La gara è stata anche la celebrazione dell’amore coniugale. “Memorial Maria De Leo” è il sottotitolo che Felice Russo ha voluto dare, in ricordo dell’amata consorte. “Forza Enza”, incitava un gigantesco striscione, beneaugurante per la moglie di uno dei Soci della Podistica Hermes ricoverata in ospedale.
Date poi uno sguardo al depliant, e vi accorgerete con quanta cura sia stato redatto. Più che proclami commerciali, in esso prevalgono ricerche storiche, notizie geografiche del territorio e perfino un’esauriente studio sull’origine del toponimo Basilicata. Un opuscolo a parte riguardava la città di Lavello, “finito di stampare nel mese di luglio 2013”, preparato, quindi, per l’occasione, non uno di quelli stampati in grande quantità a suo tempo e si approfitta di un evento per smaltirli.
La medaglia era una vera e propria opera d’arte, nella realizzazione e nel materiale. Portata a casa e messa fra le altre, faceva fare brutta figura a quelle di grandi città.
Per contenere tutti i prodotti, hanno dovuto far confezionare per il pacco-gara un borsone ad hoc, grande quanto quelli delle società sportive in cui ci si mette scarpe, tutta, ciabatte, giacca a vento, asciugamano, ecc. Tutti prodotti di buona qualità, fra i quali una bottiglia di Aglianico del Vulture 2010 prodotto in un numero limitato.
Chi vuole trovare il pelo nell’uovo, potrà dire di avere aspettato per l’inizio del pasta-party. Il problema è che bisogna intendersi. Si vuole il fast food con prodotti industriali precotti? O quelli freschi del territorio, caciocavallo, mozzarella di bufala, ecc.?
Per compensarli del modesto pacco-gara ricevuto, tutti i Supermaratoneti sono stati omaggiati con una busta contenente prodotti locali.
Numerose sono state le premiazioni. A me piace ricordare soltanto quella speciale riservata a Marina Mocellin, vera interprete della maratona amatoriale. E’ amore vero, il suo, per la corsa. Ovunque ci sia una maratona, lei è là. Non importa se il paese è piccolo e modesto, e per raggiungerlo bisogna fare salti mortali. I 42,195 km del paesello sono gli stessi di New York, cambia soltanto l’involucro esterno e la quota d’iscrizione.
Uno spazio di forma ellittica, con ai bordi disegnata una pista ciclabile di 1.063 m, è stata l’arena in cui si è gareggiato. All’interno giganteggiavano tre archi gonfiabili e le strutture dei servizi; sullo sfondo i monti, dominati dalla mole conica del Vulture 1330 m., e i riflessi del lago di Rendina.
Alle ore 15:00 sono partiti in 62, fra maratoneti e ultramaratoneti, sulla pista velocissima. E’ settembre, ma per la temperatura è come se fosse agosto. In compenso, la zona è aperta ai venti che rendono meno dura la fatica.
E’ passato poco tempo e sui banchi ristoro c’è solo acqua, quando si ode il grido di Lorenzo Gemma: “Ma quando si mangia?”. Sembra che, con il passare degli anni, il Vicepresidente vada cambiando inclinazioni. E’ di tipo culinario il suo nuovo grido di battaglia.
Alle 17:30 si aggiungono i 18 concorrenti della mezzamaratona. Subito dopo, la novità del giro di 2,500 km in città che rompe la monotonia del circuito. Lavello mette in mostra le sue fontane, chiese e piazze. Data l’ora, il passeggio nel centro storico non è ancora cominciato, e i corridori hanno via libera.
Alle 20:00 seconda sortita di 2,500 km, questa volta riservata soltanto ai concorrenti della 6 ore. Lo struscio serale è in pieno svolgimento, e bisogna dividere gli spazi con i pedoni.
Il sole è tramontato quando si rientra nell’arena, illuminata da fiaccole nella parte sprovvista di luce elettrica. I più forti riescono a correre qualche altro giro, i più lenti a passeggiarlo. I fuochi d’artificio, nei quali Lavello vanta bravi artigiani, segnalano la fine delle 6 ore di corsa. La fatica finisce per i maratoneti, non per lo speaker che deve inventarsi altre storie e altri aneddoti durante le lunghe premiazioni.
I vincitori e le vincitrici delle tre gare sono stati menzionati nel titolo, e fra essi spicca il talento di Alberico Di Cecco.
Felice Russo è stato efficiente, generoso e ospitale. Ci teneva a far bella figura. C’è riuscito.



