onde, siccome suole,
ornare lor si apprestan
la sei ore, al dì di festa, il petto e il crine.
Solca potente le stradine
e su per le salite VITO PIERO,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dì della festa egli ornava,
la sua figura magra e snella
e solea danzar all’arrivo intra di quei
ch’ebbe compagni dell’età più bella.
Già tutta l’aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e torna la salita
giù da’ colli e da’ tetti,
viene dalla luna, vola TALLARITA.
Or la TROMBA dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I maratoneti gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto rumore:
il MARESCIALLO fa gran baraonda,
nessun pensa a un piccolo riposo
perchè stasera si tromba.
Poi quando intorno è spenta ogni altra voce,
e tutto l’altro tace,
odi il telefono squillare, odi gli appuntamenti
del FALEO che correndo
apre bottega e organizza,
e s’affretta, e s’adopra
di fornir una nuova data prima d’arrivare.
Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speranza e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l’ore, ed al travaglio usato
qualcun a Milan farà ritorno
una 42 con le solite strade intorno.
Garzoncello scherzoso,
TOSCO PRATESE
cotesta tua età fiorita
è come un giorno d’allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi,oh MARIO mio, stato soave,
stagion lieta è codesta, tu fai faville.
Altro dirti non vo’; ma la tua festa
ch’anco tarda a venir non ti sia grave
cinquecento son solo metà di mille.
Sabato scorso, nel villaggio “Recanatesco” di Foiano della Chiana, si è svolta la seconda edizione della Sei Ore del Donatore, vinta da un planante Antonio Tallarita, decollato forse proprio dal campo volo di Reggio Emilia. 57 i fanciulli che han giocato per le vie. Come non fare una piccola parafrasi podistica del “SABATO DEL VILLAGGIO” leopardiano, tirando in mezzo i soliti amici buontemponi. Per il resto la luce, le stradine, le chiese, le piazze, le campane, le vecchierelle, i garzoncelli e le donzelle erano perfetti, proprio come li aveva descritti Giacomino Leopardi.
Foiano l’è proprio un bel paesino d’origini antichissime. C’eran gli Etruschi già nel sesto secolo prima di cristo.Ci sono i resti di un ninfeo di epoca romana. C’è un Catello: il castello di Foiano a forma ottagonale, realizzato in mattoni e torri conteso per secoli tra Arezzo e Firenze. Nel 1525 inizia l’opera di bonifica ad opera dei Medici e poi dei Lorena che, nel 1737, succedono ai primi per l’estinzione del casato. Proprio della bonifica sapevo perché, con alcuni amici, avevo fatto con le MTB un sentiero lungo il Canale Maestro della Chiana, un percorso adatto sicuramente anche ad una ultramaratona.
Questo sentiero ciclopedonale del Canale Maestro della Chiana unisce Arezzo con Chiusi e si inoltra fino al sito archeologico del Sodo a Cortona. Un percorso di circa 62 +12 km, attrezzato e protetto per chi viaggia in bici, a piedi, o di corsa. L’antica strada utilizzata per la manutenzione del canale e delle chiuse costituisce infatti un tracciato naturale privo di dislivelli e particolarmente adatto ad un turismo sportivo. Si corre nel cuore della civiltà etrusca e nel segno delle acque in un territorio disegnato dalle forze della natura e dalle mani dell’uomo. La storica opera di bonifica iniziata nel XVI secolo ha trasformato la Val di Chiana in un importante centro agricolo; ancora oggi l’economia locale è fortemente radicata ai prodotti della sua terra. Sono le strade del formaggio, della frutta, dell’olio, del vino e della Chianina. Una storica via d’acqua, tra vere eccellenze che non hanno bisogno di etichette.
Cosa altro dire di Foiano? E’ una Terra di antiche origini che ha avuto la presenza in loco di personalità importanti: da Andrea e Giovanni della Robbia a Luca Signorelli e il Pomarancio. Il percorso della sei ore ha toccato alcune chiese dove son custodite delle opere dei Della Robbia, anzi sembrava di correre in un piccolo museo robbiano. Queste sono le Opere Maggiori che si possono vedere a Foiano: “La Madonna della Cintola nella Collegiata di San Martino, la “Madonna con il Bambino” nella Chiesa di S. Eufemia, “l’Ascensione” nella Chiesa di San Domenico, il nucleo detto delle “Pie donne” e il “Cristo contornato da angeli” nella Chiesa di San Francesco. Il Cinquecento ha lasciato a Foiano, nella Collegiata di San Martino, anche una grande tavola dipinta da Luca Signorelli raffigurante “l’Incoronazione della Vergine”. A cavallo tra il Cinquecento ed il Seicento, Antonio Cercignani, detto “Il Pomarancio” (1562-1629), è attivo a Foiano, dove lascia due grandi dipinti, un olio su tela che rappresenta “La SS. Trinità con Angeli e Santi”, nella Chiesa della SS. Trinità, e la “Madonna e Santi”, collocato nella chiesa della Collegiata”.
Correre all’interno di questo paese è affascinante. Ci sono queste famose sculture e dipinti. Ci sono, chiese, castelli, piazze e palazzi, dove tutto è armonico e caldo come il tono dei mattoni in cotto. E’ stato singolare sfiorare tanti capolavori e accarezzare i tanti vasi di piante da ornamento in cotto messi dai padroni di casa in strada. Ciò dava al paesino una aspetto familiare, domestico, conosciuto da sempre. Poi è stato curioso, mentre giravamo su questo chilometro preciso, sentire come i due gruppi musicali, così diversi e opposti, si posizionassero quasi guidati da un satellite, sempre agli antipodi del circuito. Da una parte, una potentissima banda di percussionisti, veramente preparata che accompagna anche il famoso Carnevale locale: i MASQUERADA .
Dall’altra parte, un coro di voci bianche dolcissimo quasi sussurrato, del quale non son riuscito a farmi dare il nome, sembravano degli Angeli inseguiti da quei diavolacci coi tamburi, ma che facevan elevar lo spirto ad ogni giro.
Angeli vidi nella prima luce
tra la rugiada curvarsi,
cogliere e volar via con un sorriso:
crescon per loro i fiori?
Angeli vidi quando il sole infuria
tra le sabbie roventi,
cogliere e volar via con un sospiro:
ed i fiori avvizziti con sé portano.
EMILY DICKINSON
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)


