2016 – 7 agosto 2016 – Una domenica particolare sul Lago d’Orta

L’ideatore ed organizzatore della plurima competizione, Paolo Gino, quest’anno ha pensato bene di non partecipare alle gare per dedicarsi con il massimo dell’impegno alla buona riuscita della manifestazione e devo dire che, per lo meno nella seconda giornata di gara, quella a cui ho preso parte, è filato tutto per il meglio ed il menzionato ha, in quest’occasione, veramente superato se stesso.

I tre ristori, come nelle scorse edizioni, puntuali e ben distribuiti sul percorso, si presentano ricchi di abbeveraggi e di cibi solidi appropriati per l’adeguato reintegro delle carenze energetiche e della sete di ogni singolo partecipante.

Non ricordo di aver mai notato, in altre gare, l’indicazione della distanza compiuta chilometro dopo chilometro ed eguale abbondanza di frecce direzionali, per cui risulta del tutto impossibile perdere la via. Inoltre pietre, radici, spuntoni di muretto e gradini sporgenti, tutti ben evidenziati da un’abbagliante vernice arancione, visibile anche nei tratti più angusti ed ombreggiati. Attraversando le zone più insidiose di sentiero, mi sono immaginata Paolo, in un lontano pomeriggio, chino a dipingere con amorevole cura parte di quel territorio che ha ormai fatto suo, per agevolare il maratoneta più stanco e distratto.

La partecipazione di atleti stranieri è quest’anno superiore agli anni scorsi, a testimoniare l’importante presenza del nostro Club nell’ambiente podistico delle lunghe distanze del mondo intero.

Questa edizione si presenta come una nuova sfida, in quanto mai prima d’ora al mondo era stata pensata una “20 in 10” e chissà se questa ardua impresa verrà portata a compimento, impresa che fin dal primo giorno ha causato grande spossatezza e cali di prestazione anche all’atleta più preparato.

Pure la “10 in 10” è una competizione per uomini duri, con la quale non ho mai trovato il coraggio di confrontarmi, ragion per cui la mia adesione alla singola maratona provoca in me un sottile senso di inadeguatezza, già riscontrato ogni qual volta prenda parte ad una gara di levatura minore rispetto a quella principale: la propria prestazione appare in qualche modo sminuita ed adombrata, non ci si sente idonei, inconsciamente si cercano delle giustificazioni.

002Come ben sappiamo, per avervi già partecipato negli anni passati, si compiono due giri identici della lunghezza di una mezza maratona, o meglio quattro mezzi giri da dieci chilometri e mezzo, due volte risalendo verso nord, da Gozzano fino a Ronco, e due a ridiscendere, in direzione opposta, lungo la sponda occidentale dell’Orta. Il continuo incrociare di figure amiche si trasforma da subito in forte stimolo e grande incitamento reciproco.

Il terreno è misto, con tratti sterrati ed altri su asfalto, e l’andamento è mosso, con alcune delle salite e successive discese decisamente ripide, anche se brevi.

Si costeggia quasi sempre il lago, che ha la capacità di infondere sicurezza e di restituire la certezza di trovarsi sulla retta via. La sua sponda è ricca di spartane spiagge comunali, di spiagge private e di quelle assolutamente più snob, site nei giardini di amene villette dall’elegante prato all’inglese.

Nel primo giro si godono i colori accesi e sinceri che caratterizzano le prime ore della giornata, il blu intenso del cielo, la pacatezza dell’acqua che riflette fedelmente le adiacenti verdissime colline, le spiaggette deserte, la frescura mattutina, il profumo dell’erba ancora umida, il silenzio della solitudine e dell’assenza di vita, tuttora assopita e celata all’interno delle abitazioni dalle imposte ancora ben serrate.

