Asolo 100 km. La più bella sei tu u…

Senza nulla togliere alla prima la 100 Km di Asolo è davvero molto più impegnativa; la c’è il Passo della Colla, qua ce ne sono almeno quattro da fare, di cui il più impegnativo è la Cima Grappa con i suoi 1.775 m slm. Complessivamente sui 100 km si registrano circa 2.600 m di dislivello positivo, detta così può sembrare un dato poco rilevante se non che almeno 1.200 m sono concentrati tutti tra il 28° e il 39° km, in questo tratto all’interno del bosco si registrano le pendenze più estreme ( fino al 27%)… le gambe sembrano non farcela più, i muscoli sembrano esplodere… ma poi il bosco termina e di colpo il panorama si apre… verso la laguna veneta .

Oltre alla sua straordinaria bellezza paesaggistica essa conserva inoltre un grande valore storico, qui tutto trasuda di storia, di sofferenze-le case, le strade le cime, i campi.

Il mio pensiero memore e commosso va alle decine di migliaia di Caduti che, con il loro sangue ed il loro sacrificio, nobilitarono la nostra terra. Difatti poco più di cent’anni fa in questi luoghi la prima guerra mondiale giunse alla sua svolta decisiva.

Dopo Caporetto il maresciallo austriaco Conrad aveva declamato ai quattro venti: «Gli italiani sono rimasti aggrappati al davanzale di una finestra; basterà pestare loro le dita per farli precipitare!». Questo «davanzale» era massimamente rappresentato dal Grappa, dal Montello e dal Piave.

Il «colpo di martello» che avrebbe dovuto far precipitare gli italiani venne sferrato dal 15 al 23 luglio: si trattò di uno scontro violentissimo che doveva passare alla storia come «Battaglia del Solstizio». Appoggiati da un massiccio e sconvolgente fuoco di artiglieria, i nemici investirono i punti-chiave del nostro schieramento con una valanga di ferro, di fuoco e di uomini. Nelle nostre linee, più per imprevisti che per altro, vi fu qualche sbandamento. Gli austriaci riuscirono anche a superare il Piave ed a rintanarsi nei primi cespugli del Montello.

La nostra resistenza fu però commovente. Con una dedizione completa, i fanti, i bersaglieri, gli alpini, gli artiglieri e tutti gli altri nostri generosi soldati si aggrapparono con i denti ad ogni balza, ad ogni cespuglio e ad ogni metro di terreno, La pericolosa «sacca» del Montello, grazie anche al Piave che, in piena, distrusse il ponte di fortuna costruitovi dagli austriaci, venne eliminata. Il nemico picchiò poi, alla disperata e per più giorni, contro la più gagliarda diga umana che la storia mondiale ricordi. Era una diga formata dai «veterani» dell’Isonzo, del Monte Nero, di Gorizia, del Carso, delle Frasche e del Brenta e dai «ragazzi del ’99», chiamati alle armi per coprire i vuoti che i morti avevano causato nelle nostre file.

«Monte Grappa,, tu sei la mia Patria…» cantava il «monte sacro»; «Mai più il nemico faccia un passo avanti…» rispondeva il Piave. E il nemico non passò. Per otto giorni, con la forza della disperazione, picchiò ad ariete, con furia cieca, contro le nostre linee. Poi schiantato, dovette arrendersi all’evidenza e si preparò a quella sconfitta che doveva portarlo a «risalire senza speranza quelle valli che aveva disceso con tanta orgogliosa sicurezza».

Detto questo passiamo alla cronaca: infatti, partendo alle due del pomeriggio dal pittoresco paesino di Asolo situato a 80 metri di livello dal mare, si sale gradualmente fino ad arrivare ai 1.784 metri del Monumento ai caduti della prima Guerra Mondiale, il famoso “Ossario”, situato sulla cima del monte Grappa.

