratelli Maratoneti, correte di meno e amate di più!
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)


