Tensione al risultato, raggiungimento dell’obiettivo, impegno e dedizione: se pensate che questi concetti riguardino soltanto il lavoro allora non avete mai partecipato all’ultramaratona del Passatore. Di cosa si tratta? È una gara podistica nata più di 40 ani fa che prevede un percorso di 100 km (sì, avete letto bene) da Firenze a Faenza.
L’edizione di quest’anno ha visto alla partenza ben 2.415 atleti, di questi 1.894 hanno concluso la gara nei tempi previsti e tra questi c’erano anche due colleghi dell’Agenzia: Michele Quarto della Direzione provinciale di Bari e Mario Orsini dell’Ufficio Provinciale – Territorio di Pisa. Due funzionari provenienti da due aree geografiche diverse, con due “mestieri” differenti, ma entrambi accomunati dall’appartenenza all’Agenzia e da questa grande passione per la corsa, anzi per la “supercorsa”.
Mario e Michele, infatti, fanno parte del Club Super Marathon Italia, cioè di quei tenaci corridori che non si accontentano dei canonici 42 km e 195 metri della maratona (eh no, sarebbero troppo pochi!) ma partecipano a gare più lunghe, di 50 km e oltre. Insomma, due funzionari abituati e appassionati alle grandi fatiche, dentro e fuori l’ufficio.
La loro ultima impresa è iniziata sabato 30 maggio. Partenza da Firenze alle ore 15.00. Arrivo previsto a Faenza… quando possibile: i tempi massimi per la gara prevedevano l’arrivo entro le ore 11.00 del giorno dopo. Ma Mario è un veterano, è già la quinta volta che si cimenta in questa esperienza: “Questa volta il caldo era per me soffocante. Ho capito che non era giornata e ho preferito buttare la palla in calcio d’angolo alternando corsa lenta e passo. Non è stato facile camminare, ero abituato nelle precedenti a correrla tutta, con i dovuti stop ai ristori, però con le unghie e con i denti sono finalmente arrivato a destinazione, con la giusta consapevolezza di aver finito per la quinta volta la corsa contro i propri fantasmi”. E alla fine Mario è arrivato a Faenza completando i suoi 100 km in 12 ore e 39 minuti (e meno male che non era giornata!).
Per Michele invece era la prima volta e, arrivando dalla Puglia, la sua avventura è iniziata ancora prima con il viaggio in treno. Ecco il suo racconto.
“L’attesa prima della partenza. Arrivati sul luogo della partenza a Firenze, si incontrano altri visi noti di supermaratoneti; qualcuno scatta una foto alla statua dell’”eroe” chiamato Passatore (a proposito, è il personaggio che dà il nome alla gara, ma non era affatto cortese come da leggenda, bensì un ladro, bandito e assassino della Romagna che nell’800 scorrazzava lungo il fiume Lamone, orgoglio del popolo romagnolo per le sue gesta da “Robin Hood” e poi ammazzato dalle guardie pontificie a soli 27 anni). Nell’attesa si cerca di riposare sui marciapiedi, soprattutto chi è già a corto di sonno prima ancora di affrontare la notte successiva. Le vie che circondano la zona partenza sono una sorta di bivacco generale degli atleti, proprio davanti ai negozi delle grandi firme (e il pensiero di chi appartiene all’Agenzia delle Entrate va diritto, per forma mentis, alle eventuali “visite” effettuate in questi esercizi). Fa sorridere il contrasto fra l’eleganza e la raffinatezza del luogo e la spontaneità genuina degli atleti, uomini e donne che si preparano all’impresa.
Mezz’ora prima della partenza passa il campione dei campioni Giorgio Calcaterra, l’inarrivabile per tutti, destinato a vincere il “Passatore” per la decima volta consecutiva, con stuolo al seguito di romani gongolanti (per il fatto di essere romani come lui) che ne annunciano l’arrivo chiamandolo il “messia”.
Le ore della corsa. Prima il caldo, poi il fresco dei monti, il buio e la notte e la fatica che si fa sentire.
All’inizio è una fila interminabile di macchine in movimento per il ponte del 2 giugno, poi le macchine vanno diradandosi nella notte. Verso il Passo della Colla compare una timida luna quasi piena, ma per poco perché dopo qualche ora si nasconde dietro qualche monte e rimane per un po’ solo il bagliore tenue; ormai si va tutti al passo (tranne i top runners) perché la pendenza si fa sentire
Il buio domina la scena: tranne nei vari paesini che si attraversano, dove ci sono lampioni, fra una paese e l’altro è buio assoluto, interrotto dai fari delle macchine e dalle lucette che indossano gli stessi atleti. Nei momenti assoluti di buio, è stupefacente ammirare il luccichio delle lucciole (sì, sull’Appennino ci sono le lucciole), che brillano continuamente per pochi istanti sui campi, ai bordi della strada e sull’asfalto stesso.
Intanto le gambe diventano sempre più dure, i piedi sempre più gonfi nelle scarpe, bisogna sopportare i crampi e le vesciche e gli arrossamenti; si cerca di rifocillarsi ogni 5 km ai ristori ben organizzati. Si convive con il silenzio, qualche cane che abbaia (sperando che rimanga al suo posto), la radiolina a seguito per farsi compagnia”.
E infine, l’arrivo, per Michele dopo 16 ore e 11 minuti. Il ritrovo nella palestra utilizzata per docce, massaggi e soprattutto il sospirato sonno. E, poi ancora, a completare l’impegno, il viaggio di ritorno in tempo utile a raggiungere i seggi (sia in Puglia che in Toscana il 31 maggio c’erano le elezioni regionali).
Mario e Michele ce l’hanno fatta. Per amici e parenti seduti comodamente sul divano, la domanda sorge spontanea: ma perché?
“Il significato della partecipazione a una gara di 100 km – spiega Michele – sta tutto nella determinazione di prefiggersi un obiettivo e la volontà di affrontare ogni tipo di avversità e superarla, con il fine di raggiungerlo. Alla fine la soddisfazione prevale sempre, qualunque sia stato il risultato agonistico, che in ogni caso si può sempre tentare di migliorare, sfruttando l’esperienza”.
Anche Mario è dello stesso avviso: “E’ una esperienza che ti modella, la notte con il suo indubbio fascino, la fatica estrema, il sorgere del sole e il sollievo dell’arrivo. Solo noi che viviamo queste sensazioni sappiamo di cosa si tratta e quanto costa anche mentalmente arrivare alla meta. Dal 1° all’ultimo classificato per noi c’è solo una parola: eroi”.