Per noi  appassionati di questa disciplina è ormai un  appuntamento imperdibile ( sono alla terza edizione); nella corsa trevigiana  è garantita  emozione, fatica, ma anche tanta soddisfazione e pubblico ad applaudire dal primo all’ultimo atleta. Una corsa spettacolare che richiama partecipanti provenienti da tutta Italia, e dall’estero, spettacolare come la città che la ospita definita, da Giosuè Carducci la città dei cento orizzonti. Asolo è uno dei centri storici più suggestivi d’Italia, raccolta entro le antiche mura che si diramano dalla Rocca, fortezza del XII° secolo, conserva in ogni scorcio testimonianze della sua millenaria storia.

Luogo di fascino sui dolci colli, la città fu meta di poeti e scrittori, artisti e viaggiatori, che qui trovarono ispirazione ed armonia.; tra questi la Divina del teatro Eleonora Duse

Detto questo passiamo alla cronaca: il  sabato mattina   dopo esser arrivati   da Castelfranco  Veneto dove abbiamo pernottato con Antonio ci rechiamo sul luogo indicato per il ritiro pettorali, a cui fanno seguito  gli scambi di battute   con gli amici, le foto,  i selfie  dopodichè ho modo di osservare  la catena del Monte Grappa in tutta la sua magnificenza;  la stradina che sale, zigzaga  nel bosco   per poi tagliare il costone della montagna e giungere  sulla cima più elevata ove sorge il sacrario militare, nel cui corpo centrale  sono custoditi i resti di 12.615 caduti, di cui 10.332 sono ignoti.

La sua vetta, in località Cima Grappa, misura 1775 m s.l.m. ma il suo territorio è caratterizzato dalla presenza di molte altre cime (tra le principali Col Moschin, Colle della Berretta, Monte Asolone, Monte Pertica, Prassolan, Monti Solaroli, Fontana Secca, Monte Peurna, Monte Santo, Monte Tomatico, Meatte, Monte Pallon e Monte Tomba), teatro di scontri decisivi nel corso della Prima guerra mondiale.

Il Monte Grappa è considerato una delle salite più belle d’Italia; la sua lunghezza ed il dislivello ne fanno una salita impegnativa, da qualsiasi versante si affronti.

Ci  rechiamo ora nel  cuore sociale e civile di Asolo, pittoresco paesino situato a 80 metri di livello dal mare. nella splendida  piazza Garibaldi  decorata,  dalla fontana del Sedicesimo secolo,  sovrastata dal Leone alato di San Marco, simbolo della Serenissima e dalla Cattedrale titolata alla Beata Vergine Maria  e da qui prende il via la nostra avventura. Attraversato il paese su un comodo selciato  la strada ci conduce,, dinanzi Villa Barbaro a Maser, villa veneta, costruita da Andrea Palladio tra il 1554 e il 1560 e  decorata con un ciclo di affreschi che rappresenta uno dei capolavori di Paolo Veronese.

La giornata  si rileva abbastanza calda, il termometro della farmacia segna 38 gradi e il sole la fa da padrone. Dopo qualche km pieghiamo a sinistra per salire nel  bosco con  ampi scorci verso la vallata e poi  affrontare  la forcella Mostacin un valico di modesta importanza che collega i due versanti dei colli Asolani e ridiscendere verso Monfumo, Cavaso del Tomba. Sul percorso i punti di ristoro sono puntuali, c’è sempre parecchia gente a fare assistenza, disponibile e cordiale.

Arriviamo a Possagno, il paese di Antonio Canova e delle fornacie qui ci deviano per  la sua casa-gispsoteca-museo. Su tutto domina, in suggestiva posizione panoramica, elegante e monumentale il Tempio del grande scultore neoclassico che raggiungiamo tramite un lungo rettilineo. Siamo al  30° in anticipo sul tempo limite stabilito  dall’organizzazione

Il percorso  gira a destra con uno strappo di almeno 500-600 mt ripidissimi, spacca gambe, sicuramente sopra il 10%, quasi un terzo  di gara è andato, ormai arriva il salitone. Ecco, bivio a destra. un cartello indica  la  salita del  Monte Grappa di  22 km al  7,2% di pendenza media e  ca.1500 mt di dislivello, i primi km sono tosti  poi molla un pò. Adesso la strada si attesta sul’8-9% se non di più per almeno 6-7 km, si affronta  la parte con i  tornanti. È dura, cammino con metodo e calma..

