6/8/12 ore di Lavello: la tradizione di Felice Russo Continua di Alessandro Petrini


Il lunedì mattina il risveglio è stato duro, dopo il tour de force dei giorni scorsi. Venerdì sera sono andato a nanna prestissimo, perché alle 2 della notte di sabato ero già in piedi: dovevo passare a prendere Barby C’è a casa sua e raggiungere insieme l’aeroporto Marco Polo di Venezia. Direzione Brindisi. Lì abbiamo recuperato Alessandro Bellomini e ci siamo fermati nel classico bar pugliese, che più che un bar è una ricarica di energia atomica. Ne riparleremo alla fine, insieme al chilo in più che mi sono portato a casa dal viaggio, ma ci sta.
Ci mancava solo Vanessa, che quella mattina aveva lavorato fino alle 8 e ci ha raggiunti appena ha potuto. Si è presa una brioche al cioccolato nel suo sacchettino di carta e siamo partiti verso Lavello. Due ore e mezza di strada, senza un filo di traffico.
Siamo arrivati alle 12 e un minuto e ci siamo accorti che, per il tempo brutto, la partenza era stata posticipata di un quarto d’ora: la 12 ore, prevista alle 8, era partita alle 8:15. Eravamo quindi abbondantemente in tempo. Quel sabato 31 ottobre gli ultramaratoneti erano arrivati da tutta Italia in Basilicata per vivere una giornata di sport all’aperto, e il meteo ha fatto il suo mestiere d’autunno, tra schiarite e acquazzoni a ripetizione sulla pista ciclabile di Lavello. Il giro è piatto, di 1.052,5 metri, ed è lo stesso su cui la gara si corre ormai da dodici edizioni. La 12 ore era anche Campionato Italiano IUTA di 50 miglia, e a dominarla sono stati Riccardo Conversano tra gli uomini, con 114,722 km, e Simona Oggero tra le donne, con 101,040 km. Sono loro i nuovi campioni italiani: lui ha chiuso le 50 miglia in 7h14’59”, lei in 8h54’47”.
Anche le altre gare hanno avuto i loro protagonisti. Nella 8 ore hanno vinto Giuseppe Mangione, con 68,412 km, e Barbara Loiacono, con 57,887 km: una bellissima gara, nonostante gli acquazzoni. Nella 6 ore, partita alle 14, il più lungo è stato Vito Intini con 59,992 km, e tra le donne Eusapia Petruzzelli con 53,677 km. Chi preferiva distanze più brevi ha trovato la 21 km, vinta da Francesco Griesi in 1h53’12” e da Vincenza Genga in 2h05’35”, e la 10 km, con i successi di Nunzio Renna in 46’52” e Amalia Rosucci in 48’20”.
Ma la cosa più bella di Lavello non sono i numeri. Sono i ristori abbondanti, il pane cotto a legna, la focaccia del posto e soprattutto una grande famiglia, quella del Club Supermarathon, che dà costanza e fedeltà a un appuntamento che non finirà mai. Felice Russo, l’atleta che ci ha lasciato qualche anno fa, lo aveva creato anche per ricordare la moglie scomparsa. Oggi i suoi figli e tutta la sua famiglia tengono viva quella tradizione, in ricordo di lui. Sono tutti amici che si sforzano, con accoglienza e umanità, di far sentire ognuno a casa.
Dopo le premiazioni, Alessandro Bellomini ci ha annunciato di aver prenotato in una super pizzeria, e tutti felici abbiamo chiuso la giornata a tavola, in festa. All’inizio andava tutto benissimo: tavolo pronto, forno caldo, foto di rito, bibite arrivate dopo pochi minuti. Le pizze le abbiamo ordinate alle 21:30. Poi il nulla, fino a oltre le 23:40, quando dopo due solleciti sono finalmente arrivate, con tanto di peperoni bruciati e bordi carbonizzati. Va beh, nessun problema. A parte il fatto che davanti a noi c’erano ancora due ore e mezza di strada per rientrare a Brindisi, affrontate con molta calma e con cambio conducente lungo il percorso, e siamo arrivati verso le 3:40.
Davanti al B&B, dove ci siamo salutati con Vanessa, Barby aveva già il piano di sgombero del pacco gara. Con l’aria di chi ha fatto i suoi calcoli, mi fa: “Cavolo, Ale, io ho il pacco gara con due scatole, una di fagioli e una di lenticchie, due pacchetti di pasta e due birre in bottiglia. Mi sa che in aereo non passa i controlli, li butto”. Figuriamoci. “Facciamo così: le birre a Vanessa, lenticchie e fagioli li prendo io e li porto a papi, e la pasta la prendi tu. Ok, si fa.” Le due bottiglie sono passate di mano a Vanessa sul posto, insieme ai saluti, e il resto del pacco gara si è sparpagliato per tre zaini senza che si buttasse via niente.
Un po’ di riposino, un sonnellino, una doccia, e poi ci siamo avviati a piedi verso l’aeroporto. Colazione nello stesso bar del giorno prima e, prima di partire, una preghiera in una delle chiese più antiche di Brindisi, in ristrutturazione, nei giorni in cui si ricordano i defunti.
Poi l’aeroporto ci ha regalato una piccola scena. Voi sapete che non tollero l’arroganza e le cose scorrette, e proprio lì a Brindisi ne ho vista una. Un signore molto distinto, al check-in, si è sentito dire che il suo sacchettino doveva stare dentro il bagaglio a mano. Con molta eleganza ha provato a infilarlo nella valigia, senza riuscirci, e ha rinunciato: “Niente, non ci sta, lo lascio qui a terra, mi costa meno”. Io, guardando la scena, ho pensato: col cavolo che lo lascia a terra, nella mia valigia c’è spazio. Mi sono offerto, il signore ha apprezzato, e il suo pacchetto ha viaggiato con me fino a Venezia.
All’arrivo voleva persino regalarmi quello che c’era dentro: una scatola di dentifrici. Ho rifiutato con un sorriso, ma il suo “grazie” mi è rimasto addosso più di qualsiasi regalo. Poi tappa al Mc e via verso casa.
Che dire: sempre stupenda, l’avventura. Un gesto piccolo, che non costa niente e a volte vale più di una medaglia: aiutare chi ha un problema, senza chiedere nulla in cambio, e condividere quello che si ha, che sia una valigia o un pacco di lenticchie. E se alla fine ci scappa anche una risata, tanto meglio: nella 8 ore Alessandro Bellomini è arrivato primo di categoria, Barby e Vanessa seconda e terza Assoluta il bello, quel giorno, è stato proprio questo, tra tanti sorrisi smaglianti.
Alessandro

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