Passatore, Sammichele di Bari dell’amico Genco Domenico; la Maratona del Gargano del caro Pasquale Giuliani, l’impareggiabile borgo di Acaia con 41,726 km in totale consapevolezza agonistica. Credo basti e ne avanzi. Dovevo, contento di esserci stato; un grazie a tutti per l’affetto tributatomi durante la gara.
Non proprio ho giocato in casa, come dettomi dagli amici venuti da fuori. Acaia, riconosciuto quale primo borgo del Salento, è contesto talmente suggestivo, che, arrivarci è sempre la prima volta. Prati, profumi, suoni, quiete, spazio visivo sino all’orizzonte, gruppi dialoganti ad animare la piazza, gli usci lungo la via. Trasbordo all’eterno trascorrere del tempo. Nostalgia di un passato comunque diverso dall’esistente, che porta alla partitura della Sonnambula di Vincenzo Bellini, al conte Rodolfo nel ritorno al villaggio:
Vi ravviso o luoghi ameni,
In cui lieti, in cui sereni,
Sì tranquillo i di passai
Della prima gioventù
Cari luoghi, io vi trovai
Ma quei di non trovo più!
Erano i luoghi alle falde dell’Etna in pieno XIX secolo. Luoghi da me percorsi nel 2006, 2° edizione della super maratona dell’Etna. Partenza da Marina di Cottone, poi Fiumefreddo, Piedimonte Etneo, Linguaglossa, unico grosso centro lungo le falde, per arrivare a Piano di Provenzana- 1.800 mlm- infine ultimi 9 km su terreno sterrato sino alla Vetta Nord, quota 3.000 arrivo dei 43 km della Supermaratona. Eravamo 59, arrivai 28° in 5ore 29’.
Il viaggiatore giunto ad Acaia si trova subito a proprio agio. Una realtà dimensionata a vista d’occhio porta d’ingresso alla cittadella, che accoglie sin dal 1535. L’imponente castello progettato da Gian Giacomo dell’Acaia, roccaforte a difesa di un territorio ,vicino alla costa, dalle frequenti incursioni turco saracene. Avvedutamente visitato dagli amici Vito Piero Ancora, Massimo Faleo, De Francesco Vito, Domenico Martino ed altri, che hanno conosciuto, potuto ammirarne i reperti che hanno contrassegnato la storia di quel travagliato periodo.
Alle 15 si anima il Borgo con rifluire di 180 podisti dalle strade parallele al centro storico. 600 forestieri più che ben accolti dagli appena 400 abitanti del Borgo. Alle 16 partenza, per sei ore i 134 uomini e 33 donne, giunti al traguardo, ruotare intorno a 920 metri di circuito, considerato che tra i primi ed ultimi ci sono stati oltre 20 doppiaggi. Buona volontà, partecipazione corale, naturale coinvolgimento danno risultato pieno. Vedi l’acqua nelle vasche a metà giro in prossimità della fontana, costantemente rinnovata. Quella mano a reggere, al di sopra del muro il tubo con caduta a pioggia d’acqua sugli atleti nelle prime ore più calde. Ristori spontanei con fette di anguria, quello ufficiale ricolmo di solidi energetico proteici passate le due ore iniziali. Più che umano lo staff organizzativo femminile ad incoraggiare con grande entusiasmo ad ogni passaggio, senza palesare minimamente la fatica per tutte le sei ore. La singola consegna dei pettorali prima della partenza e le medaglie date in unico box all’arrivo, particolari in apparenza insignificanti, hanno conferito stile, dato ordine a momenti clou dell’evento. Un sincero plauso a Mauro Ingrosso, che ha realizzato il sogno di portare in terra salentina la prima Ultra. Porta d’ingresso ad altre pari iniziative in futuro. Acaia, primo borgo della nostra provincia, non il solo. Il Salento è ancora quasi tutto da scoprire, far conoscere, valorizzare al di là delle località marine, ormai universalmente rinomate. Cito a caso: Le Centopietre a Patù, monumento funerario del IX secolo; Calimera, borgo di tradizionale musica etnica, terra di poeti; Specchia, patrimonio dell’UNESCO, con le strette stradine comunicanti tramite scale, piccoli scorci nascosti tra giochi di luce ed ombre; Depressa e il suo castello dei Winspeare; Giuliano con i suoi frantoi ipogei. Luoghi, che avrebbero di più sollecitato la lirica poetica del Leopardi:
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri…………….
Quante, tante 6 Ore si potrebbero organizzare.
Certo non facile: ad Acaia, Mauro Ingrosso ce la fatta per la stretta rispondenza tra settore pubblico e privato. I massimi rappresentanti politico amministrativi di Vernole presenti, sino a tarda ora; circostanza non abituale. Non solo sponsor locali, bensì realtà, anche di grosse dimensioni nell’ambito provinciale ed oltre.
Il contesto di fattori interni ed esterni devono coesistere in una totale offerta delle bellezze naturali e non del territorio, per invogliare, incoraggiare il ritorno degli atleti ospiti. Senza passione partecipativa dei residenti- privati, esercizi commerciali, settore pubblico- a poco serve una pur efficace organizzazione per il buon esito di tale evento sportivo. Ascoli Satriano, Castellaneta Marina, Luco Dei Marzi, Borgo Incoronata, Montecalvo Irpino del mio amico Aldo Gallo, non hanno avuto seguito. Permangono felicemente, invece, le Sei Ore di Putignano, Curinga, Barletta, Banzi, Serra de’ Conti.
Certo, un promoter di tanto nome qual è Massimo Faleo, fa realizzare non soltanto le 6 Ore, ma da risonanza a tutto il movimento podistico meridionale. Mi ha” obbligato” ad essere presente ad Acaia, pur non “ avendo la testa” dopo 5 gare in meno di due mesi, tra cui il Passatore e il Gargano del mio amico Pasquale Giuliani. Massimo ha portato ad Acaia, Curinga e Lamezia, estremi lembi della Calabria, con Giambattista Malacari, il parroco ultramaratoneta don Fazio Giuseppe, Prinzi Elisabetta, Zarola Antonio. Numerosi amici del Lazio, Abruzzi, di tutta la Puglia. Dalla Lombardia Vito Piero Ancora, che naviga verso 1300 tra maratone ed ultra.
Il lungo, agonisticamente estenuante percorso della giornata, preparato da mesi con certosina abnegazione dall’instancabile Mauro Ingrosso, si è concluso con le premiazioni e la lieta appendice, passata mezzanotte, della festa per i 52 anni del caro Domenico Martino.
La Sei Ore di Acaia ha tagliato il nastro di partenza, avrà seguito in futuro per il valente capitale umano in serbatio.
Andrea Morrone, terzo assoluto, da detto non essere Sua abitudine parlare di se stesso, credo, per non incorrere in involontari autoelogi. Mi associo per costume di vita. Una considerazione, tuttavia, devo farla: nessun profeta in patria. Mi va bene così. Resta la soddisfazione di avere lasciato traccia con l’esempio, la strenua volontà di riuscire, arrivare, raggiungere la meta, che non è semplicemente e soltanto il traguardo. Lasciare traccia, come oggi dicesi, all over the world.









