51^ del Mugello: “pensavo fosse una passeggiata”??

28 settembre – Questa è la scritta provocatoria scolpita nel dorso della maglietta-omaggio; ma chiunque ha
partecipato a una delle 50 edizioni, dal 1974, della “più antica d’Italia”, sa che non è così. Forse non lo
sapeva, invece, l’americano del West Virginia Gregory Helbig, che – a quanto si è letto poi sui media – ha
pensato di animare la sua vacanza in Versilia venendo a correre a Borgo San Lorenzo; ma il suo cuore a una
decina di km dall’arrivo non ha retto, e così piangiamo la sua scomparsa. Si sa che all’estero le norme di
partecipazione alle maratone sono meno stringenti che da noi, ma questa è la “penale” che si paga (sia
pure, bisogna ripeterlo, con una percentuale di disgrazie molto inferiore a quella di altri sport, anche
controllatissimi). E d’altronde, persino con tutti i controlli cui siamo sottoposti in Italia, il rischio c’è e lo
sappiamo anche noi supermaratoneti: “io posso attestare – mi disse un medico consegnandomi il
certificato annuale – che oggi il suo cuore è a posto, ma non le garantisco per domani”.
Ciò premesso, diciamo preliminarmente che hanno finito la maratona in 300 (più 14 esteri non competitivi),
in 295 la mezza, con vittorie del marocchino tesserato Parco Alpi Apuane Jilali Jamali (già vincitore alla
maratona di Pisa, dove pure – guarda caso – ci scappò il morto) in 2h35, e della prof riminese 53enne
Federica Moroni, più volte protagonista in gare del Club, che con 2h53 ha migliorato di tre minuti il suo
tempo vittorioso del 2024.
Come noto, ci sono stati parecchi cambiamenti rispetto ai tempi antichi, quando la maratona si faceva il
sabato pomeriggio, con partenza alle 14 altrimenti gli ultimi rischiavano di arrivare al buio, e nel pacco gara
c’era una spalla di maiale. Così era stato per esempio nel 1994, la mia prima e finora unica partecipazione a
Borgo San Lorenzo, dopo di che non ero più tornato (a parte i passaggi lungo il Passatore) soprattutto per il
traffico e i gas di scarico respirati allora.
Ho ripreso in mano la mia agenda del 1994, quando stavo ancora raccogliendo i “punti” per entrare nel
Club: fu solo la mia 35^, in un anno nel quale arrivai a correrne 14, insieme (nel senso di partendo insieme
ma poi andando ognuno al suo passo) con mia moglie Daniela la quale, con 14, quell’anno fu indicata dalla
maxiclassifica di “Correre” come la donna che ne aveva corse di più in un anno! Quelle stesse 14 mi valsero,
sempre secondo “Correre”, il terzo posto in Italia, dietro Govi con 25 e Togni con 17… Davvero altri tempi,
quando valevano solo le maratone “ufficiali”, con esclusine pure di trail e ultramaratone. Quel Mugello
venne una settimana dopo la prima edizione di Egna, 124 classificati: quando Govi parlava di “maratone
consecutive”, all’epoca, intendeva una ogni 7 giorni ☹ (poi però ruppe gli argini inventando quella nel
cortile di casa sua…).
Torniamo a questo 28 settembre, quando arrivando al ritrovo di piazza Dante la prima voce nota che sento
alle mie spalle è quella di Mr 700 Massimo Morelli, che migliora di settimana in settimana e finirà in 5h21,
appena dietro a Mauro Gambaiani che sta “solo” a quota 631 (24 quest’anno, con Passatore, Abbotts way e
Pistoia Abetone in cinque settimane). Altro incontro in piazza: con Sua Maestà Pelagalli, il più forte (con
distacco) tra gli M 75, e il più anziano in gara (un anno in più di Antonio Grotto, due in più di Rosa Lettieri):
ma oggi Pelagalli si presta a fare il pacer delle 4.45 dunque deve limitarsi.
Compare poi la luminosa Greta Massari (deve essere sbagliato l’anno di nascita 1970 che risulta nella
classifica), già seconda assoluta due settimane fa alla 8 ore del Presidente; un paio di foto insieme, e poi via,
e stavolta per il sottoscritto non ce n’è proprio, al traguardo mi rifilerà esattamente un minuto a km.
Si parte alle 9,15, con una temperatura di 18 gradi che ovviamente cresceranno, ma non troppo, complice
un vento fresco che si leverà dopo un paio d’ore. Primi km intruppati in un gruppetto con Gambaiani e il
“Pelatone”, ascoltando discorsi comparativi che richiamano l’antico motto di Lorenzo Gemma, “stasera si
tr**” (Govi, che a quelle cose non pensava proprio, lo chiamava “il trombettiere”). Ma da Vicchio in poi chi
ha cuore e polmoni li usa, e io resterò indietro, a veder passare uno dopo l’altro i pacemaker
abbondantemente predisposti tre a tre. Quelli delle 5 ore (tra cui milita la grande Ilaria Razzolini) non
hanno nessuno al seguito; quelli delle 5.15 ne hanno due verso il km 20, ma non so al traguardo, dove
risultano arrivati in 5.12; quelli delle 5.30 non hanno nessuno e finiranno in 5.28. Evito l’onta di essere
preso da quelli delle 6 ore, tra cui Daniele Zoli che sta arrivando alla cifra tonda di 400 maratone.

