A fine gara, Piada e Cassone Party con birra, ottimo anche per i vegetariani per assenza di strutto e con ripieno di verdure.
Le recenti piogge che hanno allagato qualche tratto rendendolo impraticabile costringono gli organizzatori ad accorciare il circuito da 3,400 a circa 2,100 km. Per la maratona occorre completare 21 giri pari a 43,550 km. Si corre all’interno di un Parco fra il verde dei prati e costeggiando una cava di sabbia e ghiaia. Il traguardo è ubicato accanto all’antico Mulino Sapignoli, ora convertito a museo e meta di visite guidate.
Il percorso è vario, composto da stradine bianche, erba e terra, compatto ma non troppo nelle parti erbose. La Piadina richiama maratoneti romagnoli, ma anche altri atleti dalle regioni vicine.
Come a Salsomaggiore, corro i primi giri insieme a Lorenzo Gemma che dopo tanti anni ha rinnovato il proprio cliché. Da “stasera che si fa, si tromba”, con cui ci ha deliziato durante le sue 700 e passa maratone, ora, data l’età avanzata, è prodigo di consigli. L’ultimo suo grido di battaglia “chi è davanti a me non tromba”, suggerisce un passo meno veloce se si vuole conservare qualche chance di residua virilità.
Concludo i primi 12 giri con Lorenzo in tre ore e ne restano tre per completare gli ultimi 9. Sembra facile, ma la fregatura è in agguato. Il percorso, piacevole all’inizio, lo diventa meno dopo la terza ora, quando legamenti, tendini, muscoli, menischi, cartilagini ed articolazioni varie iniziano a gridare vendetta. Mi fa male anche un ginocchio e, dopo averci pensato molto – tiritiritu, tiritiritu – alla scadenza della 5^ ora rompo gli indugi e abbandono.
Tre ritiri nelle prime sette gare dell’anno, un apprezzabile risultato foriero di grandi speranze future! Chi ben comincia…
A fine gara, il giudizio della maggior parte dei partecipanti è unanime: percorso bello ma duro, assimilabile ad una lunghissima campestre.
Due parole sulle regole. Nelle 6 ore competitive, alla scadenza del tempo regolamentare i concorrenti lasciano sul terreno un testimone per misurare la porzione di giro ultimata.
Altre organizzazioni consentono invece di concludere il giro in un certo tempo massimo, in genere inferiore a 6 ore e 15.
Alcuni stimano la distanza percorsa nell’ultimo giro fino allo sparo sulla base della velocità media dell’atleta.
E alla Piadina? “Il giro non concluso alla scadenza delle 6 ore non sarà conteggiato”. Questo è ciò che segnalano in partenza. Regolamento un po’ penalizzante, ma … “dura lex sed lex”. Quando mi rendo conto di non riuscire a concludere il 21^ giro in tempo utile, mi ritiro.
Dopo una doccia calda che mi riconcilia con la vita, torno sul campo di gara per il Piada e Cassone Party.
Trascorse 6 ore, alcuni atleti passano il traguardo e continuano a correre. Un giudice stabilisce una tolleranza di 15 minuti, un altro afferma che saranno classificati tutti quelli che sono ancora sul percorso. Gli organizzatori confermano quanto annunciato in partenza. Vedremo come va a finire.
Insomma, “buona la prima” ad eccezione del rebelòt relativo alle regole. L’organizzazione, alla sua prima esperienza sulla 6 ore, sarà certamente in grado di eliminare queste non conformità nell’edizione del prossimo anno.
Clicca qui per le foto (di Mario Liccardi)










