Poi per una serie di circostanze forzose entra nel clan calabrese della mafia Marsigliese, sempre in guerra col clan dei Corsi e i Catalani. Coraggioso e incosciente, buon pugile, fa carriera nella mala marsigliese spietata e sanguinaria. Di avventura in avventura continua ad amare Baudelaire e scopre anche il surrealista André Breton. Questa la frase clou che segna il romanzo: «Noi vi vogliamo bene. E vi stimiamo. Perché quando è venuto il momento di fare la parte vostra, non vi siete tirato indietro! Non dimenticate, però, che un conto è nascere negro, un altro conto è tingersi di nero per stare fra i negri!».
Ognuno di noi ha la propria idea di Marsiglia. La sua reputazione di caotico porto di mare, patria del vizio e della criminalità ritratti in tanta letteratura e cinema, non basta a descrivere la sua appassionata vita. Un altro scrittore di Noir famosissimo che viene chiamato il Maigret marsigliese è Jean-Claude Izzo. Nella sua “Trilogia Noir” vive il forte senso di libertà che ha caratterizzato la storia di questa eccezionale città fin dalle sue origini, favorita da una fusione incessante e creativa di culture multietniche. Il Porto Vecchio, nel quale i primi coloni greci entrarono con le loro galee per farne una base di commercio, è tuttora il centro vitale della città. Marsiglia ha tanti misteri e 300 giorni di sole l’anno. Il Grand Bleu di quel mare onnipresente che la abbraccia su tre dei quattro lati è il colore giusto. La città più antica di Francia, 26 secoli di storia, Massalia per i greci, Massilia per i romani: ha dato i natali tanto a Petronio, l’autore del “Satyricon” e arbiter elegantiae alla corte di Nerone, quanto ai gangster corsi Paul Carbone e François Spirito, che negli anni Trenta la trasformarono in una Chicago di Francia e poi ispirarono il mito gaglioffo di “Borsalino”; a Edmond Rostand, cantore del “Cyrano de Bergerac”, e a Zinédine Zidane, idolo di una città che del calcio ha fatto una religione. Ha incrociato tutti i Sud del mondo, ha sangue scuro e viscere profonde. Marsiglia è piena di storie. Cosmopolita e mediterranea, spalancata verso il mare, al resto della Francia volta le spalle. Immersa come per caso tra Provenza e Costa Azzurra, splendide ma implacabilmente leziose, assurde come sfondo per questa “belle rebelle” insolente. Seconda solo a Parigi, in lotta con Lione. Primo porto francese, Marsiglia è centro reclutamento della Legione Straniera, città meticcia come nessuna: ma anche Capitale europea della cultura per il 2013. Protagonista di quella che è forse la più ambiziosa operazione di rinnovamento urbano d’Europa: 7
miliardi di euro investiti nel progetto Euroméditerranée, che sta rimodellando il fronte sul mare e tutte le aree retrostanti dal Vieux Port alla parte più a ovest della baia. Qui i moli saranno sovrastati da una passerella che collegherà la Cattedrale della Major alla Cité de la Méditerranée. Le Corbusier, qui immaginò nuove architetture urbane, nuovi skyline, nuovi fronti del porto. Lo studio di Norman Foster è impegnato proprio in questo, nel rimodellamento del Vieux Port per decongestionarlo dal traffico (le corsie per le macchine, prima nove, sono scese a due) e crearvi una delle più grandi aree pedonali d’Europa, costo 45 milioni; il giapponese Kengo Kuma ha progettato il Frac; Stefano Boeri l’audace “L” rovesciata di Villa Méditerranée; Zaha Hadid la torre di 32 piani di vetro e acciaio della società Cma-Cgm sul quais d’Arenc; Jean Nouvel costruirà La Marseillaise, uno dei grattacieli che nei prossimi dieci anni trasformerà in una piccola Manhattan sul mare l’area dei quais d’Arenc, insieme a quelli progettati da Yves Lion e Jean-Baptiste Pietri; Massimiliano Fuksas completerà nel 2015 gli uffici, gli hotel e le sale cinematografiche di Euromed Center (fonte: l’Espresso).
