5° MARATONINA CITTA’ DI BARLETTA – BARLETTA(BA)

Solo gli attori non erano gli stessi. Molti altri se ne sono aggiunti, provenienti da più parti d’Italia, con un incremento del 25% rispetto all’ultima edizione. L’unica nota stonata è stata che fra i 1208 iscritti figuravano soltanto 110 donne, per cui 12 uomini hanno dovuto accontentarsi di una sola donna. Fui molto più fortunato io alle Bermuda, nell’anno delle 100 maratone, dove correvo nuotando fra le donne che rappresentavano l’ottanta per cento dei partecipanti.

E’ una giornata di festa quella che accoglie gli atleti ai piedi del Teatro Comunale Curci, piccola copia del Alla Scala, e sotto lo sguardo protettivo di Eraclio, che i milanesi non hanno. L’aria è fresca per la pioggia caduta abbondante nella notte, ed una leggera brezza accarezza dolcemente le nubi, invitandole a far posto al cielo azzurro. Fra tanto entusiasmo, è triste il viso di Roberto Annoscia, che sconsolato m’indica il ginocchio sinistro. Lo faccio adagiare su un lettino in una tenda, dove sono già all’opera longilinee massaggiatrici intente a riscaldare i motori dei concorrenti con mentolo ed altre porcherie varie. Il ballottamento rotuleo indica che nell’articolazione giacciono almeno 50 cc. di liquido sinoviale: consiglio di evitare, al momento, la troppo facile e comoda artrocentesi, e di tentare il riassorbimento mediante alte dosi di antinfiammatori assunti per breve tempo e sotto protezione gastrica, ghiaccio sulla parte, e nel frattempo dare libero sfogo alle doti letterarie e porre il freno a quelle podistiche.

Solo, soletto, se ne sta in disparte Massimo Faleo, reuccio della Daunia. Diversamente dalla Capitanata, qui sono richiesti organizzatori capaci di far fronte alle esigenze di oltre mille concorrenti, non a quelle di qualche dozzina. E’ affranto e deluso. Non è stato accettato neppure come corridore, perché la Società, di cui è Presidente ed atleta, appartiene ad una sottomarca non reperibile neppure nei discount più dozzinali. Nella Città della Disfida è di casa la qualità, e si accetta solo il marchio FIDAL, rigorosamente: ai liberi e simili viene consigliato di correre liberamente sul lungomare. Massimo sa che lo amo, e lo consolo ribadendogli la mia disponibilità ad accettare, sempre e comunque, l’invito alle sue maratone, fossimo anche Angela ed il sottoscritto gli unici partecipanti.

Avara di scontri epici è la cronaca per la vittoria finale. Fin dai primi metri, s’è formato un manipolo di 5 assoluti, che ha creato il vuoto alle spalle. Quindi, la cinquina è diventata una coppia inseguita da una terna. Al terzo chilometro, le due formazioni si sono sciolte, e gli atleti si sono sfilacciati come i grani del rosario, facendo ciascuno una corsa solitaria: staccandosi sempre di più fra di loro, e scomparendo all’orizzonte di tutti gli altri.

Di tutt’altro sapore è stata la gara della massa: una lotta allo spasimo. Sebbene Orazio Flacco sia nato a pochi passi, da queste parti non esiste l’aurea mediocritas. E’ la spasmodica ricerca della velocità il comune denominatore, ed il tapascionismo è sconosciuto. Si fanno chiamare amatori, ma la grinta e la passione che v’infondono è rabbiosa, degna di amanti infernali. Angela ed il sottoscritto sono l’eccezione che conferma la regola.

Gli uomini combattono spalla a spalla, epidermide contro epidermide che, sfiorata, scocca scintille più infuocate di quelle che genera il contatto della ruota della Mc Laren di Hamilton contro quella di Alonso. E sono comuni operai, avvocati di grido, medici seriosi, rigidi notai, giudici imparziali, pedanti cancellieri, ed anche un sindaco.

E’ stato in passato indicato come sesso debole, ma in agonismo le donne sopravanzano l’ex sesso forte. Non le spalle agitano, ma tutto l’arto superiore allungano, nel tentativo di agguantare con i capelli la concorrente che sta davanti.

Mentre gli amatori se le danno di santa ragione, la corsa degli assoluti procede liscia come l’olio, senza sussulti, e l’arrivo conferma le posizioni delineatesi fin dalla partenza: 1) Rutigliano Pasquale 1:07:35, 2) Notarangelo Matteo 1:09:24, 3) Auciello Giovanni 1:09:52, 4) Nitti Rocco 1:10:38, 5) Pazienza Arcangelo 1:11:52. Ottimo il tempo della vincitrice, Ventrella Immacolata: 1:22:45.

Via via giungono tutti gli altri, trafelati e distrutti, non rinunciando tuttavia allo scatto finale. Ripreso il fiato e ricondotte le pulsazioni a 60 al minuto, si scambiano i complimenti, facendo, i vinti, buon viso a cattivo giuoco.

La brezza aveva spazzato tutte le nubi quando iniziarono le premiazioni. Un grido si levò verso il palco e risuonò per l’aere terso: “Giuseppe Tupputi, organizzaci una maratona!”. Era il riconoscimento alla perfetta organizzazione, ed allo stesso tempo esprimeva il desiderio di voler soffrire di più nella doppia distanza. Il Presidente organizzi pure loro una maratona! Per quanto riguarda la voglia di soffrire, ci penso io! Vengano con me alla “Ottore” di Capraia Fiorentina a cimentarsi con discese rompicollo e salite spezzagambe. Devono, appunto, trasformarsi in capre ed usare tutte e quattro le leve per arrampicarsi sulle strettoie lastricate di ciotoli. Se supereranno la prova, potranno ritenersi rotti ad ogni esperienza. Corrono il rischio, però, di perdere per sempre la voglia di correre!

Si sbaglia di grosso chi ritiene che tanta gente sia venuta a Barletta per il solo piacere masochistico di sudare e soffrire. La città ha offerto il volto bonario di Eraclio, il pittoricismo della facciata del Palazzo Della Marra, la plasticità del Duomo romanico, il possente Castello Svevo, l’inestimabile collezione De Nittis, ed, agli amanti della grande storia, il luogo della battaglia di Canne. Infine, ha mostrato la vitalità della sua economia che, dopo la crisi provocata dalla concorrenza asiatica, va riprendendo il volo, ponendo sul mercato prodotti di fascia medio-alta.

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