50 KM DEL GRAN SASSO IMPRESSIONI- SUGGESTIONI- EMOZIONI

di Vito Carignani

13 luglio 2008, partenza e arrivo da Castel del Monte. Acqua di sorgente dalla fontana monumentale in piazza all’ arrivo, dopo 5 ore e 54 minuti, 3° di categoria. I miei primi 50 km del Gran Sasso. Ancora negli occhi, dopo il bivio per Farindola, la distesa senza orizzonte, le grigio perla mucche al riflesso degli infuocati raggi solari, stanziali a bordo di scure acque melmose. Alternanza di leggiadri puledri scorrazzanti, quasi ad avvolgere il rifugio Giuliani, a mo di rodeo nei film western.

Due anni in partenza da Castel Del Monte quasi in sogno. L’ annuale susseguirsi della mia presenza con partenza da Santo Stefano, è conoscenza umana, naturale di tanto eccezionale ambiente. Nel suo semplice modo di essere, fare, Franco Schiazza esprime doti manageriali non comuni di promozione socio territoriale. Disponibilità, disinteresse, retaggio storico delle genti d’Abruzzo. Santo Stefano di Sessanio, oggi immerso nella quiete e nel silenzio della natura, un tempo era tutto un caotico brulicare di passanti, pastori, mercanti, artigiani. Era il XVI secolo, quando il Borgo passò dagli Aragonesi a Francesco I dei Medici: le colline a brulicare di pecore e pastori; mercanti a contrattare in Piazza lana, tendaggi destinati al commercio britannico. L’urbanistica di Santo Stefano è significanza storica del periodo: Piazza Medicea, Il Palazzo, Sotto gli Archi, la Torre, la Porta Urbica. Il tutto: fedele testimonianza.

Santo Stefano, sabato 29 luglio, è stato avvolto da un manipolo di temerari dalle 11 alle 19. Otto ore su cerchio di appena un km. sampietrini, estenuanti saliscendi. Il mitico Vito Piero Ancora, a corredo delle oltre 1600 tra maratone ed ultra, accompagnato da Luca Gelati e Barbara Cosma, tutti e tre regolarmente alla partenza della 50 km, il mattino della domenica.

I miei reiterati ritorni, mi hanno fatto scoprire, vivere, assaporare sensazioni, in apparenza banali, tuttavia di intensità fuori dal comune, come il saluto e dialogo immediato, spontaneo, senza parafrasi o preamboli. Andare al lago in periferia per prendere il caffè, avviare un dialogo di conoscenze, esperienze di vita con l’inserviente al banco, costituisce assoluta normalità. Nel quotidiano, si dilata la misura del tempo tra connubio uomo e natura.

Partenza in anticipo, con Vito Piero Ancora, Cosma Barbara, Luca Gelati ed un quinto, di cui ignoro il nome. A Calascio, il ristoro dei primi 5 km , proseguo in solitudine, con a sinistra l’ imponente Rocca ad avviluppare l’ orizzonte sino al Valico di Capo di Serre, ben oltre Castel Del Monte ed il bivio indicante Farindola, culla del prelibato formaggio canestrato, così chiamato perché messo a stagionare, per un anno, in piccoli canestri di vimini.

La Rocca di Calascio ha in se un fascino senza tempo, proscenio di arte, creatività figurativa; furono girati gli esterni del film in Nome della Rosa, tratto dal romanzo capolavoro di Umberto Eco. Da lassù si ammira il Gran Sasso con i monti della Laga. Nel 1579 fu acquistata dalla Famiglia Medici. Lungo il pendio dimorava un agglomerato urbano, distrutto con la Rocca dal terremoto del 1703. Gli stanziali residenti diedero vita all’ attuale Calascio, sottostante circa 300 metri.

Proseguo in solitudine lungo i 3 km di discesa, superato Calascio. Ecco apparire i frastagliati bordi di Castel del Monte in cima l’altura, nascondersi lungo il pendio di inizio salita.

All’ undicesimo km vengo superato dal primo, seguito a 300 metri da altri due. Bello, eccezionale, di rara originalità seguire con lo sguardo, vedere allontanarsi i tre atleti- forse uno di loro, il primo all’ arrivo in 3 ore e 32′. Le gambe incedere quasi gazzella, apparirmi sempre più piccoli nell’ immensità, sino a sparire del tutto.

Anch’io “volli, sempre volli, fortissimamente volli” a salire, superare Castel Del Monte, cambio di passo, aumento di velocità lungo i 4 km di ripida discesa con ai lati conifere ad attenuare l’asprezza della roccia. Intanto, gradito il saluto, incitamento a continuare con coraggio, rivoltomi dai tanti giovani amici al superarmi.

