Beaujolais Ma Maison

Quando si torna ad aprire dopo un anno una vecchia casa, dopo lunga assenza, come Ungaretti ci accorgiamo con commosso stupore che l’amore per essa non è morto. Tornano a vivere nel cuore i cari ricordi e hanno il sapore di una scoperta nuova: egli credeva di averli dispersi, nel suo girare per il mondo, ed erano invece rimasti intatti, custoditi in fondo all’anima: è bastato il ritorno alla vecchia casa perché essi di nuovo balzassero fuori, senza nulla avere perduto della loro freschezza di un tempo.

Tornare ogni anno al Beaujolais è come aprire le finestre di una delle vecchie case che abbiamo abitato o sognato di abitare magari con le tendine fatte a mano dalla mamma con qualche farfalla attaccata ai vetri dove ci picchiava la pioggia di là dai vetri in qualche giorno felice. Ogni anno si torna là con la scusa della Maratona e degli amici francesi, ma in realtà e come se attorno alla quella casa abitassero un centinaio di vecchi vicini che vedi sempre un po’ più vecchi e un po’ più soli ma felici di stare là. Un quartiere di matti a giudicare dai vestiti in corsa, ma le divise e i ruoli sociali sono stati spazzati via dalla voglia di festeggiare il vino novello e il piacere di correre insieme. La tristezza di tutti i giorni automaticamente se ne va entrando qui.

La maratona e le corse minori portano qui 17.000 gaudenti con la scusa buona del vino che si produce nella regione del Beaujolais, a nord di Lione, ha tutti i caratteri di un tipico vino francese. E’ conosciuto in tutto il mondo per il tradizionale Beaujolais nouveau: il terzo giovedì di Novembre avviene il lancio del vino novello appena uscito dal ciclo di produzione, subito dopo la fermentazione. Il Beaujolais si presenta nelle varianti rosso e bianco e proviene dai vitigni Gamay e Chardonnay. Affettuosamente chiamato dai francesi beaujolpif perché pif è “naso” in dialetto, il suo fascino risiede negli aromi fruttati, di fragola e lamponi. Facile e amabile, poco tannico, non è adatto ad essere conservato. Anche nelle migliori versioni bisogna finirlo nel giro di uno/due anni o di un paio di pasta party! Però la tradizione vuole che il Beaujolais debba essere accompagnato da carne di maiale e castagne non dalla solita pasta scotta pregara.

Ma Maison. Casa mia. Sono le persone che ci accolgono ogni anno a rendere la casa ambiente, famiglia, focolare, tradizione, legge non scritta. Nella rievocazione, ogni nostra abitazione è indissolubilmente legata ai visi, alle voci, all’andatura, ai gesti e ai modi degli esseri umani che assieme a noi l’hanno popolata. Ma è l’assidua frequentazione coi maratoneti francesi, grazie all’abile parler français de la Baronesse de Carobi, al secolo Carla Gavazzeni, e a la présence sur scène du monsieur mille marathons (Vito Piero), la démarche prudente de moi medesim le président ci conduciamo ogni anno ad essere parte del club de centenaire. Gli organizzatori nonostante siano presenti 850 persone ai 2 più grandi e maestosi pasta party europei hanno un occhio di riguardo per noi mettendoci in prima fila e facendoci salire sulla ribalta a più riprese.

Dopo qualche bicchiere di vino novello lo sguardo lucido e disincantato del maratoneta adulto si spegne. Lascia la festa e ritorna all’albergo, un modesto fabbricato senza pretese. Qui si distende nel suo candido lettino e mentre il soffitto compie evoluzioni come i recenti balli la sua mente va alla casa dei ricordi della fantasia infantile. Il soffitto si ferma e il fiume dei pensieri scorrono in un alveo aggraziato e perfino spazioso, è lì che si sono ricevuti cure, affetto e consolazioni. La panchina dalle stecche di legno di un giardinetto che ha ospitato giochi e avventure tra fratelli, amici e nemici; l’albero cavo un tesoro come quello di Jem e Scott in Il buio oltre la siepe; la casetta su un albero di legno consunto, senza più colore, dove stavano stipate tovaglie e coperte, era il recipiente magico dal quale si avvistavano un oceano di galeoni e brigantini che s’inseguivano all’arrembaggio, come nelle opere di Lewis. Il Beaujolais è un fiume dove scorrono i ricordi e la memoria è un faro, e non un recipiente vuoto, e il riandare anche solo con la mente alla casa del cuore quella nella quale siamo stati tristi o felici è come rifugiarsi ancora nelle braccia di una nonna o in un vecchio cuscino cercando un terzo occhio.

Le descrizione dei personaggi, i costumi, i castelli, il vino sono simili di anno e non voglio ripetermi. Un autofurto di anni di citazioni è ben contenuto nel racconto del 2017 https://www.clubsupermarathon.it/maratone/3790-tres-beaujolais-cherchez-le-tastevin.html

Novità di quest’anno è stato avere dedicato la maratona agli extraterrestri e quindi la corsa è stata al costume alieno. Si è notata l’abbondanza del vino novello dovuta alla mancanza della Pantera e del Guru (The Trinellis). A dir poco scioccante uno strano gioco di società consistente nel fare un trenino seduti per terra facendo volare sopra le braccia qualche gioioso malcapitato. Très chic la visita guidata con delizioso pranzo finale e intronizzazione dei centenari presso l’Hameau du Boeuf un museo del vino e del territorio nuovissimo che ricorda però un po’ troppo Napa Valley. https://www.hameauduvin.com/

Infine che dire delle tre ore e più di attesa per i manifestanti per la “giusta” causa dei gilet gialli al tunnel del Monte Bianco prima di giungere nella pace di un’altra casa del cuore in Valtournanche. Qui stipato tra migliaia di auto in colonna rispettoso dell’altrui criminale violenza Batman stringeva i denti sperando in un mondo migliore e rimpiangendo l’amata Patria di là dal tunnel. Henry Ducard alias Maestro Piero al fianco gli ripeteva la famosa frase di Batman Begins: “Hai girato il mondo per capire la mentalità criminale e vincere le tue paure. Ma un criminale non è complicato. E quello che veramente temi è dentro di te. Tu temi il tuo stesso potere, la tua collera, l’impulso di fare cose grandi o terribili. Ora devi viaggiare dentro di te. Sei pronto? Respira. Respira. Respira le tue angosce. Affrontale. Per vincere la paura devi diventare paura. Devi bearti delle paure degli altri. E gli uomini temono soprattutto quello che non vedono. Devi diventare un pensiero orribile. O aspetterò. Diventare un’idea! Senti come il terrore annebbia i tuoi sensi. Apprezza il suo potere di distorcere e di tenere a freno. E convinciti che questo potere può essere tuo. Abbraccia la tua peggiore paura. Diventa una cosa sola con l’oscurità. Focalizza. Concentrati! Domina i sensi. Non devi lasciare in giro alcun segno.”

Foto: https://www.facebook.com/pg/clubsupermarathon/photos/?tab=album&album_id=2274199552800371

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