Non abbiamo resistito al desiderio di conoscere questa quarantaquattrenne maratoneta amatoriale che nell’anno 2002 ha percorso 4.219,500 Km. L’aspetto esteriore è già indicativo: alta, slanciata, sorridente, occhi tendenti al verde e gambe che più gambe non si può. E’, però, l’animo che c’interessa, ci preme indagare le passioni, gli obiettivi ed i sogni del personaggio, e carpirne i segreti.
D 100 maratone in un anno! Quali le motivazioni di questo record strepitoso?
R Neppure io pensavo di correrne tante. Il mio obiettivo era di riprendermi il record italiano toltomi dalla mia amica bolzanina, Renata Cecchetto, che lo aveva portato a 40.
D Ed invece?
R La più grossa difficoltà era trovare tante maratone, perché in Italia se ne correvano non più di trenta. Perdevo giornate intere su internet per reperirle in tutto il mondo. Iniziai con Dubai (Emirati Arabi) l’11 gennaio.
D Le altre?
R Il 19 gennaio volai alle Bermuda, il 27 presi parte alla maratona del Salento a Parabita (LE) a soli 250 Km. da casa, il 3 febbraio ero a Valencia (Spagna), e con il ritmo di una alla settimana corsi quelle di Castiglion Fiorentino, Salsomaggiore, Piacenza, Ferrara, Napoli, Vigarano, Roma, Bolzano, Londra.
D Una ogni 7 giorni! E la stanchezza?
R Certo che la sentivo! Ero in barca e dovevo remare per perseguire l’obiettivo. Era moltissima durante le prime, quindi il mio organismo gradualmente si adattò e diventò più sopportabile. Cercavo di convincermi che la stanchezza avesse solo una genesi mentale: passa non pensandoci!
D Eravamo rimasti a Londra.
R Il 19 aprile feci ad Amburgo la prima di una lunga serie di gare in Germania. Contrassi amicizie con molti maratoneti tedeschi che, conosciute le mie intenzioni, mi tenevano informata di tutte le maratone che venivano organizzate nel loro paese. Mi aiutavano venendo a prelevarmi all’aeroporto, ed in macchina mi accompagnavano in luoghi che difficilmente avrei potuto raggiungere con mezzi pubblici. Mi ospitavano nelle loro case: fu un’esperienza indimenticabile che mi arricchì sul piano culturale ed umano. Qui prese corpo l’idea di battere non solo il primato italiano delle 40 maratone in un anno, ma di stabilirne uno mondiale e portarlo al numero sensazionale e perfetto di 100.
D Ha qualche ricordo particolare della Germania?
R In primo luogo il paesaggio tedesco fatto di casette circondate da fiori ed ordinatamente allineate nel verde. Ricordo a Minden il mio arrivo essere annunciato al traguardo: “Angela Gargano aus Barletta – Italien”, ed emozionarmi vedendomi venire incontro ad abbracciarmi la sig.ra Filomena, una professoressa di Canosa di Puglia residente da 30 anni in Germania, la quale non s’aspettava che una quasi compaesana fosse calata da quelle parti semplicemente per venire a massacrarsi alla fatica di 42 Km.! Non potrò dimenticare Helgoland, isoletta del Mar del Nord che raggiunsi con un piccolo aereo a sei posti in una giornata di brutto tempo: un po’ di paura l’ebbi! L’albergatore rimase stupito che un’italiana, forse la prima avventuratasi, avesse preferito quel posto ventoso, piovoso e sperduto alla magnifica primavera mediterranea. L’isoletta, in realtà, si rivelò interessante, e per compiere tutta la distanza della maratona si dovette farne 4 volte il periplo, fra il garrito di milioni di gabbiani.
D Le domeniche dell’anno sono 52. Come hai potuto farne 100?
R All’estero le organizzano anche nei giorni feriali. Spesse volte, partendo il mattino presto del venerdì, riuscivo a correrne una nel pomeriggio, un’altra il sabato ed una terza la domenica.
D Si, ma 100 sono 100!
R In Olanda ne ho fatte 10 in dieci giorni, in Germania 12 in altrettanti giorni.
D Come la mettiamo col fatto che gli esperti consigliano di farne non più di 1-2-3 l’anno?
R Non ho accettato supinamente tutto quello che era stato detto e scritto sulle gare di lunga durata; ho eseguito un’opera di revisione critica; ho sperimentato su me stessa quali fossero i reali limiti ed ho cercato di spostarli più in là. Le conoscenze sulla maratona provenivano dalle esperienze del mondo professionistico, che ha una filosofia tutta propria: allenarsi allo spasimo, sparare tutte le energie nell’unica gara programmata, vincere e monetizzare il trionfo. Io mi sono scrollata di dosso queste teorie di seconda mano; ho rotto gli schemi preconfezionati; ho infranto il tabù delle 1-2-3 maratone l’anno, tracciando nuove strade alla maratona amatoriale, che è quella cui mi dedico. Insomma, ho dimostrato che riducendo l’andatura, aumentava il numero delle gare che potevano essere portate a termine. Aver avuto questa idea ed averla realizzata è il mio personale, originale contributo al mondo podistico.
D Con tante energie consumate, avrai fatto ricorso a diete particolari?
R Nessuna. Nessun ricorso ad integratori. Debbo tutto alla versione barlettana della dieta mediterranea.
D Dove e quanto ti alleni?
R Un tempo andavo a Canne della Battaglia, fra storia e natura. Attualmente, per motivi di tempo, sulla litoranea di ponente: un posto gradevole per la serenità che infonde il mare ed i gabbiani che garriscono. Mi alleno per quanto il lavoro me lo permette.
