Baltic Run 325 km 2-6/8/2009

Confusi fra i tedeschi, c’erano uno svizzero, un danese ed una coppia d’italiani. Angela Gargano e Michele Rizzitelli avevano avuto la sciagurata idea d’iscriversi alla Spartathlon. Per gente come questi due, che non riesce a correre più di 10 km in allenamento ad andatura turistica e su un terreno piattissimo, già il primo cancello, di quella gara zeppa di cancelli, sarebbe stato un ostacolo insormontabile! In compenso, amando le gare, si erano messi a cercarne di adeguate. La “Rimini extreme” era giunta a pennello per adattarsi a correre di notte e potenziare i muscoli sulle montagne, che dalle loro parti vedono soltanto con il binocolo. Potevano lasciarsi sfuggire la Baltic Run? Era, poi, l’occasione per rivedere, dopo sette anni, vecchi, pazzi amici: Sigrid Eichner, con oltre 1000 ultra-maratone sul groppone; Christian Hottas, più di 80 ultra-maratone solo quest’anno; Hans Drexler, che riesce a conciliare la ricerca ematologica con il podismo; Diethard Steinbrecher, che ha tappezzato l’interno del suo furgone con i pettorali delle gare (una sorta di Govi itinerante!), e poi Joachim Meyer, Renè Wallesch ecc.. Questo è il paese dove si corre la Deutschlandlauf: 1200 Km in 17 giorni. Alcuni di essi hanno corso da Lisbona a Mosca e da Bari a Capo Nord. Insomma, non un caso isolato di pazzia, come quello di Ulderico Lambertucci che è andato da Loreto a Pechino, ma una pazzia collettiva, di massa. In conclusione, pivellini erano, al confronto, i due italiani.

Domenica, 2/8/2009   Berlin – Hubertusstock 63 km

Di primo mattino, Berlino appare una città ancora addormentata. Poca gente per le strade e scarso traffico automobilistico. Si corre su marciapiedi di strade assolate, poi, man mano che si abbandona la città, su piste ciclabili. Sbagliare percorso è impossibile, perché la sig.na Grit Seidel lo ha ricoperto tutto di piccoli adesivi rossi indicanti la direzione. Li ha affissi sui pali della luce, sulle aste dei segnali stradali, sui cestini dei rifiuti, sui tronchi degli alberi; a completamento delle indicazioni, grandi frecce disegnate in gesso sul terreno e striscioline rosse legate ai rami degli alberi. Chi per 100 m non trova un segnale, ha sbagliato strada e deve tornare indietro!

Si percorrono antichi viali alberati che si estendono fino all’orizzonte, ma che non riescono ad attenuare i raggi del sole. Ci si trova nel Brandeburgo, che è tutto un susseguirsi di canali, fiumi e laghi. Il tragitto è lievemente ondulato. In lontananza, le pale per la produzione di energia eolica sembrano giganteschi mulini a vento.

Trenta chilometri, ormai, se ne sono andati. Il sole è alto e fa ancor più caldo. Provvidenzialmente, la seconda metà di tappa si dipana fra fitte foreste.

Cena e pernottamento in un magnifico albergo a quattro stelle. Qui, a Hubertusstock, c’è una storica villetta in cui si sono incontrati Honecker e Schmidt.

Lunedì, 3/8/2009 Hubertusstock – Prenlau 67 km

Piove, ma non fa freddo. Senza esitazione, Michele Rizzitelli decide di correre in canottiera e pantaloncini. Tutti gli altri indossano maglie tecniche, giacche impermeabilizzate, pantacollant, ed hanno altri indumenti di riserva legati alla cintura per ogni evenienza: sembrano più equipaggiati dei soldati americani in Afganistan! Michele Rizzitelli li guarda con stupore, e loro guardano lui con altrettanto stupore!

Le gambe non sono stanche. Certamente non agili e scattanti, ma in compenso sono decise e solide. Il percorso è un continuo saliscendi, che s’immerge in folte foreste. La pioggia continua a bagnare le spalle e le braccia nude ed a picchiettare le foglie di faggi, querce, abeti e betulle. Sui tratti asfaltati l’andatura è veloce, ma sugli sterrati fangosi si arranca, e bisogna evitare le pozzanghere. I fiumi e, soprattutto, i laghetti non finiscono mai.

Si attraversano i territori della ex D.D.R. Le strade sono strette, ma ai loro bordi le piste ciclabili non mancano quasi mai. Le automobili sono rare. Più che piccole città, si vedono agglomerati di case non ben curate come nel resto della Germania. Molte aziende agricole appaiono dismesse. Hans mi dice: “Da queste parti, la disoccupazione si attesta al 20-30%. Gli educati (sic!) emigrano; rimangono i maleducati (sic!). Il nazionalismo esasperato è in crescita. Molti rimpiangono il vecchio regime comunista”. E conclude: “Una vera sconfitta per la democrazia!”.

