Ci aspetta un folto, vivace gruppo di runner siciliani capeggiati da Salvo Piccione, che non incontravamo da parecchio. Ci raccontano della loro magica Isola e con rammarico delle poche gare che ci sono laggiù, la voglia di fare e le difficoltà. Penso che ci siano dei flussi di coscienza che si ripetono ad ogni latitudine, gli dico che anche al nord c’è qualche difficoltà.
Dopo cena, andiamo sul lungomare che sarà scena della Sei Ore dell’indomani. Un bellissimo viale lungo quasi 5 km recentemente ristrutturato. Io e Piero facciamo una passeggiata, mentre il libeccio ingrossa le onde. Incredibile tutto chiuso, buio e nemmeno un’auto o un fantasma. Solo vento e onde. Qualche persiana che sbatte, qualche ramo che cigola e i cespugli che rotolano come in Arizona. Decidiamo di esplorare i confini dell’universo in auto. Attorno c’è una grande selva chiamata “Bosco Pineto”, che si estende per circa 9 km lungo la costa, penetrando verso l’interno del territorio per oltre 300 m. Dicono che ci siano delle dune fossili di interesse naturalistico e scientifico, ma davanti a noi solo il buio siderale e villette chiuse. La cosa interessante, guardando il navigatore, sono i nomi delle vie, sembra di essere su una navicella spaziale e viaggiare negli anni 60 e 70 durante l’emozionante corsa allo spazio. Si gira per le vie seguendo una rotta di esplorazione silenziosa e lentissima ripassando la geografia lunare, assieme a vecchi ai nomi di astronauti statunitensi e sovietici: Gagarin, Lem, Gemini, Mare della Tranquillità, Apollo, Laica, Armstrong… La nostra Prius diventa un veicolo per missioni spaziali che, dopo una lunga missione, attracca alla stazione del nostro spettrale albergo ai confini della Galassia: in via Sputnik.
L’indomani è una splendida giornata, la gara inizia alle 14:00 e abbiamo tutto il tempo di fare i turisti. Un lungo giro per la cittadina, ma non cambia nulla dalla notte al giorno. Tutto è deserto nella luce abbagliante del mattino. Così decidiamo di puntare sul capoluogo Castellaneta a 9 km, patria di Rodolfo Valentino. Andiamo in cerca del Museo a lui dedicato. E’ piccolo ma c’è veramente tutto.
Un’altra curiosità, di cui si va in cerca, sono le gravine. Queste sono pareti carsiche alte fino a 300 metri, ognuna battezzata con un nome proprio, che facevano da difesa e confine. Dentro le pareti si aprono delle grotte importanti dal punto di vista storico e archeologico. Questi i nomi delle Gravine della zona. La Gravina del Porto, nei pressi di Montursi al confine con Gioia del Colle. La Gravina di Coriglione, in cui è presente l’insediamento rupestre di Santa Maria di Costantinopoli. La Gravina di Santo Stefano, con l’omonimo villaggio rupestre.
Il “paese vecchio” sorge sul ciglio della Gravina di Castellaneta ed un tempo era delimitato da spesse mura che cingevano il paese. Il centro storico ha una pianta medievale, con vicoli e stradine molto strette dove ci si perde volentieri nel chiaroscuro della luce del mattino. A volte si allargano in alcune piazze dove lo sguardo si allarga sulle facciate barocche. Ecco la Cattedrale di San Nicola del 1220 poi rimaneggiata. Il vicino Palazzo Vescovile del 1700 e il Palazzo Baronale, sede storica del potere politico, trasformata prima in seminario poi in convento delle Monache clarisse. Camminando, tanti i palazzi signorili di blasonate famiglie che hanno vissuto qui: D’Alagni, Lagroia e Frisini, il Palazzo Catalano con la sua facciata orientaleggiante e il Palazzo Sarapo con il portone barocco. Il centro del paese è la Fontana Monumentale in piazza Umberto Primo del 1871, mentre è veramente brutto il monumento a Rodolfo Valentino del 1961 in maiolica: irriconoscibile l’illustre attore.