Nel secondo giro il paesaggio si popola di persone, spesso accompagnate dai loro cani fedeli, le spiagge si gremiscono, i parcheggi si affollano di auto, il sole si alza in cielo e scalda l’ambiente, sebbene la temperatura permanga mite anche nelle zone meno riparate dalle fronde, complice la brezza leggera che si alza dalle acque divenute crespe. L’aria s’impregna dei profumi delle griglie sulla sabbia, dei sughi e degli spezzatini provenienti dai centri abitati e dell’intenso aroma del pesce cucinato nei vicini ristoranti. Ad infrangere questo stato di benessere che permea lo spazio, sopraggiungono molesti gli schiamazzi della gente e sgradevoli gli scarichi delle auto.

Durante la maratona, mi si manifestano dinnanzi ad una ad una, eteree, le mitiche creature e le affascinanti presenze degli appassionanti “racconti dell’Orta”, pubblicati nei giorni scorsi su questo sito da Paolo Gino. La pittoresca isola di San Giulio rievoca in me l’immagine del santo che, attraversando il lago sul suo mantello, affronta ed annienta draghi e serpenti, per raggiungere la piccola terra su cui costruire la sua centesima ed ultima chiesa; più che un santo, mi pare un eroe o se, vogliamo, interpretandolo in maniera un po’ blasfema, un super collezionista di chiese, come molti di noi lo sono di maratone! Ritornando sui miei passi, l’isoletta mi provoca ora la visione di tante ed operose suorine di clausura che alternano la preghiera al canto, la meditazione ed il silenzio al restauro di preziose sacre stoffe. E comprendo perché questo isolotto, benché di modeste dimensioni, abbia ispirato con i suoi sublimi misteri, fin dai tempi più lontani, così tanti poeti, scrittori, filosofi e registi.

Correndo sul lungolago, pur cercando di godermi lo spettacolo dell’acqua, il mio sguardo viene distolto e catturato dalla vista dell’altissimo Santuario della Madonna del Sasso, che si erge sull’inquietante rupe dalla quale, come in un brutto sogno, mi compare l’immagine della bella Maria nell’atto di precipitare, aggrapparsi ai rami e poi ancora continuare il suo volo. Leggende e storie realmente accadute si mescolano nella mia mente, ripercorro ogni luogo con la memoria dei racconti di Paolo, che provocano in me brividi ed emozioni forti. Non meno angosciante, mi accompagna il pensiero dei delitti ivi avvenuti e dei corpi che sono stati risucchiati ed hanno trovato sepoltura nelle profondità dell’apparente amico lago, come il formaggiaio ubriaco ed il suo asino poco fidato, oppure il prezioso argento dell’imperatore Ottone I di Sassonia, affondato insieme a chi lo aveva depredato ed alla sua imbarcazione. Cerco gli elfi mentre attraverso il boschetto o nascosti dietro la parete di roccia artisticamente dipinta lungo la statale, mi sembra di scorgere i fantasmi costeggiando il cimitero, ma allorché avverto il vento nei pressi del campanile, scaccio via i cattivi pensieri e non conto il numero dei rintocchi.

Molto suggestiva è la passeggiata che costeggia la turistica cittadina di Pella, con i suoi affascinanti localini affacciati sul lago, dove mi immagino seduta in un dehors nell’atto di gustare dell’appetitoso pesce lacustre, accompagnato da un fresco bianco locale.

Una splendida domenica d’estate e di sole, trascorsa in un luogo incantato, attraversando un percorso che l’organizzatore è riuscito a farci amare, una corsa da interpretare con la giusta leggerezza, assaporando la magica e velata atmosfera d’altri tempi, nel devoto rispetto della storia di cui è intrisa la terra che calpestiamo.

Giusta conclusione dell’avventura è a mio parere un refrigerante bagno dopo corsa, per darsi una bella rinfrescata sia al corpo che alla mente, sciogliere i muscoli provati e perché no, coccolarsi un po’.

Tutt’altro aspetto ha sicuramente la competizione per chi è impegnato nell’intera fatica della durata di dieci giorni. A questi atleti vanno i miei complimenti già solo per il coraggio, ed un sincero augurio di buon proseguimento del viaggio che stanno portando avanti con tanta perseveranza.

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