BOLLE DI SAPONE: il Passatore

La volontà, forza immateriale, si coniuga alla forza fisica se il corpo va in esaurimento oltre la fatica, sofferenza, dolore. Bene Victor Hugo nell’ affermare che alla gente non manca la forza, ma la volontà. Con più compiutezza Machiavelli: “ dove c’è una grande volontà, non possono esserci grandi difficoltà”. I 3.300 in partenza da Piazza Duomo alle 14,45 per quel di Faenza, quasi “ ut unum sint”, affabulano spensierati, folla accalcata di podisti a superare il cursore dello start, avvolgendosi tra serpentine transennate. Il percorso dirada, ognuno il suo passo, quasi libellule dalle ali tarpate in ascesa verso l’infinito. Già Fiesole 295m, Olmo-foto assieme a Gabriele Mazzoccoli della 6 Ore di Banzi e al mio grande amico Boris Bakmaz-, Vetta Le Croci oltre 500m. Giù sino a Borgo San Lorenzo; macinato 1/3 di gara e foto con Boris al passaggio del traguardo intermedio. Se vuoi arrivare primo, corri da solo; se vuoi arrivare lontano, cammina assieme. Proverbio africano non attuabile nel frangente. Si sale da soli, ognuno con in groppo la propria fatica. Panicaglia, Ronta, poi Razzuolo, ormai 635m. Tutto offuscato, pioggia, alberi cupamente fruscianti, i turbolenti profondi meandri del Lamone ad incutere timore. Passo della Colla, quasi liberazione, sensazione di sollievo oltre la leopardiana siepe verso l’ignoto. Faentina direzione Ravenna, malgrado gli abissali 52 km mancanti all’arrivo. Notte, le ore si allungano in tempo indefinito, quasi riflesso dello Zero Assoluto. Sveglia per forza la mente per non cadere nel sonno del Dio Ypnos tra le tenebre di Morfeo. Si va, si va al ricordo di Romano Baccaro, primo vincitore nel 1973, avevo trent’anni, 7h 51’ 18’, Maria Pia Tellini 12h 37’ 15’. Nei ricordi di Amabile Salarino, ho corso assieme una Maratona del Riso, prima 1989 in 10h 00’ 38’. Gli anni ’90 dominati da Aleksej Kononov e Irina Petrova. Degli anni 2000 le vittorie di Monica Casiraghi, della quattro volte vincitrice Monica Carlin, conosciuta in una 6 Ore di Curinga dell’ amico Giambattista Malacari. I trionfi di re Giorgio Calcaterra dal 2006 al 2017. Primo fra tutti il ricordo mio personale dell’amico, grande Boris Bakmaz a Faenza in 7h 08’ 04’ nel 1990. Buio tetro, piove, come piove, quanto piove. Ancora nel ricordo della massafrese Luisa Zecchino 9h 25’ 52’ il 2008 dell’impareggiabile amica Viviana Verri 9h 30’ 21’, settima assoluta il 2018. Ormai alle due: Marradi, continua la pioggia molesta. Alle quattro San Cassiano è superato, affiora incerta, fievole luce. Ecco Fognano, il bar Centrale ad accogliere la sosta, una birra Moretti per salutare il nuovo giorno. Brindisi con Paolo ed il carissimo Giovanni Santovito. lo scorso anno col vulcanico Presidente del Club Supermarathon, Gino Paolo Francesco, sempre stesso bar, stessa birra. Due ore e 40 minuti da Brisighella a Faenza; piano, pianissimo, quasi da fermo. Piazza del Popolo dopo 18h 58’tra due ali di folla plaudente.
Va la bolla,
una forza la sospinge
sempre avanti, sempre avanti sino a quando libellula con le ali tarpate giunge alla meta. Piazza Vittorio Veneto, scenografica entrata al Parco delle Cascine, partenza Piazza Duomo Firenze, arrivo Piazza del Popolo Faenza. Fatua misura di un tempo odisseo, immortalato dai versi danteschi.
O frati, dissi che per cento milia
perigli siete giunti all’occidente
a questa tanto piccola vigilia
dei nostri sensi che del rimanente
non vogliate negar l’esperienza,
di retro al sol, del mondo senza gente.
considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtude e canoscenza.

Pur se non assimilabile il paragone di Ulisse verso l’ignoto, non tuttavia blasfemo. Il centometrista giunto a Faenza, è conscio di quanto ha superato la sua forza di volontà.
Trascorsa la discesa oltre l’Olmo, al bivio per Scarperia, l’orizzonte disegna colline, quasi monti incastonati. Il pensiero porta alla Colla, pari alla siepe, che dell’ultimo orizzonte il guardo esclude dell’Infinito leopardiano. Sogno di arrivarci. Il pensiero immagina ciò che non vede. Realtà, la fatica del durante, il limite precario del fisico che trascende l’infinito. Luce, bellezza dei campi, paesaggio, ambiente circostante si antepone, sino a Borgo, alla severa geometrica linea dell’0rizzonte, tanto da incutere quasi timore. Oltre Borgo la realtà: strada che sale, sale sempre più in su, su, sino all’infinito di Cima Colla 913m.
Il mio Passatore 2019, ventesimo, ricordi, sensazioni, stanchezza mentale sino alle prime luci della domenica. Sogno, cosciente realtà che mi spinge all’idea finale: oltre il punto terminale, avrebbe il senso di violenza alla natura. Basta, lascio il testimone di questa splendida avventura, spero ben testimoniata, ad altri attori.

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