Anno 1.089 Papa Urbano II fece sosta a Banzi di ritorno dal Terzo Concilio di Melfi, in cui lanciò l’idea della Prima Crociata a liberare la Terra Santa. Circostanze, fatto connessi al lungo periodo delle Crociate, che portarono alla nascita dell’ordine militare dei Templari. Storicamente non risultano evidenze che colleghino Banzi a detti Cavalieri. Pertanto il riferimento a denominare la gara “8 Ore dei Templari” non storico, bensì simbolico. Tuttavia, il fascino dei “Cavalieri di Dio” ha influenzato nei secoli, inconsciamente, comportamento e modo di fare dei Banzesi.
18.04.2009, mia prima 6 Ore chiusa km 49,600. Giunto in periferia del Borgo, una signora, con gentilezza mista a fermezza, ad accompagnarmi sino al centrale Palazzo Grande, cuore della gara.
Il saluto per strada è istintivo pur a sconosciuti, modo di fare ormai desueto altrove. Manifesto segno di rispetto, che crea immediato positivo contatto umano col prossimo. Esempio dato dal primo cittadino, il Sindaco Pasquale Caffio; giovane presente, gentile per tutta la gara sino alla premiazione finale.
Con la benedizione prima della partenza, il Parroco ha fatto cenno a San Paolo, citando l’allegoria nella corsa; significando la vita come gara di resistenza, disciplina e perseveranza.
Ritorno a Banzi per andar oltre misura del tempo. Il centro storico ha mantenuto la struttura originaria, in uno alla calma, serenità, tranquillità della sua gente.
Pari stato d’animo, pur se con diverso contenuto identitario di appartenenza, è l’andar a Rapone del caro Antonio Leopardi Barra. Storie, leggende popolari traspirano nel contesto urbano del “Paese delle Fiabe”, grazie al contributo di artisti, scrittori, musicisti. Tradizioni locali tramandano: la Masciara, ch’ era levatrice, guaritrice, nonché strega all’ occorrenza. Lu SciaKuddri, soggetto dispettoso e allegro nelle sfilate carnacialesche. La Taranta e il suo morso velenoso, curato dal suono dei tamburelli, violini nel vorticoso ballo della Pizzica.
Fatti 49,170 km nel otto ore di sabato. Al levar del sole la domenica percorso il circondario sferico del Borgo sino al cimitero, sole ad illuminare i fianchi delle colline all’orizzonte in uno spettacolare paesaggio di luci, ombre.
Comprensibile Carmen Llera Moravia nell’ affermare: “poiché non amo il genere umano, preferisco fotografare l’alba”
Papa Urbano II consacrò la Chiesa intitolata alla Vergine Annunziata nel 1089. Mosaici e pavimento perfettamente simile a quello conservato nella Cattedrale di Otranto.
A fine gara Lorenzo Gemma ha condiviso, con umiltà, le sue 1.150 maratone, senza qualsivoglia ostentazione, compiacimento: bensì con la naturale giovialità, allegria del suo essere.
Aver conosciuto il dott. Torelli Giovanni Battista, 1° cat. SM 70 è stata una bella opportunità. Apparentemente laconico, di poche parole, ma con una profondità di pensiero, riflessione in antitesi alla formalità delle chiacchere.
Che dire di Chiara Zarola, Atletica Curinga di Giambattista Malacari. È tutto nella sua affermazione: “Io corro perché solo quello mi fa star bene”.
A ridosso tra la settima/ottava ora, un compagno di viaggio mi fa i complimenti, ripetuti al giro successivo ed altro ancora. Rallenta, guardandomi dalla cintola in giù “Vito, io vorrei arrivare alla tua età ed avere il tuo passo”, Barone Paolo SM 65, 3° di cat. Km 52, 280 A.S. Atletica Venafro.
Non lo dimenticherò.
Paolo mi fa pensare alla morte. C’è tanta diversità nell’intenderla. Andreotti diceva ”Cercheremo di andare in paradiso, ma il più tardi possibile”. Un modo di sdrammatizzare costruendo un paradiso in terra sperando, nel futuro senza pregiudizi attraverso una vita serena, concreta, colma di speranza.
Faccio mio il pensiero di Marco Olmo, quando suggerisce di fare le cose al meglio ch’è possibile, pur con un po’ di sana megalomania.
Faccio ancora più mia l’Omelia del 2 novembre 2020 di Papa Francesco: grande uomo e Santo: “La speranza ci attira e da un senso alla nostra vita.
Io non vedo l’aldilà ma la speranza è il dono di Dio, che ci attiva verso la vita, verso la gioia eterna……………..
La speranza è un’ancora, che noi abbiamo dall’ altra parte, e noi, aggrappati alla corda ci sosteniamo”.
Non altro che: “Sora nostra morte corporale” del grande Santo, capostipite di Assisi.
Contento che su 71 atleti in classifica, 8 salentini, con Candido Antonio splendido 2° Ass. alla 8 Ore, 79, 192 km.
Grazie Banzi.
Arrivederci…………….. spero al 2026.















