9^Ecomaratona del Chianti 2015: Sogno o Son Desta?

2E così tra 24 mesi, tempo di invecchiamento da disciplinare, con affinamento di tre mesi in bottiglia, non fatevi scappare una bella bottiglia di Chianti Classico Riserva proveniente da una delle tante, splendide tenute attraversate dall’Ecomaratona nel comune di Castelnuovo Berardenga, mentre dovrete aspettare il 2020 per la prima bottiglia di Brunello, che si produce in tutt’altra zona e che, si sa, è comunque uno spreco consumare appena immessa sul mercato, dopo “soli” cinque anni dalla vendemmia.

Ebbene sì, la Vigna, l’Olivo, l’Agricoltura saggia, moderna e antica allo stesso tempo, sono le indiscusse protagoniste del tracciato dell’EcoChianti, che reputo una delle più belle 42 K al mondo (venite per credere!), con le infinite sfumature (di grigio? macché!!) dei colori caldi dell’autunno, di quelli cangianti del cielo, dei toni scuri del suolo, degli odori, dei sapori e dei suoni portati dalla lieve brezza che ci ha avvolti durante la corsa, respirando Natura, godendo di viste e sensazioni che aprono il cuore e la mente.

L’evento ha proporzioni internazionali, con oltre 4000 iscritti nelle varie tipologie di gare, che includono anche una passeggiata enogastronomica, con posti sempre esauriti, ma la prodezza organizzativa del Comitato Ecomaratona del Chianti e il comprensorio vasto e umanizzato della Berardenga, tra le Valli d’Arbia e d’Ombrone, sembrano accogliere e assorbirci tutti, come fossimo elementi integranti del paesaggio, che è Natura, ma anche Storia e Arte.

3La Maratona parte da Piazza Marconi, il nucleo centrale di Castelnuovo, piccolo gioiello in se stesso, che reca le tracce delle famiglie che vi prosperarono e lo resero un avamposto ambito della gloriosa Repubblica di Siena, pur sempre nella sua indipendenza e particolarità. Bellissime le viuzze medievali e i palazzi già rinascimentali, con il parco sontuoso di Villa Chigi Saracini, le fioriere ai balconi e gli androni bui con le insegne a colori vivaci. Dopo la partenza, quasi subito si lascia l’asfalto, e la discesa ci apre lo sguardo alle famose crete senesi, con il loro andamento brullo, lunare, quasi gobbe di antichi sauri. Da qui è un susseguirsi di scorci da tachicardia, di Casali tenuti come scrigni preziosi, di Pievi romaniche semplici e spirituali, di campi coltivati dove ancora si gusta la secolare armonia dell’uomo con la terra, che fa così bene all’anima del viandante. Ogni ristoro è curato con passione da una Squadra della provincia di Siena, e così rivedo i miei amici delle corse domenicali, e tutti hanno per me una bella parola, io, per loro, un sorriso. Ma è quando arrivo al Ristoro del 35° chilometro, quello gestito dalla Società Podistica Riccardo Valenti di Rapolano, che l’emozione si fa troppo forte. Ricordo, tutti gli anni, le risate con Bruno, Mireno e gli altri, una bella mangiata di pane olio e sale, un ben di Dio di salumi, vino e persino ribollita, le battute scherzose e la consapevolezza di essere quasi in fondo (sì, perché mai sottovalutare la salitozza nel bosco dal 39° al 40°…). Oggi invece un grande cartellone con i colori della squadra e il nome di Bruno, il Presidente, listato a lutto. Mi fermo. Dico una preghiera ad alta voce. Bevo un bicchier d’acqua e riparto, ma sto ancora piangendo.

507Strano, vero, le luci sul soffitto le vedo di fronte a me, non sopra la testa, e si muovono, e mi sento trasportare, come se fossi sdraiata nella cuccetta di un treno e vedessi i riflessi dei lampioni entrare dal finestrino. Dove sono? Sogno o son desta? La memoria fatica a tornare. Poi, improvviso, il pensiero felice di papà e di Paolo che mi aspettano appena fuori dalla sala operatoria, mentre i fumi dell’anestesia si diradano e mi pervade la consapevolezza che l’intervento è finito e io non sono sola. Da allora sono passati solo tre giorni, mentre mi incammino oltre il Ristoro di Bruno, e lo sconfinato cielo d’autunno trapunto di nubi corrusche ha preso il posto di quelle luci al neon che passano sopra la mia faccia a intervalli regolari e sento il sangue pulsare e i dolori alle giunture e ai muscoli che mi dicono che sono viva, che sto correndo, e in un attimo mi ritrovo al traguardo, stretta nell’abbraccio di Mario Muzzi, il Presidente della mia Società, e intorno tutte le Amiche e compagne in tante corse, con la giacca rosa fluo dell’organizzazione, e la gioia è così forte da stordirmi. Sì, ci sono, son desta! Un’altra corsa portata a termine. La Mia corsa. La Maratona di Casa.

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