Già le iniziative che si propongono un orizzonte ben determinato hanno bisogno di revisioni in corso d’opera, per via di mutate situazioni, o per un Moggi che vi s’introduce. Maggiori problemi possono insorgere in quelle in cui non si finisce mai di sommare le gare degli iscritti. L’alfa e l’omega che sono proprie delle nostre azioni, e della nostra vita, dovrebbero caratterizzare anche la Classifica dei Supermaratoneti.
Credo che sia giunta l’ora di considerare concluso questo ciclo, portare sugli scudi Giuseppe Togni proclamandolo vincitore della 1^ Superclassifica, e ripartire da zero, fissando poche, chiare regole adeguate ai tempi attuali: la grande quercia, potata alla Yul Brynner, crescerà più gagliarda.
E’ una scelta obbligata, ogni tanto, rimescolare le carte per porre tutti sulla stessa linea di partenza. Coloro i quali vantano centinaia di maratone devono rinunziare al loro patrimonio, parte del quale racimolato, qualche decennio fa, in discutibili gare non competitive, e rimettersi in giuoco. Imprese eroiche passate, eredità, censo e blasone non avranno più valore, a tutto vantaggio dello stato di forma attuale, dei giovani e delle matricole. Un “piazza pulita” di sapore similmarxista s’impone, per dar vita ad un liberismo veramente competitivo, che oltretutto taglierebbe l’erba sotto i piedi di quelli che lanciano accuse di esibizionismo ai componenti del Club.
Nel nuovo corso, la prima ingiustizia da eliminare è il mettere sullo stesso piano una maratona in discesa ed una Nove Colli: grave errore anche in aritmetica, potendosi eseguire l’addizione solo fra addenti uguali. Gli asini possono sommarsi con altri asini, mai con i cavalli!
Di questi tempi, è proprio da super correre una maratona? Lo era una volta, non al giorno d’oggi, in cui la corsa di Filippide serve soltanto da riscaldamento alla 100 Km. del giorno dopo, e l’Atene- Sparta è una fumata di sigaretta rispetto alla Macerata-Pechino.
Per senso di giustizia, per non essere bocciati in matematica e per essere in sintonia con le nuove tendenze, penso che sia ragionevole conteggiare soltanto le gare che vanno dai cento chilometri in su, escludendo, per serietà, quelle con partenze differite o completate fuori tempo massimo, e ben esaminando quelle il cui rilevamento dei tempi parziali fa commettere peccato ma indovina.
Inoltre, vanno temporizzate: trionfa chi arriva prima a disputarne cento, chi ne fa il maggior numero in tre anni, chi percorre più chilometri in tre anni ecc. Concluso il torneo, si ricomincia daccapo per creare nuovi stimoli ed altri vincitori, senza dare valore alle gare precedentemente disputate, che fanno parte, beninteso, del solo bagaglio personale.
E’ necessario, per decoro, fissare norme anche ai comportamenti. Chi vuole può imprimere sulla maglietta il miglior tempo, ma deve completarlo con la data in cui l’ha realizzato, e per coerenza far conoscere anche il peggior tempo. Se si vuole vendere il proprio prodotto, bisogna attenersi almeno alle più elementari regole del supermercato, dove sul salame è indicata la provenienza, le carni impiegate, la scadenza e notizie utili al consumatore per ben giudicare. Il tutto in italiano, non nelle uniche quattro parole conosciute d’inglese. Diffondere i dati di comodo, è come elencare sul foglietto illustrativo di un farmaco le sole proprietà miracolose, nascondendo gli effetti collaterali e le controindicazioni.
Quanto esposto offre il fianco a molte critiche. La più immediata è essere tacciato d’ingenuità nel ritenere i supermaratoneti capaci di rinunciare a sbandierare ai quattro venti il numero totale delle loro gesta, e riproporsi in continuazione. Il tradizionalista Sergio Tampieri, concentrato soprattutto sui valori, è disposto ad aprirsi alle novità? Quella non rinfacciabile è l’essermi ritagliato un abito su misura, prevedendo la nuova razionalizzazione l’offerta sull’ara sacrificale delle mie 337 gare.
La Rosa del Deserto ci accoglierà, una sera di dicembre, per l’incontro conviviale annuale. Appunto: tra baci, abbracci, riconoscimenti, tortelloni, culatello e Sangiovese, rendere deserto tutt’intorno per far nascere una nuova rosa.


