Correndo passo dopo passo e ripassando a memoria questo famosissimo canto, naturale è salita questa parodia, non solo come divertimento intellettuale, ma anche come strumento motivante, un buon esercizio di esplorazione e forma di conoscenza di questa parte nascosta della nostra Italia.
Dal canto terzo dell’Inferno
Per me si va ne la città di Curinga,
per me si va ne l’eterno dolore,
per me si va in salita, qualcuno spinga.
La sfida mosse ogni corridore;
il caldo agosto e l’estate,
podismo potenza del primo amore.
Dinanzi a me tante salite create
sperando che io in eterno duro.
Lasciate ogni speranza, voi che entrate.
Queste parole di sudore sicuro
vedo scritte ad ogni giro che mi porta;
e chiedo: «G.B., Maestro, perché è così duro».
Ed elli a me, come persona accorta:
«Qui si convien lasciare ogni sospetto;
ogni viltà convien che qui sia morta.
Noi siam venuti al loco ov’io t’ho detto
che tu vedrai le genti operose
veloci più di quel che dice l’intelletto».
E poi anche lui correndo, avanti si pose
con lieto volto, ond’io mi confortai,
mi mise dentro a le segrete cose.
Sospiri tanti, qui ci siam messi nei guai
risonavan per le vie a le prime stelle,
e io tra di me dicevo: “Mollare mai”.
Diversi dialetti, tante favelle,
parole di dolore, accenti d’ira,
Passi veloci, tendini a fior di pelle.
Al gonfiabile gran tumulto, si gira,
si allungano i tempi nonostante la grinta,
si guarda il tabellone e ci si ispira.
E io lento che correvo come una donna incinta,
dissi: «G.B., Maestro, cosa io odo?
Mi sembra che nessuno la dia vinta!».
Ed ei a me: «Quale misero modo
hai tu di correre come coloro
che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo.
Ti mischi a quel cattivo coro
di runner di pianura poco ribelli
che dalla scrivania vedon il cielo da un foro.
Qui non si corre per farsi belli,
ma per provare se l’inferno ti riceve,
e che la gloria non spetta solo a quelli».
E io: «G.B., Maestro, la salita non é breve.
E ora che si va alla fine la fatica si fa forte?».
Rispuose: «Ti dirò molto in breve.
Questi non credon nella sorte,
e la lor cardiofrequenza è tanto bassa,
che spingon ogni giro fino alla morte.
Non ce la farai mai a inseguire questa massa;
misericordia e umiltá però ti insegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa».
Clicca qui per le foto (di Michele Rizzitelli e Paolo Gino)



