Tra le tante passeggiate romane di Stendhal, c’è quella alla Terme di Caracalla, in cui racconta sbigottito l’immensità della costruzione e “come qui duemila trecento persone potevano farsi il bagno contemporaneamente senza vedersi l’un l’altro in camerette rivestite di marmi preziosi adornate di bronzi d’orati”. Era il mese d’agosto del 1827 lo scrittore passeggiava per Roma d’estate poiché secondo lui : «è il clima, qui, il più grande degli artisti».
Belle sensazioni, pensavo, girando per 108 volte sull’anello della pista “Nando Martellini” a Caracalla. Tutto è nato dall’invito di Daniele Alimonti, il trionfatore delle 10 in 10 di Orta, a scendere su questo anello. Lui, con il numero uno, è l’unico a correre la 12 ore. Io con Pierone, Massimo e Michele gli unici a correre la maratona fermandoci dopo 108 giri. Ma tutto intorno migliaia di persone per questa staffetta 12×1 ora. Sono infatti 68 le squadre sulla pista Nando Martellini a Caracalla, oltre mille frazionisti.
Si parte alle ore 8 e si finisce alle 20. Questa la 19^ edizione della 12×1 ora “Memorial Alberto Rizzi – Trofeo Acsi”. (Associazione Nazionale Centro Sportivi Italiani). Tutto attorno alla pista i gazebo delle Società che animano lo stadio d’atletica come un vera fiera del podismo. Su ogni gazebo il nome e lo stendardo della società coi nomi del quartieri delle vie dei negozi, dei ministeri e delle fabbriche dei club: Pomezia, Preneste, Ostia Antica, Poligrafico, Tiburtina, Colli Aniene….E poi tanti politici-atleti che hanno partecipato alla manifestazione sportiva, per gareggiare al fianco di campioni del podismo, tra gli altri lo strasimpatico Giorgio Calcaterra Campione del Mondo della 100 km con due squadre del suo negozio di sport.
Girando quei 400 metri vedevo proprio tutta Roma. Una vera opera d’arte, questa corsa, che ammirando quelle vestigia ad ogni giro… «Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da “Caracalla”, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere».
Un grande regalo, una perfetta organizzazione, che coccolava tutti i concorrenti. Thé caldo, biscotti, succhi di frutta prima di mezzogiorno. Dopo si poteva uscire avvisando i giudici per il pasta party, funghi porcini ed altro per l’intera giornata. Battevo Pierone per 7 piatti a 6.E poi vino dei Castelli fresco a volontà. Ma la cosa più bella tanta tanta musica dal vivo per tutte le 12 ore, cantanti di jazz e musica leggera, banda musicale di Montecompatri, orchestre dei bambini, musica degli anni sessanta, silenzio fuori ordinanza alle diciassette, e tante poesie lette da ogni singolo poeta.
DINNANZI ALLE TERME DI CARACALLA
di Giosuè Carducci
Corron tra ‘l Celio fosche e l’Aventino
le nubi: il vento dal pian tristo move
umido: in fondo stanno i monti albani
bianchi di nevi.
A le cineree trecce alzato il velo
verde, nel libro una britanna cerca
queste minacce di romane mura
al cielo e al tempo.
Continui, densi, neri, crocidanti
versansi i corvi come fluttuando
contro i due muri ch’a piú ardua sfida
levansi enormi.
Vecchi giganti, – par che insista irato
l’augure stormo – a che tentate il cielo? –
Grave per l’aure vien da Laterano
suon di campane.
Ed un ciociaro, nel mantello avvolto,
grave fischiando tra la folta barba,
passa e non guarda. Febbre, io qui t’invoco,
nume presente.
Se ti fûr cari i grandi occhi piangenti
e de le madri le protese braccia
te deprecanti, o dea, da ‘l reclinato
capo de i figli:
se ti fu cara su ‘l Palazio eccelso
l’ara vetusta (ancor lambiva il Tebro
l’evandrio colle, e veleggiando a sera
tra ‘l Campidoglio
e l’Aventino il reduce quirite
guardava in alto la città quadrata
dal sole arrisa, e mormorava un lento
saturnio carme);
Febbre, m’ascolta. Gli uomini novelli
quinci respingi e lor picciole cose:
religïoso è questo orror: la dea
Roma qui dorme.
Poggiata il capo al Palatino augusto,
tra ‘l Celio aperte e l’Aventin le braccia,
per la Capena i forti omeri stende
a l’Appia via.