Dal cielo cade ancora acqua. Le scarpe, inzuppate di sabbia fangosa, pesano un quintale. All’arrivo, non attende gli ultramaratoneti il soffice letto di un albergo, ma il sacco a pelo disteso sul duro pavimento di una palestra. Questo è solo un insignificante dettaglio! Tutti non fanno altro che pensare alla doccia calda che li attende a tappa conclusa, che è diventata la cosa più desiderabile al mondo!

Martedì, 4/8/2009   Prenzlau – Ueckermunde 72 km

Sono tre giorni che si convive con i tedeschi, e molti di loro si sono ripassati un po’ d’italiano. In gara e, soprattutto, all’arrivo accolgono “quei due” con una serie di espressioni che si sono studiate la sera precedente: “Bene! Benissimo! Bravo! Buongiorno! Ciao! Come stai! Otto chilometri al traguardo”. Tutti simpatici, ma più di tutti lo è l’estroso speaker EcKart Broy.

Splende il sole sul territorio della tappa più lunga, che si svolge nel Meclemburgo-Pomerania occidentale, non lontano dai confini polacchi. Oggi si corre in aperta campagna, per cui la visione non è ostacolata dalle fitte foreste. Lo sguardo, sulla sommità dei modesti rilievi, può spaziare e posarsi sulle distese di grano, sui boschetti, sulle cittadine con le svettanti cattedrali ed i robusti municipi, costruiti in mattoni con una tecnica introdotta nel XII sec. da monaci norbertini provenienti dalla Lombardia.

Dal sottobosco si affaccia verso le interminabili piste ciclabili l’erica, dai tenui fiori color rosa.

L’arrivo è nella piazza principale della bellissima cittadina di Ueckermunde, che un porto-canale collega al Mar Baltico.

Nella palestra della scuola “W. Goethe”, dove si pernotta, le fisioterapiste Ramona Hauser ed Antje Bunar, al seguito della carovana, prestano la loro opera (a pagamento).

Mercoledì, 5/8/2009 Ueckermunde – Usedom 63 km

E’ stato superato il giro di boa. Duecento chilometri sono stati macinati. Psicologicamente, tutto adesso è in discesa e scorre velocemente.

Per 30 km si gode l’attraversamento del parco naturale, una zona umida ricoperta di paludi di torba, dove i laghetti si contano a migliaia. Le calme acque sono abbellite dalla ninfea bianca, dagli eleganti fiori galleggianti e dal rigoglioso fogliame. Qui cresce il limonio, dai colori sgargianti.

Gli uccelli si alzano in volo da una distesa d’acqua e vanno a planare dolcemente su un’altra.

Il paesaggio naturale incontaminato spinge alla meditazione ed invoglia ad ascoltare sé stessi.

Prima che si apra, si fa in tempo ad attraversare il ponte girevole che collega la terraferma all’isola di Usedom. Il Mar Baltico fa sentire la sua brezza salmastra.

L’arrivo è sotto l’arco acuto della porta della città di Usedom, che dà il nome anche all’isola.

Giovedì, 6/8/2009 Usedom –Karlshagen 59 km

Ultimo giorno di gara. Le caviglie sono gonfie un po’ a tutti, ed i tendini non la smettono di lamentarsi. Si tratta di fare ancora un piccolo sforzo. Le solite piste ciclabili ci portano dall’interno dell’isola sul lungomare, dove le località si susseguono come le perle di una collana: Bansin, Heringsdorf, Bad Ahlbeck ecc.. Alberghi in stile Belle Epoche rendono elegante il litorale, davanti ai quali scorre una pista ciclabile, una zona pedonale, la fila delle dune, una stretta striscia di sabbia, e poi il mare. Si vedono per lo più pensionati e mamme con bambini. Quasi nessuno fa il bagno. I più coraggiosi entrano in acqua per bagnarsi solo i piedi. Le vichinghe stanno a rotolarsi sulla sabbia bollente di Rimini e dintorni.

Sulla splendida “Promenada” cresce il pino e fiorisce l’oleandro. Sulle dune sabbiose fa bella mostra di sé l’eringio marino, simile al cardo, del colore dell’ametista.

Dulcis in fundo, o meglio, in cauda venenum, gli ultimi tre chilometri vengono corsi sulla sabbia. Ma ormai è fatta! A Karlshagen viene messa sulle spalle dei concorrenti una maglietta: Baltic Run 325 km Finisher.

 

Bene! Bello! Bellissimo! Ma che fine hanno fatto quei due neofiti delle ultramaratone a tappe? La fatica li ha squagliati? Sono affogati in qualche laghetto? Si sono persi nelle umide foreste? Sono affondati nelle paludi di torba? Sono stati spazzati via dal vento del Nord?

Angela Gargano era seconda nella classifica generale femminile fino a metà della 4^ tappa. Poi, proprio sul ponte girevole che collega la terraferma all’isola di Usedom, i tendini dell’estensore lungo delle dita sin. si sono ribellati. S’è trascinata fino al traguardo, scivolando in 3^ posizione. Ha corso la 5^ tappa con il dorso del piede gonfio quanto un panino ripieno, ed ha concluso al 4^ posto assoluto femminile. Su quattro donne? Prego, su otto classificate.

Michele Rizzitelli ha concluso in 21^ posizione. Su 21 classificati? Prego, su 61.

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