7° EDIZIONE DELLA MARATONA DEL SALENTO – PARABITA (LE)

Questo è stato il dato numerico di Parabita, bianca città del Salento, che dalla sommità del suo Castello contempla il mare Ionio. Il calo registrato rispetto allo scorso anno non fa testo, e rientra nel fisiologico progredire, che è fatto di alti e bassi. Né va ricercato, e sarebbe comodo farlo, nel cattivo tempo che effettivamente ha imperversato da queste parti, rendendo difficoltosi i trasferimenti. Io stesso sono giunto dopo 250 km. di pioggia scrosciante, cessata fortunatamente appena entrato in città, risparmiando l’intera manifestazione. L’organizzazione non ha nulla da rimproverarsi, ed è stata all’altezza delle precedenti edizioni. E’ una maratona sentita e ben radicata nel territorio, per cui non ha nulla da temere per l’avvenire.

Il percorso ha sostanzialmente ricalcato quello solito, con l’innovazione dell’inversione del senso di marcia. Alcuni l’hanno trovato più duro, altri meno: è la dimostrazione che il cambiamento è stato ininfluente, e rientra nella mania attuale di procedere in senso opposto (retrorunning ecc.). A parer mio, è stato leggermente più difficoltoso non per il verso, ma perché, a differenza degli anni passati, si sono percorsi più giri cittadini, toccando più volte il Castello, situato nella parte più alta della città.

Non può definirsi collinare, ma è certamente impegnativo il tragitto della maratona del Salento. I frequenti saliscendi impongono numerose variazioni di ritmo: un ottimo fartlek preparatorio alle piatte maratone primaverili.

Anche quest’anno, non si è riusciti ad inserire nel percorso il periplo dell’isoletta di Gallipoli. E’ la ciliegina sulla torta a cui non si deve rinunciare, per rendere la corsa salentina più completa ed interessante dal punto di vista paesaggistico.

Pochi sono gli appunti da fare alla struttura organizzativa. In una maratona che prevede sei ore, i cibi solidi devono comparire prima del 25° km.; il tè, bollente all’arrivo, era ghiacciato lungo il percorso.

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