Mi stanno dietro di poco altri due consoci e amici di vecchia data: Rita Zanaboni, la fornaia di Cernusco con
585 “tacche”, cui mi accomuna il ricordo del record (mio, non suo!) in maratona di 3h19 conseguito
arrivando insieme a Russi nel 1994 (cioè 31 anni fa, sottolineo; epoca in cui Rita valeva le 3 ore). E Leonardo
Manferdini da Bologna, che mi ha da poco superato come totale di traguardi, sopra i 400.
A chiudere gli arrivi, ricevendo una medaglia finalmente a forma di medaglia, e che nell’incisione riproduce
il disegno stampato anche sul davanti della maglietta, sarà un bel gruppo di “ragazze” del Club, tra le 6.06 e
le 6.19: Liliana Mariani, Marcella Barzagli, Tamara Memmi, Iuliana Iancu e la citata Rosa Lettieri.
Cosa dire dell’organizzazione? La presenza di Fabio Fiaschi è garanzia che tutto si svolge seriamente: km
ben misurati (col chiodino Fidal ben piantato ogni 5 km, e qualche dubbio solo verso la fine), e addirittura
con la riga verdina che dovrebbe indicarci il percorso ideale, o perlomeno orientarci in qualche incrocio (se
non la seguivo a S. Piero a Sieve, che si intrufolava in vicoli senza altre segnalazioni, chissà che non mi sarei
trovato sul percorso della via degli Dei!).
Ad onta della chiusura al traffico proclamata in parecchi tabelloni (e di cui fa le spese un’auto parcheggiata
a 150 metri dal traguardo e rimossa dal carro attrezzi), abbiamo quasi sempre la compagnia delle auto,
tranne che nel suggetivo attraversamento di Scarperia (il punto più bello di tutta la corsa). Gli incroci,
specialmente le numerose rotatorie, sono ben presidiati, con segnalazioni anche “orali” (alla biforcazione
dei 21 km stavo tagliando per la più corta a sinistra, ma l’addetta mi ha richiamato indietro obbligandomi a
fare tutto il giro secondo codice stradale!).
Ristori puntali e abbondanti di acqua, tè freddo, cola, idrosalini, banane, arance, limoni e altro di cui non
usufruisco; idem al traguardo, con l’aggiunta di un “farro-party” in coerenza con uno degli sponsor
principali. Bus navetta per le docce, a circa un km e letteralmente ustionanti, senza possibilità di miscelare
con l’acqua fredda (il trucco che devo usare è quello di aprirne una dopo l’altra e buttarmi sotto quando
l’acqua è ancora tiepida). Il tutto per un prezzo di iscrizione tra i più bassi d’Italia, anche se il pacco gara non
è più quello dell’ante-covid.
Insomma, una gara che merita di sopravvivere, sebbene la sua durezza (400 metri di dislivello) tenga lontani
i grandi numeri: rispetto all’anno scorso, si perdono 44 arrivati nella maratona e 25 nella mezza.
Mi tengo un po’ di energie per tornare indietro sul percorso, all’uscita di Vicchio dove avevo visto il cartello
stradale per Barbiana. Davvero un posto abbandonato da Dio (“Cristo si è fermato a Vicchio”?), forse oggi
ancor più che in quel 1954 quando don Milani vi fu spedito per punizione vescovile, e almeno c’era qualche
abitante e qualche bambino da istruire. Oggi, solo radi turisti. Ci si arriva per una stradina strettissima e
tortuosa, a un certo punto bisogna lasciare l’auto e fare il resto a piedi: ma già in quel vialetto nel bosco, e
poi nello spiazzo dove restano chiesa e canonica (chiuse), e ancor più nel cimitero sottostante dove don
Lorenzo è sepolto insieme a pochi suoi discepoli e tante altre lapidi ormai irriconoscibili, il silenzio ci fa
imparare che quel Cristo fermatosi a Vicchio settant’anni fa riprese la sua croce, sulle spalle di un pretino
condannato a morte precoce, ma dopo aver ricordato a preti, vescovi e cristiani cosa sia applicare il
Vangelo oggi.

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