Torniamo al mare, la corsa sta per iniziare. Circa 200 i partecipanti. S’inizia con un bellissimo pasta party su di una terrazza sul mare. Il vento è calato e il sole è alto. Arrivano quasi tutti gli amici del sud. Grande assente Massimo Faleo, coadiutore dell’organizzatore e anima di molte di queste belle gare in giro per la Puglia. All’ultimo minuto, gravi problemi familiari lo hanno fatto desistere. Arriva l’organizzatore, Julius Ianniti, che prende il microfono e ci affascina con fluente eloquenza di come è nata la corsa e quali sono i suoi propositi. Oltre a farci correre, anche fare del bene, devolvendo parte dell’incasso per l’acquisto di un defribillatore da donare a una scuola di Castellaneta. E’ incredibile come Iulius abbia potuto far pagare 15-20 euro ed avanzare anche qualcosa per la beneficenza, pagandosi il chip, i giudici, l’ambulanza, due pasta party, la medaglia, una trentina di coppe, la maglietta, un pacco gara con 10 arance, mezzo litro di vino, succo di frutta, acqua e tre confezioni di dolcetti, un ristoro con ogni ben di dio, il posizionamento di un bilico di transenne, casetta spogliatoio e gonfiabili. Non so darmi una risposta: le vie del Paradiso sono infinite.
Il via viene dato alle 14:00. Il percorso ha come centro appunto il bar “Il Paradiso” e occupa un chilometro dei 5 del lungomare degli Eroi del Mare, lungo in totale circa 5 km, con stabilimenti balneari, spiagge libere e discoteche tutte chiuse e lasciate a svernare sotto una spessa coltre di sabbia e salsedine. Oltre alle sei ore, c’è anche la maratona, che viene fatta partire separata 200 m dietro il gonfiabile da dove partono tutti quelli delle sei ore.
I primi giri sono in tutta tranquillità. Poi i garministi cominciano a mugugnare chiedendomi quanto ho fatto, quanto vado, quanto farò, facendomi partecipe delle loro trigonometrie celesti. Rispondo a tutti che mi onoro di essere l’ultimo della maratona e che occorre sostenere l’iniziativa metro più metro meno. Ma le domande crescono ad ogni giro e qualcosa forse non va davvero, fin quando lo speaker e Iulius annunciano che il posizionamento errato di una transenna ha falsato il conteggio fatto da Tempogara, la ditta che si occupa dei rilevamenti cronometrici. Partono i giudici con la rotella a rimisurare il percorso. Vengono rimessi a posto sia transenna che rilevamenti. I censori stian sereni perché di fatto si è corso certamente di più. Sia il mio Garmin che quello di altri che han fatto la maratona, alla fine segnavano più di 49 km e le mie gambotte li sentivano tutti. Alla fine altro pasta party con abbondanti premi per tutti.
Tra le cose interessanti, avvenute durante la gara, da segnalare il fatto di aver conosciuto Pasquale Brandi che ha attirato la mia attenzione per aver corso trascinando un pneumatico come si dannasse in qualche girone infernale. Affascinante il racconto dei suoi supertrascorsi africani con Zitoway, la Marathon de Sable e la 555. Strabiliante la spiegazione del supplizio a cui si sottoponeva: tirare la ruota con le catene serviva per abituarsi al traino di una slitta nello Yukon, una regione occidentale del Canada, dove parteciperà il prossimo mese ad una gara in autosufficienza trainando una slitta con generi di prima necessità. Si è meravigliato del fatto che conoscessi molto bene quei luoghi essendo passato molte volte per Whitehorse la capitale dello Yukon sia a piedi che in bicicletta. Nel video allegato, Pasquale spiega tutto chiaramente. Per chi ama il freddo e vorrebbe approfondire, si tratta della Yukon Artic Ultra. C’è la Maratona, la 100 Miglia, la 300 e la 430 miglia. Pasquale è iscritto alla 300 miglia da Whitehorse a Pelly Crossing. Tra gli iscritti ho visto parecchi italiani, tra l’altro una coppia di Brovello Carpugnino, un paesino vicino al mio, segno che il Richiamo della Foresta di Jack London è ancora vivo e questi tipi di gare accendono emozioni uniche. Sicuramente un’esperienza estrema e pericolosa dove è vietato perdersi e farsi male pena l’ibernazione. La gara partirà il prossimo 8 Febbraio e mentre i gli orsi sono il letargo i lupi sono all’erta, per cui Pasquale in “Bocca all’Orso!”.
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)


