8 ORE DI BANZI 13.05.2023

di Vito Carignani

Si è soliti dire il lato positivo, nel descrivere l’evento, manifestazione, avvenimento in genere all’inizio della narrazione, per dopo riferire, in dettaglio gli aspetti negativi e/o non graditi. Io, contrariamente, tratteggio l’unica nota stonata archiviata con serenità, saggezza.

Regolamento 8 Ore dei Templari al paragrafo premiazioni: saranno premiati i primi tre classificati in assoluto per ambo i sessi, con prodotti tipici locali, e/o materiale sportivo, e/o coppe;

–         Il primo classificato per ambo i sessi per ogni categoria, con prodotti tipici locali e/o targhe, pergamene.

In classifica risulto al decimo posto della 8 Ore- numero di pettorale 299, non 259 giallo della 43 km, erroneamente datomi; nonché primo ed unico nella categoria SM 80 con 48,092 km. Nell’ ultima mezz’ora chiedo il talloncino col numero da attaccare a terra dopo lo stop di fine gara, non mi viene consegnato pur autorizzandomi a continuare. Arrivo al traguardo alle 22, apprendo che il mio pettorale giallo fa parte dei 43 km. Mi viene elargita la medaglia delle 8 Ore, quasi a tacitare il tutto.

Perché?

Il podista, specie della categoria 80 è come un bambino, che si chiede il perché dei fatti. Ovvio, non come quel bambino sgridato dalla mamma per aver rubato la marmellata.

Il 18 aprile 2009 fu la prima delle mie otto Ultra a Banzi. Arrivammo 4 amici in macchina, parcheggiammo al distributore di benzina. Una signora “volle” per forza accompagnarci sino al Castello, in risposta alla richiesta di informazioni. I bantini rivolgono il saluto per primi, dedicano un’accoglienza, direi, quasi domestica al forestiero.

Territorio di frontiera, con una visione aperta del mondo praticata dai suoi abitanti. Scarsi i rilievi su Banzi nel periodo pre romano. La ricerca storica riguarda la posizione umano strategica nel lungo corso delle guerre puniche. Le campagne di Annibale nelle vicinanze del centro osco-romano di Bantia, ove nel 208 A. C. il Cartaginese sconfisse i consoli Marcello e Quinzio Crispino.

Banzi aveva una sorgente, forse soltanto immaginata dal poeta latino Quinto Orazio Flacco di Venosa ed immortalata nell’ ode “Fons Bandusiae”, per la purezza delle sue acque. Magistralmente donataci nella traduzione di Giovanni Pascoli:

            O fonte di Bandusia, limpida come il cristallo

            Avrai una libagione di vino, una ghirlanda di fiori,

            il sangue di un capretto di un anno. Tu all’ombra

            scorri gelida e offri il rezzo(1) ai bovi e ai greggi

            diventerai delle fonti nobili anche tu, poiché io

            canto le querce che conservano la freschezza alle

            tue acque che scendono giù con un mormorio che

            sembra di parole.

(1)  rezzo= ombra, frescura

Affresco visivo, olfattivo riflesso a pendio dei campi, boschi, profumi, olezzo dei venti, ambiente, natura incontaminata nel Borgo tutt’ora presente.

La Chiesa di Santa Maria, voluta dai Longobardi ed ultimata nel 797, ebbe il crisma della consacrazione da Papa Urbano II, peraltro già monaco, nel 1089. Rappresentativa del monachesimo, prima benedettino, poi francescano, qualificò Banzi nel lungo periodo. Divenuta Abazia, ebbe beni in Lucania, Puglia, più lontana Calabria. Dominio perdurato dal 1089 al 1806, per ben 6 secoli. In seguito alla Legislazione del Regno di Napoli di Gioacchino Murat, cesso l’appartenenza dell’Abazia all’Ordine dei Francescani.

Il monachesimo ebbe notevole valenza in virtù dei possedimenti, dominio, controllo socio-economico sino a tutto l’Alto Medioevo. Pervenne ad un deciso declino per eccesso di potere.

Dante pone in bocca a San Benedetto una feroce inventiva contro il monastero di Montecassino, fondato dal suo Ordine:

                        Le mura che solieno esser badia (Abazia)

                        fatte son spelonche, e le cocolle

                        sacca (vesti, sai dei monaci) son piene di farina ria (rubata)

Tutt’ altro del motto “ora et labora”!!!

Le verdi colline che cingono Banzi costituiscono fonte autoctona di produzioni selettive quali; il miele, diverse qualità di grano, il tipico vino alianico certificato DOC.

Di richiamo le risorse storico culturali, come il 18 agosto con il Corteo Storico rievocante la venuta di Papa Urbano II. Nonché la 6 Ore dei Templari di particolare rilevanza nella Regione Basilicata e richiamo a Banzi di atleti provenienti da tutt’ Italia.

Gli scavi fanno emergere tre millenni di storia.

Alla Otto Ore di Specchia, Raffaele Perrone mi comunica che FELICE è in ospedale per accertamenti. Assenti ad Andria sia Felice che Raffaele. All’ arrivo a Banzi la notizia che Felice ci ha lasciati.

Prima della partenza, al ricordo di Roberto Paoletti, non ci sono state lacrime per piangere. La vita di un amico da 25 anni: spezzata. Solo due mesi fa tagliava col sorriso il traguardo ai Fori Imperiali della maratona di Roma.

Il ricordo con i versi del Leopardi nel “Tramonto della Luna”:

tal si dilegua e tale

lascia l’età mortale……..

Abbandonata, oscura

Resta la vita………….

Ciao Felice nel ricordo della tua Lavello, col vento gelido su una pista in tar tan di 1039 metri rivoltata, più volte, per 6 Ore.

Eolo ha portato a Banzi: vento, acqua, grandine, nebbia. Luce, sole, colori, profumi conferiscono influsso positivo alla psiche. Allontanano malinconia, noia. Il podista, tra fattori opposti acquista forza, resistenza, quasi a sfidare i sopravvenuti ostacoli naturali. Ho coperto in otto ore 48 km e 92 metri. Alle 21,30 Roberto Paoletti ad incitarmi “corri Vito, corri”, indicandomi ai pochi presenti e, purtroppo, ricordando le mie ottanta primavere.

Dalle 20 al termine delle 22, il viale opposto la Piazza Centrale poteva tagliarsi a fette per la nebbia; è stato come vedere sagome umane vaganti.

Allo sparo di fine gara, di corsa i 50 metri a raggiungere il B .B. del caro Vito Ciccotti, calda prolungata doccia, una porzione di saporiti formaggi, salumi in trattoria: Ritorno a casa la domenica di buon mattino.

Le Ultra hanno senso vivo, vitale nel condividere l’appartenenza alla grande famiglia del podismo. Si partecipa in pochi, alieni dal subire l’agonismo, spesso fastidioso, delle gare brevi. Ci si incontra quasi in rimpatrio con amici non visti da tempo. Si ha contezza di persone, nuove realtà, modi di essere.

Un semplice saluto, un abbraccio affettuoso, danno quasi sollievo, serenità nell’ affrontare la fatica della gara.

Il tempo si congiunge nello spazio con Angela Gargano nella maratona di Acquaviva Della Fonti del 1996 e Fina Vanessa Elena alla 8 Ore di Palagiano, conosciuta appena 6 mesi fa.

Presenti a Banzi i salentini Candido Antonio ASD Tre Casali, splendido terzo nella 6

 Ore con 64,220 km percorsi e Palamà Patrizio del Club Correre Galatina con 47, 452.

Alla prossima a Banzi del 2024.

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