7^ Hybla Barocco Marathon – Ragusa

Proprio nell’anno fatidico è andata meglio, ed invece della crisi c’è stato il rilancio, avendo stabilito il record con 94 classificati su circa 145 iscritti. Il forte divario non è legato all’impegnativo percorso, ma – date le oggettive difficoltà logistiche – all’offerta d’iscrizioni particolarmente appetibili, per cui la tentazione di partecipare per godere, e non per soffrire, è molto forte. E’ il primo grave errore: questo è uno svendere, non vendere una maratona! Inoltre, la presenza della maratonina (151 classificati) dà più “massa” alla manifestazione, ma sottrae numeri alla maratona, invogliando molti ad optare per la gara meno faticosa.

Dunque, Elio Sortino ed Hybla Barocco Marathon hanno rinnovato le promesse matrimoniali e per ancora sette anni, stando a studi sociologici, staranno insieme nella buona e nella cattiva sorte, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia. Elio deve riprendere la croce e trascinarla con l’aiuto di un cireneo meglio attrezzato in fatto di marketing. Dispone di una città accogliente ed ospitale, di albergatori e ristoratori professionali, e di un buon numero di volontari da istruire adeguatamente. Da parte sua, deve fissare regole d’iscrizione uguali per tutti.

Non soffia il solito vento su Ragusa Superiore ed il sole è già sorto dal mare quando viene dato il via, rendendo più sopportabile il ritardo di 25 minuti. Su un percorso costantemente ondulato, si scorazza per vialoni dispersivi geometricamente intrecciati, cui segue la campagna pietrosa con i poderi delimitati da muretti a secco, che ricordano l’alta Murgia barese. Sulle teste incombono minacciose le eliche gigantesche di pale eoliche. Tra il profumo dell’erba verde e dei prati in fiore, se ne vanno 33 km.

Ora la rotta volge verso la discesa che porta ad Hybla, il cuore antico della città. L’amata da Elio, giace sinuosamente distesa su un’altura tra due valloni scoscesi. Indorata dai raggi del sole, splende la cupola neoclassica del Duomo, ed ancora più in alto troneggia la mole quadrata dell’immenso castello. Ai piedi del potere spirituale e del potere temporale, si distende, mansueto, il borgo con le sue case raggomitolate in un intreccio di viuzze.

Ci si tuffa a capofitto nelle curve strette delle stradine medioevali, fra palazzi padronali ed abitazioni modeste, su ponti che offrono squarci pittoreschi, finchè non si giunge in Piazza Duomo, la cui visione, che merita l’intero viaggio, fa dimenticare i ristori insufficienti.

Al davanti dell’ampia scalinata che sale fino all’imponente facciata barocca del Duomo di San Giorgio, giunge come prima donna Monica Carlin, dal fisico delicato e dalle movenze gentili, dotata di una forza d’acciaio che le permette di spaziare fino alla 100 km, di volare sugli asfalti e di arrampicarsi sulle rocce.

Primo uomo è il longilineo Vito Sardella, elegante nella sua ampia falcata armoniosa. L’atleta in difficoltà visto sul lungomare di Bari, dove peraltro ha dimostrato una forte tempra di combattente, è ormai un lontano ricordo.

In ossequio ai costumi locali, è stata menzionata prima la vincitrice, poi il vincitore: le donne hanno la precedenza.

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