Queste considerazioni fluivano spontanee nella mia mente. Un attimo dopo, una nube coprì il sole, in quel momento allo zenith, rendendo più sopportabile la calura e rafforzando la mia convinzione.
Continuando nella mia lenta andatura, incontrai Denise Quintieri procedente contromano; superata anch’io la curva, ebbi la sgradita sorpresa di vedere, una cinquantina di metri più avanti, Luisa seduta sul bordo della pista: “Non ho più la testa!” mormorava “Mi ha fatto saltare la testa! Non ne posso più di sentirla!”.
Con difficoltà, l’ho convinta a raggiungere il primo ristoro, distante un centinaio di metri, dove poteva riposarsi al riparo del sole e superare la crisi. Stava bene. Non aveva nessun problema fisico: “Non continuo!”, ripeteva trattenendo il pianto “Mi è saltata la testa!”.
“Dai, prova a camminare, sono certo che ce la fai”, la rincuoravo.
“No! Mi fermo! Rimarrò qui fino alla fine della gara”.
Ha bevuto qualche bicchiere d’acqua, e niente più. Ogni tanto ripeteva: “Mi ha fatto saltare la testa! Ora che non mi vedrà transitare sul traguardo, chissà che chiasso farà! Mi ero allenata molto bene, costringendo la mia famiglia a grossi sacrifici!”.
Sono rimasto accanto a lei fino alle 13:50. E’ arrivata l’ambulanza, ma non ha voluto salirci non avendo problemi di sorta. Confermatomi che sarebbe rimasta lì fino al termine della gara, non ho potuto fare altro che andare a completare il mio ultimo giro.
Luisa Zecchino ha vinto la 6 giorni del Pantano e il Campionato Italiano IUTA femminile con 706,135 km, nuovo record della manifestazione e seconda prestazione nazionale; al secondo posto Angela Gargano con 500,878 km, al terzo Marinella Satta con 469,214 km.
La 6 giorni maschile è stata vinta dal fuoriclasse francese Didier Sessegolo con 786,232 km. Campione Italiano IUTA è Stefano Grandi con 588,174 km, al secondo posto Marco Mazzi con 564,927 km, al terzo Giuliano Pavan con 553,23 km. I classificati sono stati 22, 13 gli italiani, 9 gli stranieri, 5 le donne.
La gara di 48 ore è stata vinta da Fausto Parigi, che si è laureato Campione Italiano IUTA con 324,416 km, al secondo posto Aguilar Eduardo Enrique con 302,798 km, al terzo Lorenzo Zingaro con 267,896 km. I classificati sono stati 13, di cui 3 stranieri e nessuna donna.
La 24 ore era valida quale Campionato Italiano FIDAL. Ha vinto Nicolangelo D’Avanzo che, con 228,92 km, ha migliorato il suo personale, confermandosi uno dei migliori specialisti italiani, maturo per la nazionale. Al secondo posto Antonio Tallarita con 196,288 km, al terzo Giuseppe Mangione con 184,62 km.
La 24 ore femminile è stata vinta da Aurelia Rocchi con 175,684 km, al secondo posto Irene Fanculli con 128,142 km, al terzo Laura Failli con 124,058 km. I classificati sono stati 24, di cui 4 donne e 3 belgi.
Nonostante i prestigiosi titoli, pochini sono stati gli iscritti alle tre manifestazioni. Fa pensare il fatto che atleti di paesi situati a maggiori latitudini (inglesi, canadesi, belgi e francesi) non abbiano esitato a scendere a Pantano di Pignola, snobbata dai nostri, i quali sembrano alla ricerca di circuiti più abbordabili in periodi più freschi per ottenere il massimo rendimento con il minino sforzo, scelte che possono essere interpretate come ammissione di gracilità psico-fisica. Luciano Bazzana per riprendersi la migliore prestazione della 6 giorni non aspettò il Balaton dell’anno seguente ma, senza allenamento specifico, si iscrisse alla prima gara che trovò in calendario. Della stessa stoffa è Luisa Zecchino, venuta al Pantano per stabilire la migliore prestazione nazionale.
Marinella Satta ha ben rappresentato la IUTA. Per quanto riguarda la FIDAL, doveva venire un olimpionico di Città del Messico. Chi l’ha visto? Nell’ultimo giorno di gara è apparsa Denise Quintieri; se sia stato un bene o abbia creato solo guai, io proprio non so.
Clicca per le foto (di Michele Rizzitelli)


