Non avete mai percorso quei sentieri dove il dolore si trasforma in preghiera e l’asfalto diventa un altare. Tutto è cominciato lì, in quel passaggio davanti alla Basilica del Santo a Padova, con il cuore che batteva forte sotto lo sguardo di Sant’Antonio, in quel 27 aprile 2014 che segnò la rinascita di una madre che manteneva una promessa. In quel momento, tra un voto sussurrato e il primo sudore vero, la nostra Barby ha avuto inizio. Quella maratona non era che la prima pietra di una cattedrale fatta di trecento traguardi, un viaggio che oggi ci porta alla soglia della trecentesima, incredibile fatica, proprio dove tutto ebbe origine. Affrontare un’ultra è da temerari, da folli innamorati della strada che non hanno paura di restare nudi di fronte alla propria stanchezza, e pensare che per scalare le vette del mondo servano trecento battaglie di questo calibro è un pensiero che sta fuori di testa, una fatica che schiaccia i deboli ma tempra i giganti. Eppure, Barby c’è, arrivata in silenzio, sorda alle maligne voci di corridoio e incurante di quegli eroici medaglioni di latta che il consumismo spaccia per valore, arrivata con le sue gambe, senza tagli strategici del service, senza scorciatoie, portando con sé solo la sua forza e quel patto stretto con la strada che l’ha vista attraversare l’Appennino nel buio del Passatore o correre sopra la lava dell’Etna. In questo lungo cammino, la sua corsa si è fatta dono nei 250 km di solidarietà da Monticello d’Alba a La Spezia, una sfida contro il vento e la pioggia per aiutare gli altri, ed è diventata leggenda nell’infinito nastro d’asfalto dell’Ultra Milano-Sanremo, 285 chilometri dai Navigli al mare, dove il freddo del Turchino è stato vinto dalla voglia di toccare l’acqua del traguardo. Non si è mai fermata, nemmeno quando il mondo si era chiuso in un giardino o quando il respiro sembrava mancare, arrivando a misurarsi con il limite estremo delle 48 ore al Mondiale 2026, due giorni e due notti di resistenza pura dove il tempo smette di esistere e rimane solo la volontà. Vederla oggi, arrivata a questo traguardo immenso della trecentesima, mi strappa le lacrime e come tuo Coach Bradipo ti guardo e sento un orgoglio che non si può spiegare a chi non ha mai mangiato la polvere, un sentimento condiviso da tutto il Club Super Marathon che vede in te l’etica fatta carne. È un momento allegro, scherzoso, ma profondamente toccante, perché in ogni tuo passo abbiamo visto la bellezza di chi non si arrende mai e la grazia di chi corre per onorare la vita. Il mio augurio per te, Barby, è questo: non smettere mai di avere fame di orizzonti e ti invito a guardare oltre questa trecentesima fatica, perché so che nella tua testa questo non è un punto d’arrivo, ma solo un altro km sul cronometro della vita, dato che i record sono fatti per essere frantumati e i traguardi sono solo scuse per ricominciare a sognare. Siamo già pronti per il domani, quindi asciugati gli occhi, respira l’aria del successo e poi, come dici sempre tu: se solo riesci ancora ad allacciarti le scarpe… parti. Il Santo ti guarda, e noi siamo tutti con te. Brava Barby, oggi e per sempre, Barby C’è!











