Se la memoria non mi falla, come al “Fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello, 22 le edizioni delle gare podistiche di Cagnano.
Era il 15 maggio 2005, quando feci la prima con sul groppone 87 maratone. Tra cui nove Passatore, sette 50 km di Romagna.
Sollecitato dal caro fraterno amico Avv. Mario Nachira di Galatina, che aveva corso la prima in assoluto l’anno precedente.
42 km di tornanti pendenti in andata, ritorno da Sannicandro Garganico. A lato via: tanto bosco animato da cinguetti, pigolii, trilli di merli, fringuelli, capinere, scriccioli.
Tenute, masserie brulicanti di buoi, galline, vari pennuti.
Un’ atmosfera di pace primordiale vissuta in corsa, a stretto contatto con la natura. Si correvano le maratone la domenica mattina. Intervallate da una 50 km nella Foresta Umbra, sino a giungere in cima ad una monumentale statua della Madonna toccante il cielo. Altro anno 100 km con termine massimo le 3 del mattino. La salentina Viviana Verri, pervenne al traguardo simil a gazzella, prima delle donne. Da 6 anni, il vulcanico amico Pasquale Giuliani obbligato ad optare al circuito cittadino di un km per motivi di sicurezza. Da Sannicandro a Cagnano, quasi assatanato Pasquale, avanti e dietro con la moto a proteggerci dal traffico automobilistico, sino alle 23 sulla moto.
6/8 ORE con Stop a Mezzanotte, ormai in essere annualmente nel cuore di un paese da conoscere, scoprire.
Il forestiero, giunto a Cagnano nota a vista uno spiccato senso di coesione sociale comunitaria lungo via Pietro Giannone. Prima di Piazza San Pio, in area parrocchiale giovanissime fanciulle e fanciulli a scuola di danza, abilmente guidate da maestre al ritmo di “Per sempre si” di Sal Da Vinci.
Piazza San Pio Da Pietrelcina con tavolini all’aperto occupati da anziani, che giocano a carte. La sera, gruppi di amici, famiglie in convivio quale momento di condivisione, allegra, socialità. Fuor di dubbio in presenza di realtà civiche diverse, retaggio di antiche usanze, stili di vita. Realtà che continuano a sopravvivere perché si adattano all’ oggi, unendo la comunità nel presente.
Papa Leone XIV scrive “ciò che salva l’umano non è l’autosufficienza potenziata, ma una relazione che libera, una comunione che trasforma”. Pag. 137 dell’Enciclica Magnifica Humanitas.” Lu Caut” (Il Buco), Centro Storico diffuso con proverbi effigiati a muro lungo il dedalo di vicoli ed abitazioni di architettura spontanea di tipo mediterraneo, alternate da “case-grotta”.
Un proverbio recita: “CAGNAN‘ JE’ QUANDA NA TINA,
QUIDD CA C’ FA LA SERA
C’ SAP’ LA MATTINA
Cagnano è quanto una tina
Ciò che succede la sera si conosce al mattino.
I proverbi cantano “SOFIA” greco antico: la sapienza, saggezza, conoscenza della gente.
CHIA SOLD’ PICCA TE’
SEMP CONTA
CHIA MJERA BELLA
TE’ SEMP CANTA
Chi ha poco denaro, lo conta sempre
Chi ha la moglie bella sempre canta
CHIA C’ CVORCA P LI
CRIATUR C’ TROVA U
LETT’ CACAT
Chi si corica con i bambini
Si ritrova il letto sporco
MAMMA E FFIGGHJA
INDA ‘NA BBUTTIGHJA
SOGRA E NORA MANCHI
NDA INA SALORA
Mamma e figlia, dentro una bottiglia
Suocera e nuora nemmeno dentro una damigiana
QUANN’ SCIATA LA
TRAMINDANA. DA TRE IURN
A NA’ S ‘TT MANA
QUANN’ SCIATA LU FAVUGN’
LE TEMP’ ‘ NGRUGNA
Quando soffia la
Tramontana. Da tre giorni
ad una settimana
Quando soffia lo scirocco
Il tempo diventa brutto
Filosofia, saggezza, sapienza nel dialetto di Cagnano, perla del Gargano.
A proposito di filosofia, cito un detto siculo riferito al caro Boris Bakmaz. “Non c’è essere più fetente di chi prega Dio e frega la gente”. Detto incommensurabilmente lontano dalla coscienza vitale, animus dei cagnanesi. Comunità schietta, sincera leale, autentica; permeata su relazioni umane veraci, abituata a dire le cose come stanno e sono. Pasquale Giuliani, nell’ esperire, per iscritto, i ringraziamenti, ha anche motivato la non eccessiva partecipazione alla Sua gara come segue: “Poi la concomitanza organizzata dal club supermarathon, che ha tagliato le gambe agli atleti del nord, che, magari, avrebbero optato per un bel weekend in Puglia. Questo dovrebbe far riflettere i meridionali del club che parlano bene e razzolano male in merito alle manifestazioni organizzate nel sud.”
Vera gioia il saluto scambiato con Don Luca Santoro, per 10 anni parroco a Cagnano. Provetto maratoneta, più volte incontrato al Passatore.
Contento ad avere avuto compagni d’avventura: Canuti Antonio e Rodolfo Antonucci, miei compaesani. Non poco la tripla partecipazione in una 8 Ore stressante, sotto l’aspetto climatico, di tre atleti di un luogo dove il podismo è conosciuto quasi al pari dell’Araba Fenice di Pietro Metastasio…….. che vi sia, ciascun lo dice. Dove sia, nessun lo sa……..
Altri salentini presenti: Margarito Franco, Stefanelli Franco, Picca Cesario, Palama’ Patrizio, Fina Vanessa Elena.
Considero miei maestri Giorgio Calcaterra e Marco Olmo.
Giorgio Calcaterra: “se corri nella giusta maniera, la corsa non è fatica. La corsa è gioia.
Marco Olmo: “La corsa è un’attività che rafforza lo spirito. E’ un modo di guardare la vita fronteggiando i propri limiti e imparando ad accettarli, non superandoli”.
Ho inteso il podismo sempre una gara con me stesso. Il podista è intrinsecamente “solo”. Rivalità, accentuata competizione non mi appartengono, totalmente assenti dal mio DNA. Ho sempre fisso in mente che ho iniziato quale “podista amatore” e tale avrò termine.