D Come fai a conciliarlo con simili imprese. Lavori poco!
R Altro che! Ogni lunedì, dopo la gara domenicale, alle 7,30 ero immancabilmente al lavoro. Spesso vi andavo scendendo direttamente dal treno. Il mio non è un comodo lavoro statale, è duro, impegnativo e responsabile. Ho sacrificato tutti i fine settimana e le ferie!
D A parte lo sforzo atletico, quali le altre difficoltà?
R Non si meravigli se affermo che la fatica dei 42 Km. è stata la cosa meno dura. Faticosissimi sono stati i trasferimenti per essere Barletta decentrata rispetto ai luoghi dove la cultura della maratona è più sentita e praticata. Dopo viaggi avventurosi con gli immancabili ritardi, sono arrivata all’ultimo minuto alla partenza, appena in tempo per indossare i pantaloncini, spesso senza aver avuto la possibilità di pranzare. D’estate il rischio della disidratazione era costante. Nell’Europa del nord sono stata investita da bufere di neve, violenti acquazzoni ed ostacolata da venti gelidi. A Viborg (Danimarca) giunsi all’una di notte di una domenica piovosa, proveniente da tre maratone consecutive in Germania. Alle tre di notte mi buttai giù dal letto per poter raggiungere in tempo il luogo di partenza della gara fissata alle ore 5 del mattino. Il lunedì ero sul posto di lavoro!
D La maratona più bella?
R Roma.
D Quella più vicina?
R Bari.
D La più lontana?
R Bermuda.
D La più strana?
R “The Greenwich foot tunnel centenary Marathon”. La corsi in un passaggio pedonale, un tunnel appunto, sotto il Tamigi nel famoso sobborgo di Londra da cui si cominciano a contare i meridiani, in occasione del centenario della sua costruzione. Aveva una forma semicilindrica, largo 2 m., alto 3 m., lungo 364 m. che tra andata e ritorno diventavano 728 m., da ripetere 58 volte per completare la canonica distanza di Km. 42,195.
D Tanti chilometri percorsi! Qualche infortunio, uno strappo muscolare?
R Si, in Germania durante la terza di una serie di 12 maratone quotidiane nel periodo natalizio. Per evitare un tedeschino, scivolai sul manto stradale ghiacciato, battendo la schiena. Mi alzai dolorante. Ne mancavano nove al raggiungimento del record. Fu questo chiodo fisso che mi fece superare il lancinante dolore che mi perseguitò per tutte le rimanenti.
D I tempi impiegati per completarle?
R Si collocano fra le 4 e le 5 ore. Dovendo farne tante, ho dovuto, per forza di cose, distribuire con parsimonia le energie. Una cosa è gareggiare una sola volta e starsene un’intero anno a riposare, un’altra è farne tante! Alcune si correvano su terreno accidentato e fangoso; altre avevano una forte pendenza: a Zermatt, sulle Alpi svizzere, la partenza era a quota 1500 m.l.m., l’arrivo era situato a 3000 m.l.m., e con i relativi problemi di rarefazione dell’ossigeno per l’altitudine; ho fatto noiose maratone in pista: 105 sono i giri da compiere per percorrere la distanza della maratona, roba da far venire le vertigini! Quando si vuole battere un record bisogna partecipare a tutte quelle che offre il mercato anche se dure, non solo quella piacevole e coreografica di New York!
D Dopo l’exploit del 2002 continui ad andartene per maratone?
R Il lupo perde il pelo non il vizio! Attualmente mi dedico più volentieri alle ultramaratone, cioè a gare più lunghe della maratona: 50 Km., 60 Km., 100 Km.; mi piacciono le ecomaratone, gare fra boschi e montagne; adoro la 24 ore, si corre in pista per altrettante ore e vince chi percorre il maggior numero di chilometri.
D Qualche piacevole sorpresa in gara?
R Lo scorso dicembre, mentre correvo la maratona di Reggio Emilia, ho visto fra gli spettatori, facilmente riconoscibile, il sindaco Francesco Salerno applaudirmi freneticamente.
D Perché ti sottoponi a queste fatiche?
R La fatica è molta, ma quando tagli il traguardo anche la felicità è molta. Non è la felicità lo scopo della vita? E poi trovo eccitante girovagare per il mondo. Meglio un anno con la stanchezza di cento maratone che cento anni di dormite!
D Tutte queste imprese le hai compiute da sola?
R Una donna da sola, anche se emancipata, non poteva intraprendere una simile straordinaria esperienza, avventurandosi in luoghi sconosciuti e rischiosi. Ho corso le gare con le mie gambe, ma con me c’era mio marito, che ha corso sempre con me. Abbiamo certificato solo il mio record perché eravamo sicuri che nessun’altra donna al mondo aveva fatto qualcosa di simile. E’ ortopedico e fisiatra, ed ho applicato le sue idee, le sue conoscenze e la sua filosofia di corsa.
D Ti pongo come ultima una domanda che doveva essere la prima: come hai cominciato?
R Nel 1991 in un villaggio Valtur della Costa D’Avorio, sotto la guida di mio marito: dopo 500 m. ero stanca morta! Due mesi dopo ero alla Roma-Ostia di 21,095 Km.
Per 100 volte nel 2002 è stata vista per le strade del mondo una ragazza correre come una gazzella. Sulla maglietta portava scritto: Atletica Disfida di Barletta.
E la storia continua. A tutt’oggi, fra maratone ed ultramaratone, ne ha portate a termine 292.