Abbondantemente oltre la prima altezza di 1610 di Capo di Serre, si va, in pieno altopiano del Piccolo Tibet, lungo il cuore di Campo Imperatore verso il 25esimo km del Rifugio Giuliani. Quanto mi mancano le mucche accovacciate a bordo degli acquitrini e i cavalli volteggianti in ampi recinti. Sempre centinaia, sino a migliaia i motociclisti, con i bolidi parcheggiati, loro a gustare una diversità di carni di prima scelta, essendo l’impianto dotato da comparti di macellazione, vendita. Non distante il Rifugio Mucciante, dove gli ospiti assaporano l’esclusività di arrosticini irrorati da biondi boccali di birra.

Appresso il Rifugio Giuliani, inversione di marcia ad U, rettilineo, quasi retta protesa all’ infinito. Circa 5 km di falso piano, ecco un tracciato  sinusoidale e l’ apparire del Rifugio Racollo; il Paretone orientale del Gran Sasso in uniforme skyline sino a frastagliata cima, parzialmente avvinta da nube. Palcoscenico naturale fiabesco. Dalla roccia vedo snodarsi un alveo arenario, lo supero su un ponticello. Il tutto si allarga in ampia sacca quasi fosse ampia rotonda di autostrada. E’ il Canyon dello Scoppaturo, mi ha riferito, dopo gara, la gentile sig.ra Mirella della Bifora e Le Lune, cui pernotto da anni per la Ultra. D’ estate a secco; allo sciogliere della neve, anche due metri d’ acqua. Veramente spettacolo unico della natura l’ammirarlo.  Dal Rifugio con le racchette da neve ( le ciaspole) ed idoneo equipaggiamento, in escursioni di 4/5 ore, dopo ampio anello, ci si arriva ai monti Prena ( 2561) e Infornace ( 2.469) metri.

Intanto andando, andando, si giunge alla cima dei secondi 1610 metri ed il ristoro del 40esimo km. Senza gli abituali arrosticini, opportunamente non autorizzati dalla Forestale, per non incrementare il rischio d’ incendi in quest’Italia martoriata dal fuoco. Al 45esimo, finalmente la sottostante vista panoramica di Santo Stefano, immancabilmente a scomparire nei successivi tornanti di discesa.

Anche questa nona edizione della Ultra del Gran Sasso ha, per me, avuto il tanto sperato, augurato esito positivo.

Buscicchio Gabriele 28esimo assoluto della Grecia Salentina Martano, primo dei salentini in 4.17.52. A seguire: Gravili Gaetano, Masarin Marlon, Morrone Andrea, Fazzi Valentino, Papadia Giuseppe, Del Vescovo Gaetano, Carlino Maria Grazia, Margarito Franco, Albanese Emanuele, Marra Antonio, De Carlo Raffaele Giacomo, Canuti Antonio, Preite Piero, Giannone Antonio,

Antonucci Rodolfo, ed… ultimo tra cotanto senno, me medesimo Carignani Vito Vittorio.

A compendio, tratteggio una circostanza controversa, per non dire, paradossale nella sostanza.

Considerata la mia, ormai, vetusta età, alla scorsa edizione del 2022, pregai in carissimo Franco Schiazza, farmi accompagnare in macchina al primo ristoro di Calascio (5 Km) e da ivi partire. Così fu. Regolarmente primo ed unico classificato cat. M 70+ per 45 km in 7.12 ore.

Lo stesso doveva essere quest’anno, ma per 5: Io, Cosma Barbara, Ancora Vito Piero, Gelati Luca ed il quinto di cui non conosco il nome.

Prima della partenza, Massimo Faleo mi comunica essere non possibile. Si deve partire da Santo Stefano e fare intieramente i 50 km. Pervenuta, la sera precedente una perentoria telefonata al presidente dell’organizzazione sig. Schiazza Franco da parte di un componente il direttivo Club Supermarathon Italia, all’ uopo. Categoricamente vietato stilare due classifiche. Nella telefonata è stato detto: “se volete, potete farli partire prima delle 8,30.

Appreso il fatto, all’ istante ho imposto all’ amico Faleo di farci partire, senza guardare l’orario, ma impostando il mio cronometro.

Sono arrivato a braccetto con i miei compaesani: Canuti Antonio e Preite Piero. Il mio cronometro segnava 7.24.16, quelli di Canuti e Preite, rispettivamente, 7.24.14 e 7.24.15.

Circostanza controversa, paradossale, priva di normativa.

Il Club Supermarathon Italia, mera Associazione, non può, deve entrare nel merito di decisioni prese da altre Realtà del settore in merito all’ organizzazione delle gare. Peraltro la Ultra del Gran Sasso è organizzata da Associazione aderente alla UISP, non FIDAL.

Nessun commento ad personam.

Preciso soltanto che: Vito Piero Ancora, Barbara Cosma e Gelati Luca, avevano fatto, concluso la OTTO ORE da appena 13 ore. 

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