Soffia il vento nella penisoletta di San Rocco, e si gonfia la bandiera francese che sventola superba su Fort Carrè. Volano i cartelloni pubblicitari, traballa l’arco gonfiabile, indietreggiano gli atleti. L’unico concorrente che il vento non riesce a smuovere è il n° 6 Antoine Christophe. Il vento viene certamente dall’Italia. Se spirasse un vento marcato nucleare, verrebbe pure dalla Penisola priva di centrali.
La gara è nel mezzo del suo cammin. Comincia ad intravedersi lo striscione dell’arrivo, ed è scomparso all’orizzonte quello della partenza. Il vento spiri prospero a poppa dei partecipanti fino al traguardo ed allevi le loro sofferenze! Saranno ancora durissime, tiene a sottolineare il veterano Aldo Maranzina. Appaiono già, per la fatica, le prime posture cifotiche, scoliotiche ed in banting laterale destro e sinistro.
Gridi felici di scolaretti hanno movimentato la faticosa giornata degli ultramaratoneti. Sotto la guida attenta delle maestre, si sono sparpagliati nell’impianto sportivo, ed hanno lanciato giavellotti, pesi e saltato asticelle. Mi dicono che gli impianti sportivi, situati ai piedi di Fort Carrè, siano tra i migliori di Francia.
Sono trascorsi tre giorni, e non ho aperto nessuno dei libri che mi ero proposto di leggere. Ai bordi della pista non si fa niente, e si è sempre occupati. Spero di leggermi tutto di un fiato “Fino all’ultimo fiato” di Andrea Accorsi.
Il sole sta tramontando, Nizza è già illuminata. C’è aria di pioggia. Il vento continua a sibilare. Buon vento stakanovisti!.