Abbandoniamo via Molinetto (siamo a 270mt sul livello del mare) per seguire località Cei, contrada Vardanega per raggiungere la Strada degli Alpini. Il primo tratto è agevole, tra le ultime borgate della strada che portava in Grappa gli Alpini. Lasciato l’abitato, le pendenze sono sempre più impegntive ed i tratti duri sono alternati da altri più abbordabili. Terribile è la salita del Tomba, che  si dipana nel tipico bosco pedemontano, per sbucare fra i prati e prendere, verso Ovest, la strada per Cima Grappa “la Strada degli Alpini”.

E’ una salita da veri grimpeur, con pendenze elevatissime e continue. E’ una salita che non si può improvvisare e che bisogna assolutamente affrontare con una preparazione adeguata; è una salita che può essere classificata “di estrema difficoltà”. Dopo un tratto introduttivo di poco meno di 2 km con pendenze dell’ordine dell’8-9%, la strada comincia a inerpicarsi, stretta e con vertiginosi tornanti senza più dare scampo  al podista . Continuo a camminare, tutti camminano. La salita è durissima,  corricchiare è inutile. Siamo nel bosco delle conifere e quando la vegetazione lascia spazio alla vista il  panorama, è fantastico, la strada si apre sulla pianura e l’ambiente si fa austero e selvaggio: già si vede tutta la vallata, la pianura, al sole. Si intravvedono i piccoli campanili, le chiesette dei paesini, là in mezzo c’è anche Asolo…

Al km 6.9 si raggiunge il bivio (1073 slm) per il Passo del Tomba che si tralascia girando a sinistra e continuando a salire, con pendenze sempre sostenute, verso Bocca di Forca. Ormai siamo a 1200 metri di altitudine, ma ora la salita si fa impossibile, adesso, si fa fatica a camminare in posizione eretta, non molla. Si oscilla dal 12% al 15%, fino ad arrivare a toccare punte del  27%, e gli unici tratti dove si riesce a respirare ed a far riposare le gambe sono proprio gli stetti  tornanti. Per mia fortuna un piccolo sollievo ci viene regalato dall’ombra degli alberi che sono presenti in quasi tutto il tragitto che porta al bivio.

A poco più di 2 km da Bocca di Forca si apre una “scalinata di tornanti” che, non sembri irriverente il paragone, ricorda lo Stelvio nel suo tratto più suggestivo, cioè quello finale. Alla fine della “scalinata” si raggiunge il Rifugio Monte Pallon (1174 m, 7.9 km). Superato il rifugio occorre ancora un ultimo sforzo per raggiungere Bocca di Forca e di lì a poco il Monte Archeson. Come per la salita dal versante di Paderno (nota come Salto della Capra) la strada prosegue, in cresta, e si congiunge con quella che da Semonzo porta a Cima Grappa.

Arrivo all’ultimo  tornante, sulla sinistra la scarpata  è veramente suggestivo… panorama incredibile, non resisto, mi avvicino al guard-rail per guardare giù, mi stanno per venire le vertigini.

Adesso dovrebbero esserci 3-4 km di falsopiano, attorno a quota 1400 metri, poi il tratto finale di salita al Grappa. Respiro. Ricomincio a correre.

Attorno al km 39 c’è il check point  ove e’ posto  il “cancello” delle 7,00  ore, passo tranquillamente, il tempo di  fermarmi a mangiare, bere  e cambiarmi e  riparto. Adesso si corricchia un po’, poi la salita riprende, ma per alcuni chilometri è solo al 4-5%. Mi ricordo che in questo punto  l’anno scorso ero in compagnia di un podista-militare che mi descriveva i luoghi della battaglia. Straordinari sono gli scenari che la montagna dagli infiniti orizzonti sa offrire generosa; i  suoi sconfinati pascoli verdi, le malghe  che regalano un senso di pace e relax.  Al 45°km,, sono passate le 9 di sera da poco, inizia a fare scuro. Ultimi chilometri, tutti tra l’8% ed il 10%, riprendo a camminare, inutile spendere energie. In pochi minuti scende il buio. Stiamo aggirando il Monte Meate, fin sul fondo della val delle Mure. Siamo immersi nel tipico ambiente dei pascoli del Grappa e la strada costeggia in piano un laghetto, consentendo di gustare con calma l’aria frizzante ed il paesaggio. Poi si riprende a salire la Val delle Mure, non decisamente, ma a strappi intervallati da brevi falsopiani fino alla bella apertura del Pian della Bala. Proseguiamo per la via delle gallerie,e siamo ormai in vista del rifugio Bassano che si scorge in alto.. Ormai lo di vede, il Rifugio del Monte Grappa è li davanti a noi, bello e imponente che sembra scrutare tutta la zona sottostante.