Un Popolo cosmopolita è attirato in città dalle promesse dell’eccitante capitale della cultura europea, ci sono i “bobò” (borghesi-bohémien), che scelgono la zona della Plaine e il suo mercatino ovviamente ecosolidale; i “frichistes”, che ruotano intorno al mondo alternativo della Friche Belle de Mai, antica manifattura di tabacchi diventata polo culturale; poi c’è quella dei parigini, che scendono al sole col TGV in tre ore e non se ne vanno più; quella degli italiani, che da Marsiglia sono attratti da sempre, per amore o per forza, erano 16 mila nel 1851, 90 mila nel 1901 (oltre il 18 per cento dell’intera popolazione, e nel quartiere del Panier un abitante su quattro) e oggi ci tornano di nuovo: giovani e laureati che in patria non trovano nulla, qui almeno una promessa. Io ci vengo per correre.
Sabato 30 novembre 2013 infatti si è svolta una manifestazione podistica. 6 ore, 24 ore, maratona “speranza contro la mucoviscidosi”. Solo 11 i partecipanti alla maratona. Poco di più i partecipanti alla 6 e 24 ore. Teatro della manifestazione il fantastico parco sul mare del Castello di Borely.
Costruito nel 1766 da una ricca famiglia di commercianti occupava un rango invidiabile a Marsiglia, era la casa di campagna dei Borély, oggi indicata con il nome di castello, era indubbiamente la più grande e la più bella dell’epoca, proprio come desiderava Louis Borély. Una parte della proprietà venne riacquistata dalla città a metà del XIX secolo. Dopo avere per lungo tempo ospitato un Museo di Archeologia, il castello è stato ristrutturato nel 2008. Il parco di 17 ettari con un lago, un giardino “alla francese”, un roseto, un giardino botanico, oasi d’ombra e piste ciclabili, è un giardino pubblico molto apprezzato dai marsigliesi. Situato tra l’Huveaune, il mare e il campo di corse, esso si trova nel cuore del nuovo sviluppo urbano che ne aumenta ulteriormente l’attrattiva: base di canoa/kayak
sull’Huveaune, campo di allenamento da golf al centro dell’ippodromo e immensa pista circolare riservata ai pattini, agli skateboard e ai runner. Abbiamo corso proprio qui, su un anello di un chilometro tra il castello, il giardino botanico, le fontane e il mare. Gran finale, un tramonto dorato sur la plage….
Qui tutto si placa. Non c’è posto per la struggente nostalgia e il rimpianto per la patria lontana, sentimenti di cui è pervasa la poesia “Le Cygne” di Baudelaire. Immerso nello spettacolo del mare, l’atmosfera è quella dell’Homme et la Mer…
|
L’Homme et la Mer
Homme libre, toujours tu chériras la mer! La mer est ton miroir; tu contemples ton âme Dans le déroulement infini de sa lame, Et ton esprit n’est pas un gouffre moins amer.
Tu te plais à plonger au sein de ton image; Tu l’embrasses des yeux et des bras, et ton coeur Se distrait quelquefois de sa propre rumeur Au bruit de cette plainte indomptable et sauvage.
Vous êtes tous les deux ténébreux et discrets: Homme, nul n’a sondé le fond de tes abîmes; O mer, nul ne connaît tes richesses intimes, Tant vous êtes jaloux de garder vos secrets!
Et cependant voilà des siècles innombrables Que vous vous combattez sans pitié ni remords, Tellement vous aimez le carnage et la mort, O lutteurs éternels, ô frères implacables! |
L’Uomo e il Mare
Uomo libero, amerai sempre il mare! E’ il tuo specchi il mare; contempli la tua anima nell’eterno srotolarsi della sua lama, e il tuo spirito non è un abisso meno amaro.
Ti piace tuffarti in seno alla tua immagine; l’abbracci con gli occhi, le braccia e il cuore talvolta si distrae dal suo proprio rumore a quel suon di lamento selvaggio e indomabile.
Voi siete ambedue tenebrosi e discreti: Uomo, nessuno ha sondato i tuoi abissi fondi; Mare, nessuno conosce i tuoi tesori profondi, tanto siete gelosi nel serbarne i segreti!
Eppure, ecco, che da innumerevoli secoli vi combattete senza pietà né abominio, talmente amate la morte e lo sterminio, o lottatori eterni, o fratelli implacabili! |








