6^ TOURING MARATHON “LUPO SPORT” – ROCCA SAN GIOVANNI (CH)

Valentino Caravaggio ha accolto il popolo delle lunghe, capitanati dai valorosi Sergio Tampieri e Beppe Togni, nella degna cornice di Piazza degli Eroi. Rispondeva con un sorriso rassicurante ai saluti che gli venivano tributati come padrone di casa, quasi a voler addolcire la pillola ( meglio, la supposta) che aveva confezionato. In realtà, con il senno di poi, a leggere bene la locandina a colori che aveva distribuito, era intuibile che il percorso sarebbe stato:

  1. a)all’altezza del valore atletico dell’organizzatore;
  2. b)su misura per supermaratoneti rotti ad ogni esperienza;
  3. c)nelle migliori tradizioni di un territorio diventato miniera per la nazionale della 100 Km.

L’unico rimprovero che gli si può rivolgere è quello di non aver indossato scarpette, pantaloncini e di aver fatto tribolare soltanto gli altri. Ha vestito con competenza i panni dell’organizzatore, dimostrando d’essere vincente anche in tale ruolo, e mettendo allo scoperto altre insospettabili doti. Per rendere la vita meno amara ai concorrenti ha usato non solo il sorriso, ma anche l’ironia, l’umorismo e la….poesia.

La maratona è appena iniziata, i muscoli sono freddi e rigidi, la mente non è ancora entrata in tema, e Valentino ti appioppa come aperitivo una salita verticale come una parete, che al solo guardarla incute la tremarella alle gambe, dove ha collocato un cartello: “Benvenuti in Abruzzo…!”. E via per saliscendi asfaltati e sterrati, per discese rompicollo e per salite che spingono il cuore in gola. Nel mezzo della gara, alle pendici del colle più duro, ti pone sul ciglio della strada una grande scritta: “Sempre caro mi fu quest’ermo colle…”, ed allorquando la pendenza diventa tanto ripida che se non ti aggrappi ai cespugli c’è il rischio di rotolare a valle e, non avendo la forza di alzare lo sguardo, hai la testa china quasi a toccare l’asfalto, è su di esso che ti scrive a caratteri cubitali, in modo da poter essere letto anche da chi ha la visione tremula per la fatica: “Ora viene il bello…”.

In compenso, bello è il paesaggio e la natura del territorio. Si corre fra viti coltivate a tendoni, spighe di grano pronte alla mietitura, ed in una pineta alta sul mare azzurro. Ci si rende conto ancor di più di vagare in un ambiente incontaminato, quando percorriamo un cavalcavia che sovrasta l’autostrada, da cui esalano i vapori velenosi della tanto amata-odiata modernità.

Verso il 30° Km. s’intravede la Rocca, quindi al 33° Km. si entra nell’accogliente cittadina. Uno pensa che i giuochi siano fatti e che il supplizio sia finito. Ed invece…in cauda venenum! I residui 9 Km. corrispondono a sette giri di circuito cittadino, in cui c’è di tutto: scale, scalette, scaloni, discese, scivoli, pendii, salite, curve, controcurve e…qualche rettilineo piano.

Per Mario Fattore, giunto secondo, questa maratona è stata più dura di quella dell’Etna. Non esageriamo! La verità è che sul Vulcano ha vinto, ed il successo ha fatto dimenticare la fatica!

Valentino s’illudeva d’essere riuscito ad abbattere la forte fibra del popolo delle lunghe. Ha ricevuto una risposta immediata: verso le ore 23, Marina Mocellin, Vito Piero Ancora, Massimo Faleo ed il Trombatore s’alzano dalla tavola imbandita nella stradina del paese e m’invitano a seguirli alla 50 Km. sull’Adda, in programma l’indomani mattina a 600 Km. di distanza. Li ho lasciati andare, avendo preferito al fiume il mare, anche se quello di Barletta non è insignito della bandiera blu come il mare di Rocca San Giovanni.

Infine, ma non ultimo, un ringraziamento alla Lupo Sport per aver messo in vetrina un altro gioiello dell’Italia minore.

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