Finalmente conquistiamo questa stupenda vetta, dal piazzale si sale  verso l’ ossario e mi prende un groppo alla gola per l’emozione nel pensare al sacrifici dei nostri soldati nelle  trincee, a quei resti della IV armata che aveva combattuto sulle Tofane e sul Col di Lana. Mi tornano alla mente  quei nomi riportati nei libri di storia: Col Moschin, Colle della Berretta, Monte Asolone, Monte Pertica, Prassolan, Monti Solaroli, fontana Secca, Monte Peurna, Monte Santo, Monte Tomatico, Meatte, Monte Pallon e Monte Tomba.

Il luogo è”sacro” e simbolico, l’aria qui  è intrisa di Storia e ci racconta di battaglie e di milioni di caduti in nome di una Patria che forse non lo meritava (e non lo merita neanche adesso). E’ un emozione unica che lascia il segno.

Si arriva al 50 ° il cambio,  un piatto di passato di verdura  e si riparte in discesa questa volta in compagnia di un mio conterraneo, Silverio di cui avevo perso le tracce sin dalla partenza  e la sua compagnia si avvicenda a quella di Antonio che ha abbandonato a metà per problemi di stomaco.

Una serie di tornanti  stretti e poi giungiamo   al bivio di Bocca di Forca dove la strada tracciata dal generale Giardino, si interseca con quella principale tracciata dal generale Cadorna e  proveniente da Romano d’Ezzelino. 

Essa è stata  fatta costruire in epoca bellica dall’omonimo generale per raggiungere la sommità del massiccio. L’ascesa parte dal centro di Romano d’Ezzelino e raggiunge la vetta. Noi l’affronteremo in discesa. A Campo Croce inizia un falsopiano e’ la volta poi  di Romano d’Ezzelino, Paderno Borso del Grappa. Una discesa di 27 km con 21 tornanti  non e’ cosa da poco. La strada ricomincia a salire e dal 75° al 85° è un continuo patimento ,è l’ultima salita prima di quella di Asolo il cui castello,  si scorge tra mille luci ma e’ ancora distante, una quindicina di km che non passano mai. Il  bivio non vuole arrivare poi finalmente inizia l’ultima erta e tra ville cinquecentesche e quelle  di stampo liberty  ritorniamo nel punto da dove tutto ha avuto origine.  Affrontiamo nuovamente  la estenuante  discesa per  poi con una secca deviazione  giungere nel centro sportivo. E’ finita. Ringrazio  tutti gli organizzatori e i nuovi amici conosciuti lungo il percorso per la compagnia che, mi ha permesso di superare i tanti timori e le situazioni insite in un  gara  di tal fatta. Si è trattato ancora una volta di un viaggio interiore che ognuno  fa dentro se stesso e che sole le lunghe distanze permettono di realizzare.

Come in tutte le  ultra maratone difficilmente si resta indifferenti, esse lasciano un segno indelebile che serve come esperienza per affrontare nuovi limiti. Cio’  che rimane e’  un bagaglio umano di notevole spessore,  ci si mette in gioco per testare la propria resistenza fisica, la capacità di sostenere certi ritmi, superare i propri, ascoltare  interiormente  se stessi  le proprie emozioni, le fatiche. percependo alla fine valori  essenziali  quali il rapporto con gli altri.

Tante immagini indelebili restano nella memoria, tante persone incredibili, tantissimi ricordi per questa infinita, massacrante, a volte al limite della sopportazione, ma altrettanto splendida 100km di Asolo.

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PAOLO REALI

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