Banzi, o dell’arte di arrivare ovunque con qualsiasi mezzo

Venerdì sera, dopo il lavoro, io e Barby C’è partiamo alla volta di Banzi, per le 6-8 ore dei Templari. La voglia di arrivare era tanta che l’organizzazione è stata una staffetta: auto, pullman, Flixbus, Itabus, Trenitalia e, per finire, l’auto di un amico venuto a prenderci a Minervino. Una maratona di coincidenze prima ancora della corsa.
Si parte bene: Trenitalia con i suoi classici 5 minuti di ritardo, ma noi avevamo un quarto d’ora di margine per il bus per Bologna. Peccato che il bus avesse già un’ora di ritardo. Fermata spostata di 500 metri per lavori e, proprio di fronte, una pizzeria da furto: 15 euro per una pizza al prosciutto. Però dovevamo cenare, e la pizza era anche discretamente buona. Uno a uno, palla al centro.
Arrivato il bus, Bologna e un’altra oretta di attesa per il cambio. Poi Itabus fino a Foggia, trenino da Foggia a Barletta, autobus locale da Barletta a Minervino. E lì Michele, grande runner e grande amico, ci aspettava per un caffè al volo e via verso Banzi. Quando si arriva con il cuore davanti, anche i mezzi si danno una mossa.
Dopo una quarantina di minuti tra saluti e abbracci, un abbraccio speciale a Graziano, il nostro angelo custode del ritorno, la corsa ha inizio.
Otto ore di abbracci, altro che otto ore di gara. A Banzi è venuto davvero tutto il paese: il sindaco, gli assessori, chi più ne ha più ne metta. Sembrava che l’intera popolazione si fosse riversata nelle strade, tra applausi e festa, con un pasta party aperto a tutti. Immaginate cosa vuol dire sentirsi a casa a centinaia di chilometri da casa.
Dopo due ore è partita anche la 6 ore, insieme alla gara dei 43 chilometri. Alla terza ora via alla 10 chilometri e alla 21, che poi erano 22, ma a Banzi nessuno si formalizza. Percorso cittadino, con discese e soprattutto salite: tanto divertimento.
E gli arrivi, uno più bello dell’altro. Mimmo Favia ha portato la collezione autunno-inverno del Club Supermarathon Italia, la nuova linea di abbigliamento che presenteremo nei prossimi giorni sulle pagine del club (ci stiamo già lavorando). E poi due primi di categoria del tutto inaspettati: Massimo Faleo e Barby C’è, che ha chiuso una giornata stupenda con oltre 46 chilometri di successo. E in mezzo a loro io, con le mie classiche foto e il mio abbraccio a tutti gli atleti. Tutti gli amici. Che bello.
Il finale, degno di una vera festa di paese: peperonata e pasta al sugo preparate dalla Proloco e dall’organizzazione. Chi ha corso, chi ha camminato, chi ha applaudito: alla fine eravamo tutti allo stesso tavolo.
Il ritorno è stato meno faticoso del previsto, anche grazie al cambio dell’ora, che ci ha regalato un’ora in più. Questa volta le coincidenze erano tutte giuste e il mitico Graziano, del cronometraggio, ci ha accompagnati alla stazione di Foggia. Da lì Flixbus per Bologna e, appena scesi, salita sul Flixbus per Venezia: una coincidenza così bella non esiste.
E poi, la sorpresa. Domenica mattina arriviamo a Mestre e davanti alla stazione c’è un fiume di atleti della Maratona di Venezia, in coda interminabile per le navette. Poco prima di quella coda, da lontano, scorgo due figure e dico a Barby: «Guarda, il pelatone!». «Ma no, non è il pelatone!». «Sì che è il pelatone, guarda là!».
Era proprio lui. Il pelatone e il grande Leonardo, in attesa della navetta per la partenza a Stra. Via, sotto i portici, dentro un bar per il caffè del buongiorno, con un abbraccio in compagnia. Poi loro verso la linea di partenza, noi verso Treviso, dove avevamo lasciato l’auto, e da lì a casa.
Siamo partiti con un viaggio lungo tutta la notte e un’Italia intera da attraversare, e ci siamo ritrovati con un abbraccio e un caffè all’alba, a un passo da casa. Perché alla fine è questo il senso di ogni viaggio: non conta quanti mezzi cambi, ma chi trovi lungo la strada, e chi, senza saperlo, ti sta aspettando proprio lì.
Alessandro

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