Alla partenza, approfittando della giornata primaverile, si era imposto un ritmo di 3:35, 3:37 al km, ampiamente nelle sue possibilità. Al vento, che non manca mai da queste, non ci aveva pensato.
In compagnia di Manolo Montevecchi, era giunto velocemente a Puntabella. Da lassù, la vista sul lago era splendida. Dalle acque emergevano l’Isola Minore e l’Isola Maggiore, dove San Francesco, dicono, abbia trascorso un’intera quaresima cibandosi di due soli pani. Ma i due battistrada non hanno avuto il tempo di dare neppure un’occhiata al paesaggio che si stava svegliando dal torpore invernale.
Anche sulla breve e dura salita che porta a Tuoro, mantengono lo stesso ritmo. Oggi spendeva il sole e l’orizzonte era vasto, invece, in quella mattina di giugno del 217 a.c., una fitta nebbia avvolgeva questi luoghi allora paludosi, in cui si erano incautamente cacciate le legioni romane, comandate dal console Caio Flaminio, affondando fino alle spalle. Annibale spuntò dalle alture circostanti e le assalì. La disfatta dei Romani fu rapida e drammatica. Sedicimila ne perirono, molti finiti con un solo colpo di spada alla testa che spuntava fra le acque melmose. Il ricordo di tanto sangue versato permane nella toponomastica locale, che ha dato a questi siti i nomi di Sanguineto e Ossaia.
I due volano nella discesa verso Passignano tra le colline delimitanti il lago. I poggi hanno le pendici ricoperti di ulivi, mentre le cime sono sormontate da torri.
Al traguardo della mezza maratona, Manolo Montevecchi conclude la sua cavalcata, classificandosi secondo assoluto in 1:16, mentre per Vito Sardella comincia una corsa solitaria, quasi una prova a cronometro con le lancette fisse su 3:35 al km.
Passa tutto solo a Magione, sotto i torrioni del Castello dei Cavalieri di Malta. In questa fortezza, nel 1502, convennero i signorotti spodestati dal Duca Valentino per giurare vendetta. Ma Cesare Borgia, a Senigallia, tese loro un tranello e li fece trucidare, una carneficina lodata dal Machiavelli nel Principe, perché il nobile fine di un paese unito sotto un solo signore ne giustificava i mezzi.
A San Feliciano, corre quasi a contatto con le acque del lago e con i folti canneti che orlano le sue rive; nel porticciolo giacciono le caratteristiche barche dal fondo piatto e con la punta rialzata, adatte alla poca profondità dello specchio d’acqua. Frusciano le canne chinate dal vento, che increspa la superficie del lago e percuote le gambe del corridore solitario, che procede spedito anche nel breve tratto sterrato del percorso.
Il passaggio alla maratona avviene in 2:33; l’ucraino Glyva Evgenii è distanziato di 7 minuti; lo sloveno Zabari Jonos è ancora più lontano.
Mantenendo sempre lo stesso ritmo, affronta la salitella del Belvedere di Braccio del 48° km, antica stazione postale del 1500. L’Isola Polvese sembra potersi toccare con il palmo della mano. I cipressi e l’ambiente circostante sono proprio quelli che si vedono nella pittura del Perugino e di Raffaello.
Poi il percorso si allontana dal lago e, verso il 50° km, imbocca un rettilineo battuto dal vento, che scuote gli alberi, piega l’erba dei campi e stronca le gambe di Vito. L’ucraino gli rosicchia tutto il vantaggio, lo supera e va a vincere in 3:31:23; Sardella gratta il fondo del barile e conserva il secondo posto con il tempo di 3:33:32; terzo è Zabari Jonos con 3:33:58.
Tra le donne 1) Mravlje Neza in 3:59:53, 2) Vrajic Marjia in 4:11:02, 3) Cimmarusti in 4:15:32.
Le premiazioni avvengono all’aperto, al cospetto di questo lago a forma di cuore, il più grande dell’Italia centrale. Il vento soffia ancora sulle sue acque, che assumono mille colori. Furono questi colori cangianti che dovettero alimentare la passione della ninfa Agille e del semidio Trasimeno, che su queste rive vissero il loro voluttuoso amore.
Oggi, invece, il vento ha giocato un brutto scherzo a Vito Sardella, che avrebbe dovuto tenerne conto e programmare un ritmo intorno ai 3:40 al km. Bando alle recriminazioni. Un secondo posto, alla prima esperienza in un’ultramaratona, è un risultato prestigioso. Si è lasciato sfuggire una vittoria, ma ha guadagnato un posto in nazionale.
Clicca qui per le foto (di Michele Rizzitelli)




