BLOOMSDAY AL KM 17

Dalla sua pubblicazione, avvenuta nel 1922, professori, intellettuali e
studiosi hanno discusso, analizzato e dissezionato ogni sillaba di ogni
parola di Ulisse. Il risultato? Molti considerano il libro una vera e
propria sfida, fatta eccezione per Robert Gogan che introduce una
formattazione semplice e moderna applicando segni di interpunzione
aggiuntivi, senza cambiare una singola parola o sillaba del testo originale.
Per tradurlo ci vogliono vent’anni di lavoro e 4 italiani lo hanno fatto
spendendoci in totale 80 anni di vita. Fascino charme della bella epoque
Dublinese sono lontani  con i voli chiusi da Ryanar per pandemia. Niente
abiti a righe e pagliette anni 20, niente spesse minestra di rigaglie,
arrosto e fette di fegato impanate e fritte, niente ricerca di quello che
Joyce descrisse come “pub morale” il Davy Byrne’s, per un panino pomeridiano
al gorgonzola e un bicchiere di Borgogna il preferito da Bloom.
Bisogna accontentarsi della vecchia Milano dove il flusso di coscienza si
contrae tra   vie vuote e ricordi affastellati di navigazioni passate. Ad
esempio un cartello rubato della maratona di milano e utilizzato da un
garage col km 17 che vedo da anni tutte le mattine  in fondo a via
Espinasse, che  mi fa ricordare  la partecipazione di Bloom ad un funerale e
la conseguente meditazione sulla morte e la discesa di Ulisse nell’Ade, via
Espiansse diventa il luogo degli Inferi pagani dove si era recato per
interrogare l’indovino Tiresia per il suo ritorno ad Itaca; per l’antieroe
Bloom è l’occasione per rievocare angosciose immagini di persone care
scomparse, mute ai suoi interrogativi, per me è come una spina che duole ad
ogni sterzata che faccio davanti al cartello ricordando un felice tempo
passato in cui il km 17 era ancora vivo.
Concludo il mio 16 giugno (x me è 21 febbraio) con un ricordo lontano
passato di luci e temporali ove Penelope o Molly ascoltava un treno che
fischiava in una stazione e Molly pensava alla sua infanzia a Gibilterra.
Dalla noia e la solitudine, si era ridotta a scriversi lettere da sola.  Non
discosto da dove Shelley naufragò,  trascorro ora il mio Bloomsday con lo
stesso stato d’animo scrivendomi questa lettera da solo. Magari chissà
domani mi compro una paglietta e la spedisco a Joyce.   

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